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Tsipras del mio cuore

Come se fosse stato il derby della mia squadra, per evitare tachicardie non ho voluto seguire la diretta dello spoglio elettorale greco.

Sì, certo, il risultato era quasi scontato. Al di là delle idee di Tsipras, molto rosse e molto di sinistra, Syriza era l’unica parte politica che in quel Paese non si fosse ancora prodotta nella gestione governativa della nazione più economicamente martoriata d’Europa. Un po’ come sospirare sussurrando ’rotto per rotto...’. Il «NYT» ricorda a tutti che non ci si deve meravigliare della vittoria della sinistra in Grecia, bensì di quanto sia invece arrivata così in ritardo. Se Tsipras fallisce — ho letto pure, altrove — non resterebbe che Alba Dorata.

Tutto ciò mi fa pensare che siamo molto blindati, che i Trattati europei non concedono scampo o via d’uscita politica, ma soltanto economica ed a prezzi altissimi. Comincia a mancarmi un po’ il respiro.

Eh no che non dovrei dire questo di Alexis: devo concedergli più speranza. Oddio, in effetti, in Grecia ha solo vinto la speranza, mica la soluzione. Io ho votato la Lista Tsipras alle europee, per esempio. Come ho votato liste civiche molto vicine (essendomi candidata alle amministrative di Città) — se non coincidenti — con Syriza.

Sono più che convinta che occorra ridistribuire il reddito perché il gap tra chi ha e chi non ha è molto ampio, anzi, sempre più ampio.

Sono altresì convinta che per combattere l’egoismo del mondo occorra un controbilanciamento al mercatismo, al capitalismo esasperato, allo sfruttamento, all’accumulo di abnormi patrimoni. Sono anche per le centrali sindacali. Comincio sicuramente a preoccuparmi del fatto che l’europeismo non sia stato un grande affare, per Paesi come il nostro che speravano in una perenne àncora di salvezza, mentre, invece, abbiamo sperimentato il disprezzo dei Paesi economicamente forti (tipo la Germania) e di coloro che temono il default, ovverosia di chi sta sulla soglia dell’anticamera dei perdenti.

Un grafico del quotidiano inglese «The Telegraph» ci spiega che lentamente l’erosione della fiducia nella UE si sta allargando in ogni Stato dell’Unione. Non è questo il momento di analizzare i motivi della delusione, ma vorrei solo sottolineare che l’idea di Europa Unita non è la stessa se riferita ai cittadini ovvero ai Governi. I primi (ma specialmente noi Italiani) ne hanno una visione più romantica, con forti connotazioni turistiche; laddove i secondi pensano alle Banche, alla sovranità, ai poteri economici nazionali. Tutto giusto, ma anche tutta roba che spinge all’ognuno-per-sé quando le cose vanno male. Ed oggigiorno le cose vanno male. Più di quanto sappiamo o pensiamo di sapere.

Impossibile pensare ad una vera federazione europea (sul modello degli Stati Uniti d’Europa) in mancanza di lingua comune (se ne parlano circa 30 ufficialmente), ma soprattutto di conoscenza, se già noi in Italia non sappiamo come si collocano geograficamente le nostre province. Chiedete ad uno statunitense i nomi e le capitali dei loro Stati Federali, in un Paese che è grande più della stessa Europa, e vi risponderà per benino. Chiedete ad un europeo quale sia la Capitale della Lettonia, o — più semplicemente — di quanti Stati sia composta l’UE e fatevi due risate.

Gli euroscettici aumentano e non solo perché nessuno vuole fare sacrifici. L’economia – come ognuno sa – è un sistema algebrico. Le risorse economiche sono un bene finito. Possono spostarsi, accumularsi, nascondersi, ma non moltiplicarsi per gemmazione. E se un Paese ha, vuol dire che c’è un altro Paese che non ha. Se un cittadino ha, vuol dire che ci sono molti cittadini che non hanno. In quanto a corruzione ed evasione (roba che per lo più serve ai già ricchi per rimanere tali ovvero ad accrescere i loro patrimoni), in ogni caso, la Grecia non sta messa meglio di noi. Infatti, uno dei punti programmatici di Tsipras è una serissima lotta all’evasione. Uguale uguale al programma di Renzi, vero?

Se Obama ha deciso di alzare le tasse ai più ricchi è perché il reddito della classe media (il corpaccione che rende stabili le democrazie) è in costante diminuzione. Metteteci l’inflazione, la perdita del potere d’acquisto e la crisi economica e sarà chiaro come questo mix può diventare esplosivo per qualunque governo occidentale. Finché capita nella piccola Grecia, tutti corrono a minimizzare la portata sinistrorsa di Syriza, descrivendo Tsipras un continuatore di Samaras, non un ribelle Robin Hood.

Il fatto stesso che Alexis non disdegni di allearsi con un partito di estrema destra, inoltre anti-europeista, ha ridimensionato le preoccupazioni internazionali, nonostante i suoi consiglieri economici minaccino cose terribili a udirsi (da parte della BCE e di Merkel soprattutto), tipo la cancellazione del debito, peggio che per i Paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali (ahpperò!) bastava un concertone di star e vips.

Tutti i partiti antieuropeisti (per lo più di destra estrema) si sono agglutinati attorno a Tsipras, tra cui i famosi UKIP e Front National. Anche il nostro (si fa per dire) Salvini ha inneggiato. Nello sport italico nazionale, il bandwagonning, si è cimentata (raggiungendo vette ineguagliabili) anche Serracchiani (il prototipo dell’illusione delusa), la quale ha detto che Tsipras è la prosecuzione di Renzi in Grecia con altri mezzi. Non mi sembra che in Grecia abbiano un articolo 18 da abolire, un Berlusconi da salvare, una lobby di evasori da condonare. Che pena.

Tag(s) : #politica, #Tsipras, #Matteo Renzi

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