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Torta di Ortiche

Quando sul web apparve il sito di «Orticalab», il 18 gennaio del 2012, provai un moto di disappunto.

All'epoca, mi annoveravo tra gli autori dell'ambita blog list de «Il Fatto Quotidiano» (poi ci è entrato praticamente chiunque), posizione che avrei lasciato senza rimpianti nel giugno successivo, dopo tredici mesi di inutile esperienza.
Provai disappunto perché «Orticalab» rappresentava il tipo di attività (il giornalismo fatto solo sul web) in cui mi ritrovavo appieno, curiosa e studiosa come sono delle cose del web e del giornalismo.

(Ho scritto un libro sui social network, "Come Pesci nella Rete" ed un e-book - gratuito - sul giornalismo digitale "Il Peggio deve ancora arrivare".)

Volevo esserci anche io, ecco. Come mai non si erano accorti di me? Perché non mi avevano chiesto di aiutarli?

Poiché fondamentalmente sono una mooolto buddhista e penso che spesso siano le cose che arrivino a te, più che agitarsi per arrivarci tu alle cose, è successo che a maggio di quello stesso anno ebbi l'occasione di inviare al direttore (che non conoscevo) un pezzo sulle imperiture confusioni nazionali relativamente ai confini e alla collocazione geografica dell'Irpinia. (A «Il Fatto» mi occupavo di varie&eventuali con un debole per le questioni di genere.)

Lo presero. Da quel giorno in poi, quasi ogni giorno, non manco di scrivere su Orticalab, dove (da un anno) ho anche una rubrica tutta per me -- "La cugina di Parascandolo", ancora più libera negli argomenti, ancora più ironica nel trattarli. Sono entrata a far parte della "Banda degli Ortichi" e dopo Marco, Luigi, Alberto e Monica (il gruppo rimasto di quelli della prima ora) sono la penna più anziana. Anche come età. Purtroppo.

Gli Ortichi sono innanzitutto amici. Alberto lo conoscevo già da tempo e per altri trascorsi e poi -- com'è tipico di noi avellinesi -- si fa subito a capire gli intrecci amicali e parentali e collocarsi in una costellazione confortevole.

«Orticalab» è, infatti, la mia confort zone: il luogo, cioè, dove sto bene. Scrivo ciò che voglio, quando e come voglio.

Lavorando altrove per mantenermi (il giornalista può oggigiorno farlo solo chi ha già un mezzo di sostentamento), mi tengo in contatto con gli amici-ortichi soprattutto via chat. Tuttavia, dal movimento del back-site (il programma di edizione-redazione) capisco cosa stanno facendo, di cosa si stanno occupando, di cosa potrebbero aver bisogno.

Hanno (ancora) finanche troppo entusiasmo. Marco Staglianò, 'l diretur, è un solido visionario che ci ha preso ed è un piacere per l'anima vedere come in redazione siano/siamo così affiatati.

L'aver vinto il PWI2012, quando salimmo in massa sul palco a Riva del Garda -- dopo un rocambolesco viaggio in pulmino attraversando tre quarti d'Italia -- ci ha reso più amici, più complici e probabilmente ancora più innamorati del lavoro che facciamo. (Eccerto che i rinforzi morali servono, pelamaronna!)

Sì, lo ammetto, è un piacere anche per me fare parte della Banda degli Ortichi.

L'ortica (pianta e giornale) sarà pure pungente, ma di sicuro è libera e benefica.

Lunga vita ad «Orticalab». Go, go, go...

Torta di Ortiche
Tag(s) : #Orticalab

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