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Un'App per riflettere?

Buon mercoledì, Amici Lettori di questa bizzarra rubrica di varie&eventuali!

Come avete trascorso il lunedì nero dell’infelicità?

Pare che il secondo lunedì di gennaio sia il giorno più triste dell’anno, per via del fatto che siano ormai spenti i brillii delle festività, per il freddo incipiente, per i pessimi risultati delle analisi del sangue dopo un paio di settimane di ingozzamenti natalizi e perché l’estate è ancora lunga da venire.

Consoliamoci perché il 20 marzo (il giorno prima dell’equinozio di primavera) è la Giornata Mondiale della Felicità. Dobbiamo ancora allungare il collo per goderci il week end più felice dell’anno (almeno dell’emisfero boreale), che ricade nella seconda settimana di agosto, cioè.

Lunedì scorso, tutti i social hanno spammato la storia del Blue Monday. "Uh, già visto!" Certo che è già visto, sono alcuni anni che ci viene ricordata questa ricorrenza. Solo che quest’anno per la prima volta ho letto che forse si tratti di una bufala. Nel senso che non è vero che il secondo lunedì di gennaio sia il più triste.

Effettivamente, il secondo lunedì di gennaio non è così nero per gli abitanti degli antipodi, essendo lì estate piena. Quindi l’asserzione vale solo per noi della calotta nord. La misurazione della tristezza, inoltre, è stata effettuata analizzando il contenuto di tweet e post sui social, che in questo periodo dell’anno sono improntati a cupezza, frustrazione e insoddisfazione.

Insomma, i social affermano e i social smentiscono. Non ci si raccapezza più. Un tempo si diceva "L’ho sentito alla televisione!" ed era quasi Cassazione. Oggi bisogna fare la tara su tutto e non è neanche così garantito che la smentita di una notizia o di un’affermazione sia a sua volta veritiera: c’è il rischio di un’altra bufala.

Prendete tutti coloro che hanno dato credito al tweet di Gasparri sulle due cooperanti italiane liberate in Siria qualche giorno fa. L’affermazione poco accorta, molto strumentale ed offensiva di Gasparri è stata ripresa a milioni sui social. Moltissimi ci hanno creduto, moltissimi altri l’hanno utilizzata per sbertucciare il parlamentare. Non pochi sono stati gli scazzi tra le fazioni che ritengono le due cooperanti colpevoli di qualsiasi cosa si voglia loro addebitare e chi, invece, ritiene che non siano responsabili della loro vicenda.

Quando si da fede ad una notizia poi smentita, e magari anche platealmente, la nostra credibilità si appanna. A furia di prendere cantonate su ciò che condividiamo si fa la figura degli sciocchi che non sanno discernere. Sicuramente è anche un problema generazionale. I Millennials, per esempio, sono molto scafati e difficilmente cadono nella trappola delle bufale. Man mano che l’età degli utenti sale, più è facile condividere bufale e fesserie. C’è gente che ancora non ha compreso che lercio.it (al di là della satira) non contiene notizie vere.

Il problema, comunque, è così comune che due ricercatori statunitensi (una di origine italiana e l’altro di origine indiana) hanno inventato un’applicazione che consente di evitare le persone che abusano dei social spammando fesserie, o che utilizzano il turpiloquio, ovvero che accendono discussioni animate e inutili. Più spesso di quanto non immaginiamo, abbiamo a che fare con friends&followers che abusano del nostro tempo costringendoci a leggere emerite cretinate, ovvero che plaudono ad ogni scemità, o che condividono a iosa fesserie, insulti, battute infelici.

Lo scopo — dicono i creatori — è di suscitare consapevolezza e prudenza, nonché un cambio di comportamento in rete.

L’idea — dice il solito «NYT» — sembra inutile a primo acchito, ma pare si riveli una sorta di salvifica illuminazione per coloro che s’iscrivono a "ThinkUp" (che significa una cosa come "Riflettici su"). Si comprende, finalmente, quanta banalità circoli sui social, oltre al fatto che la nostra reputazione riceva una bella smerigliata, facendoci allontanare dalle situazioni quequere.

Ben venga, dunque una riflessione. Ma — dico io — invece di affidarsi ad un’applicazione, non è meglio accendere il nostro cervello e capire da noi stessi dove si annidino gli scemi?

Alla prossima. Cià.

(L’immagine è tratta dal NewYorkTimes)

Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo

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