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Horror Story in the City

Le vicende del Consiglio Comunale potrebbero sicuramente diventare la trama di una serie tivvù, di quelle che vanno su FOX, ambientate nel mondo reale, ma con inquietanti risvolti fantasy, o quanto meno surreali. Quelle serie che magari alimentano le fobie dei complottisti — tipo "Numb3rs" o "Homeland" — ovvero che minano la fiducia nel prossimo: se siete appassionati di crime fiction arrivate in breve a pensare che dietro ognuno si celi un assassino efferato o diabolico.

La serie televisiva eventualmente ambientata al Comune di Avellino potrebbe essere catalogata nel filone del grottesco come in "American Horror Story", perché — ditemi Voi — se non ci vedete dell’assurdo/eccessivo/paradossale/fenomenale nei comportamenti dei ruoli politici consiliari.

Un Sindaco che bellamente scarica la responsabilità sul Segretario Generale (scelto da egli stesso) è grottesco, specialmente se — conoscendo la vicenda Assoservizi — le vere responsabilità sono chiaramente precedenti e si allocano in capo ad altri. E se non fosse così grottesco, forse ci sarebbe qualche nascosta motivazione (sicuramente inaccettabile) per questa ennesima caduta di stile.

Il Primo Cittadino ci starebbe in realtà raccontando (con atteggiamenti, comportamenti e decisioni) che lui non voleva mica fare il Sindaco e che tanto rimane in Municipio perché gliel’hanno chiesto, gli hanno organizzato una campagna elettorale, hanno convinto molti avellinesi a votarlo. Insomma, c’è stato tutto un lavoro dietro che non va sprecato.

Quindi, gli scivola tranquillamente addosso tutto: errori, fallimenti, arroganze, come quella di sfidare Consiglio e cittadinanza: se volete il Commissario, ditelo!

Bene, facciamo finta che, sì, vogliamo il Commissario, invece che un andazzo grottesco cui assistiamo ormai da quasi due anni. Sicuramente non risolviamo i problemi cittadini, magari ci costa pure una somma (ricordate la vicenda dimissioni di Galasso, vero?) e quasi certamente — in un’eventuale campagna elettorale per un nuovo Sindaco — assisteremo ancora alla rappresentazione circense di promesse mirabolanti, legalità e trasparenza. Di magnifiche sorti e progressive sarebbe azzardato e pericoloso parlarne anche per il miglior candidato che possa presentarsi per lo scranno municipale, tanto stiamo inguaiati.

Siamo in un cul de sac. Per la verità, saremmo in un punto molto preciso del cul, ovviamente de sac. Ma sono una persona a modino e lascio alla Vostra immaginazione ciò che non si può scrivere, ma che in Città quasi tutti pensano.

Chissà perché, ma mi viene frequentemente in mente la trama di "House of Cards", in cui un insoddisfatto politico americano (Frank Underwood, interpretato da Kevin Specey) cerca vendetta contro il Presidente che ha aiutato a far eleggere, ma che si è dimostrato ingrato, negandogli le cariche promesse.

Chissà, forse il Comune di Avellino è una House of Cards a sua volta. Tra veti incrociati, defezioni, mutismi, ammutinamenti, dimissioni, sgambetti, tradimenti e franchi tiratori, si gioca una complicata ed affollata mano a Texas hold ’em (che non prevede squadre prefissate e che contiene molte variabili intervenienti), della quale noi cittadini non sappiamo tutto. Magari per nostra ignavia, perché siamo sempre quel popolo bue; magari perché pensiamo che l’assurdo, il grottesco, il fenomenale, il paradossale, l’eccessivo appartengano solo al mondo delle fiction televisive.
E invece no.

Tag(s) : #Avellino, #amministrazione comunale, #Foti

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