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La Cugina di Parascandolo

Per esigenze di spazio, non è stato possibile mettere on line tutta la lenzuolata che avevo preparato per l'esordio della nuovissima Rubrica su Orticalab (vd al link in basso) venerdì 31 gennaio. Così, la pubblico qui e la linko a ripetizione. E ci metto pure la clip della scena del film.

La cugina di Parascandolo”. Che nome strano per una Rubrica, vero?

Chi non ha mai visto il film-culto “Così parlò Bellavista” avrà difficoltà a comprendere la bizzarria del titolo. Per tenere vivo il ricordo di cotanto personaggio, ho inserito il link alla clip dell’episodio, aggiungendo questa piccola scheda di presentazione. Ragionando con Marco (‘l Diretùr), il titolo è poi diventato qual torta millefoglie, perché racchiude più di un significato, più di una ragione, più di una lettura e molte intenzioni.

Il fratello di Parascandolo ed il suo sistema minimo di relazioni (grazie al famoso cantante Gennarino Savastano) -- che porta questo candido verduraio ad essere niente-poco-di-meno-che l’ospite d’onore in una televisione locale per il suo quarto d’ora di celebrità (Warhol forever!) -- è un po’ il simbolo di quella che per me è l’ironia salvifica del buddhismo partenopeo: enfatizzare il quotidiano (siamo tutti VIPs, cioè) per ridurlo a macchietta, perché siamo tutti ugualmente dei poveracci un po’ spaesati nell’Universo: fatevene una ragione, dunque, e ridiamoci sopra, quindi.

Io non posso essere il fratello di Parascandolo, anche perché non mi rendo mai conto del costo degli ortaggi, vivendo tutti i giorni abbastanza tra le nuvole, sempre all’inseguimento dei miei pensieri. Tuttavia, per amore della vicenda e in onore alla nobile ed insuperabile filosofia ‘rro sudd, mi sono inventata il personaggio della ‘cugina curiosa’ e da Ortica vorrò diffondere l’unico vero comandamento che salverà l’umanità: “Non prendiamoci troppo sul serio!”

Il monito funziona da astrolabio che utilizzo sempre, ogni volta che rivedo e correggo le idee e i contenuti espressi in tutto ciò che scrivo, forsanche il diario serale (che scrivo davvero, sapevatelo). Anche se preferisco le questioni sociali e di genere, quelle inerenti alla comunicazione (in ogni forma) e dare addosso al piddì, qui mi piacerà riflettere con Voi tutti di ogni cosa il palcoscenico del mondo metterà in scena, in piena libertà editoriale, il che – vi garantisco – non è così scontato nel giornalismo italico. Qui non troverete attacchi trancianti, né assiomi indiscutibili e se mi lamenterò del mondo, cercherò parimenti di tentare una proposta (anche irriverente) di soluzione. Ovvero, proverò a seminare benefica confusione e allegro dubbio esistenziale (il mio blog personale è dedicato a Popper, anche questo sapevatelo), avendo come stella polare il verso poetico di W.S. Gilbert, librettista inglese di quasi due secoli fa: “Things are seldom what they seem.

Un’ultima cosa. Amici, abituatevi all’ital-english, o al partenop-ìnglisc, perché qui sarà spesso utilizzato assieme al nostro divertente e denso vernacolo dialettale. Siete avvertiti, così non mi fate storie.

Con un sorriso, Marika B.

Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo, #Orticalab

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