Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Effetto Zeta

Zeta come l’orgia del potere di Costa Gavras? Eh no, non si parla del capolavoro (vincitore di Oscar e Palma d’Oro) ispirato dalla e dedicato alla Grecia sofferente sotto i colonnelli.

Il film restituì all’umanità una memoria «aere perennius», come diceva Orazio, un ricordo più imperituro del bronzo, cioè, per non dimenticare gli orrori delle dittature. Zeta è un bel film, tra l’altro contiene quella stupenda colonna sonora di Mikis Theodorakis. (Certo che mi piace citare le cose belle ed importanti. No, non è sfoggio o spocchia, ma semplicemente serve che siano ricordate: fa bene al mondo.)

La ’zeta’ di oggi è l’iniziale di un cognome, Zeigarnik, una psicologa che studiò la persistenza (una specie di riverbero continuo) nella mente dei ricordi e dei pensieri di situazioni ed eventi non portati a compimento. Mi spiego meglio. Se state facendo qualcosa — un puzzle, ma anche stirare — e interrompete l’attività (per poco o per tanto), nella vostra mente rimane acceso il ricordo di qualcosa da terminare. Si chiama appunto ’effetto Zeigarnik’ e decade solo dopo aver portato a compimento l’impegno.

Anche ai più sbadati succede. Non è così preciso il ricordo dell’impegno da portare a termine (l’immagine di un ferro da stiro o il sacchetto dell’umido da conferire), tuttavia si presenta come la sensazione di aver dimenticato qualcosa, una specie di leggera ansia, ovvero un’ombra. Insomma un virtuale nodo al fazzoletto.

Ieri mattina, attraversando la città per recarmi al lavoro, ho avuto più di un’occasione per fermarmi a leggere le locandine fuori dalle edicole. Capisco la funzione dell’attrattività delle notizie, ma i lanci riguardavano tutta una serie di situazioni ’appese’: da Piazza Castello (slittamento del parere della Soprintendenza regionale) ad una decente riprogrammazione del piano traffico d’emergenza, dalle cartelle pazze al ri-commissariamento dell’ASL (sì, sì ci sono le regionali...), dalla mancata definizione della Commissione Statuto al destino dei dipendenti dell’ente Provincia. Senza più contare tutte le incompiute ormai storia (o forse archeologia): tunnel, Mercatone, Fenestrelle, filovia, città ospedaliera, Bonatti...

Insomma, lo ’Zeigarnik effect’ non affligge le istituzioni. A nessuno dei nostri Amministratori/gestori/tecnici/decisori/responsabili fischiano le orecchie, nessuno si sente (neanche lievemente) oppresso da un senso di incompletezza/incompiutezza.

Ciò che succede — da anni, ormai — a chi ci amministra, non succede a noi cittadini. Magari ci dimentichiamo di tenere a mente tutto il lungo elenco di incompiute ed incomplete, ma il riverbero di lieve ansia e di disagio dell’effetto Zeta lo viviamo eccome.

Più che protestare (o imparare a votare) non possiamo fare. Così tutte le incompiute cittadine purtroppo rimarranno tali. Tuttavia, adottiamo una strategia di compensazione: ci comportiamo peggio. In senso assoluto ed anche relativo rispetto a chi delle Amministrazioni non si adopera efficacemente.

Per esempio, da quando il nuovo piano traffico attorno a Piazza Libertà si è appalesato in tutta la sua inadeguatezza, gli automobilisti si sono sentiti sciolti dai vincoli comportamentali prescritti dal Codice della Strada, ovvero anche delle semplici regole di buona educazione e di rispetto dell’incolumità altrui. Per la verità anche i pedoni. Ier l’altro, per esempio, ho dovuto sopprimere un urlo di rabbia e spavento nei confronti di un’anziana che transitava a passo di lumaca con il suo deambulatore lungo l’asfalto dell’intera Via De Renzi, costituendo un serissimo pericolo per se e per gli altri. Praticamente, il marciapiede le tornava antipatico.

Insomma, tristezza e desolazione miste a reazioni vendicative o di rivalsa compensatoria.

Concludo. Ho letto su «La Repubblica» un editoriale (Enrico Franceschini) sul cosiddetto ’declinismo’, ovverosia la sensazione che tutto stia andando sempre peggio. Ogni generazione lo ha pensato e lo pensa. Abbiamo vissuto secoli bui, sicuramente peggio di questi (non so perché mi viene in mente il Vitellozzo di "Non ci resta che piangere"), tuttavia non ce ne ricordiamo e siamo convinti che gli attuali siano i peggiori. Se da una parte può essere uno stimolo (il progresso è degli uomini scontenti), purtroppo sempre più diventa un motivo per arrendersi.

Immaginate, dunque l’effetto Zeta in combinato disposto con il declinismo. Ad Avellino, poi.

8

Tag(s) : #Avellino, #Zeigarnik, #amministrazione comunale, #Piazza Castello

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: