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Il kaizen no? Parliamone

Vi ricordate la rivoluzione di Gorbacëv? Mediante dosi massicce di glasnost e perestrojka (trasparenza e ristrutturazione, o meglio ’ristrutturazione in trasparenza’), Mihail smantellò un impero fondato sui giochi di potere che stavano affossando l’URSS. Il suo progetto impedì una rivoluzione civile e — seppur non abbia generato tutta quella democrazia che il pianeta sperava per quella grande parte di mondo — ha evitato tragedie peggiori. Ora l’Impero russo si è riformato/rinforzato (zar Putin) e durerà fino a che non ci sarà un altro intelligente come Gorbachëv che riuscirà ad evitare un cataclisma interno, rifondando il sistema. Da quelle parti va così.

Glasnost e perestrojka erano (e sono) due concetti di immediata intelligibilità e sono anche i pilastri fondamentali di una comunità democratica.

Giovedì sera, durante l’approfondimento settimanale di Primativvù (il serale «PrimaLinea» condotto da Enzo Di Micco), si è parlato di trasparenza nella Pubblica Amministrazione. Come pure si è parlato dello stato di opacità delle amministrazioni e delle istituzioni all’Open Data Day di venerdì scorso all’Università di Salerno. (I link ai video della puntate televisiva sono in calce.)

La trasparenza è l’antidoto alla corruzione. Questo è l’assioma. Anzi, rappresenta la formula della ’teoria del tutto’ nella gestione delle comunità sociali. La trasparenza viene prima della legalità. Quando c’è trasparenza non c’è bisogno di invocare la legalità.

La trasparenza non deve essere invocata e auspicata, semplicemente deve esserci. Vale per i conti, il bilancio, le spese, gli appalti, la documentazione a corredo. Durante la trasmissione citata, il Sindaco di Chiusano San Domenico ha affermato che basta un controllo costante sulle spese del personale per evitare situazioni come quelle del Comune di Atripalda. Se le spese fossero state esposte coram populo, molto ma molto difficilmente si sarebbe arrivati a considerevoli somme di appropriazioni indebite da parte dei dipendenti.

Sia ben chiaro che eventi simili o identici sono accaduti anche in altri Comuni e non solo in Italia. L’occasione di manovrare somme incentiva spesso malversazioni e reati. Poiché non tutti sono nati santi e ci sono persone molto deboli, la trasparenza diviene un solido pilastro amministrativo.

Già ho avuto modo di parlare della legge anti-corruzione, sottolineando che a mio modo di vedere (e non solo) essa è troppo incentrata sui pescetti piccoli, lasciando — purtroppo — pescicani in libertà.

In altre parole, la norma prevede che i dipendenti della pubblica amministrazione (i dirigenti purtroppo mantengono ancora alcune salvaguardie di natura politico-gestionale) siano soggetti alla procedimentalizzazione (la tracciabilità dei passaggi di un iter amministrativo) pure del … respiro. Se ciò può essere un deterrente alla corruzione, d’altro canto aggrava la burocrazia, un moloch che rallenta l’iniziativa privata. Insomma, è un paradosso: l’aggravio procedimentale utile ad evitare la corruzione è dannoso per lo snellimento procedurale della pubblica Amministrazione.

Non è un caso che la burocrazia italiana sia mastodontica: si è pensato che più passaggi procedimentali e documentali esasperassero la corruzione. Se la corruzione di basso livello è abbastanza frenata dalla burocrazia quotidiana (in assenza di alternative più snelle ed efficaci) e comunque non ha costi spaventevoli (un pubblico dipendente può comunque accettare piccoli cadeau di riconoscenza per un valore fino a 150 Euro), è ai livelli alti e altissimi che la corruzione drena risorse e distrugge la fiducia dei cittadini.

Ci si metta d’accordo e si trovi una soluzione organizzativa efficace. Sicuramente questa passa per la trasparenza, più che per la procedimentalizzazione asfissiante. Vorrei far notare che l’attività della pubblica amministrazione non è propriamente una catena di montaggio e che l’efficienza non si misura in maggiori quantità di pratiche ’lavorate’, come si dice in gergo.

Quello che conta molto è piuttosto la qualità. Un processo qualitativamente efficace non ha bisogno di troppi controlli e controllori e abbatte il contenzioso. Per esperienza posso dire che — per esempio — implementare un’attività di consulenza all’interno delle P.A., preventiva all’instaurazione di procedimenti, elimina il contenzioso giuridico, con notevoli risparmi in termini di tempi e denaro, nonché aumenta il tasso di soddisfazione dei cittadini, nel recupero di una fondamentalissima funzione pedagogica del pubblico nei confronti della cittadinanza.

Tuttavia — e diciamocela fino in fondo — nonostante le lamentazioni, ai cittadini non dispiace avere una pubblica amministrazione gelatinosa, perché c’è spazio per ogni declinazione, ogni sfumatura liminale tra lecito ed illecito. Una P.A. a plastilina si piega e si declina alla bisogna.

Non potrò mai dimenticare le recriminazioni di una utente che in un ufficio pubblico pretendeva una certa cosa (illegittima) e che accusava il funzionario di non volerla agevolare in quanto — secondo la donna — questi applicava la legge ’in eccesso’! La legge o si applica o non si applica. Ci lamentiamo dell’incapacità dei pubblici dipendenti e poi pretendiamo che aderiscano ai nostri individualistici (diciamo pure cazzisti) desiderata, stravolgendo le regole quando ci fa comodo. Eh no!

Uno dei capisaldi della comunicazione pubblica e istituzionale consiste nello spiegare ai cittadini il perché di un iter: metterlo a parte di un metodo e di un processo aiuta la partecipazione e si attua una pratica nota come ’circolo di qualità’. Il concetto è quello del kaizen giapponese che implica una forte spinta motivazionale dei lavoratori impegnati ed alimenta un indissolubile senso d’appartenenza e lealtà all’organizzazione di lavoro. Insomma, lavoratore e organizzazione di lavoro erano una sola cosa.

Inoltre, nella filosofia kaizen il miglioramento delle procedure (la qualità) proviene dal basso, ovverosia da coloro che materialmente ci lavorano sulle cose e conoscono i punti deboli da rinforzare, le ridondanze da eliminare e i miglioramenti da apportare secondo le necessità del cliente/utente.

Continuando nel nostro rabberciato andazzo (un colpo al cerchio, uno alla botte, ma mai alla dirigenza, ancora troppo costosa e presupponente) si continua ad alimentare un circolo spettrale di decadenza, in cui la migliore soluzione possibile (attuata anche da Renzi) è l’inasprimento contro i lavoratori, i quali renderanno meno e peggio, nonché saranno più sensibili a strategie di rivalsa fai-da-te. I casi di corruzione nella P.A. erano certamente meno frequenti quando ai dipendenti pubblici si garantiva dignità e rispetto, perché a volte non si vive di solo pane. Se pensate che la quasi totalità dei contratti della P.A. è ferma da sei anni e che la perdita del potere d’acquisto ha posto a rischio povertà (specialmente nelle grandi città e con famiglie a carico) i lavoratori, vi rendete conto che l’esasperazione non aiuta nessuno sviluppo, nessuna qualità.

A loro volta, i cittadini/utenti sono istigati a pretendere dagli uomini della P.A. qualcosa che riesce a rientrare a malapena nelle loro coscienze etiche, viste le vituperazioni cui sono soggetti quotidianamente.

Altro rimedio è l’informatizzazione. Non solo l’utilizzo dei fascicoli elettronici, ma soprattutto la possibilità che i controlli — specialmente economici e sui dati ambientali — possano essere svolti anche dalle comunità amministrate.

Tutto ciò, tuttavia, implica formazione continua e ammodernamento degli strumenti informatici. Situazioni pressoché impraticabili in tempi di crisi e tagli.

Personalmente, non la vedo facile né risolvibile, anche perché con l’opacità dei dati e la nebulosità delle procedure si può giocare meglio da punto di vista politico. E noi, anche ad Avellino, lo sappiamo bene.

Tag(s) : #pubblica amministrazione

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