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In trasmissione con mio figlio

Davvero non mi era ancora capitato, di partecipare ad una trasmissione televisiva assieme a mio figlio.

Certo, la nostra funzione era di fare proprio la-mamma&il-figlio, ma c'è anche dell'altro. Io lavoro sui media, con i media, per i media. Sarebbe stato il mio lavoro full-time se:

a) non vivessi ad Avellino;

b) se fare la giornalista mi garantisse da vivere.

Infatti, per vivere (o meglio, sopravvivere) ho un altro lavoro che non ha nulla a che fare con il giornalismo e tutto quello che faccio, sui media, è totalmente a titolo gratuito. Free. Aggratis.

Avellino è una trappola. Lo è stata per me come potrebbe esserlo per mio figlio. A meno che non ci si iscriva al Club dei Decresciuti&Decrescenti Felici (o sereni) di Latouche. (Di Latouche e della sua religione ho parlato qualche post fa.)

Anche avere la passione della scrittura è una trappola. Un po' perché da quando esiste il web -- e, quindi, i blog, i post, gli aggiornamenti -- abbiamo scoperto che c'è molta più gente capace di scrivere qualcosa in maniera decente.

Poi, perché chi ha solo anche ritenuto (pur erroneamente) di saper scrivere ha affollato le redazioni. Tutta questa sovrabbondanza di penne ha sminuito il lavoro del redattore/cronista/editorialista, sia in termini di inflazione che di qualità. Alle redazioni -- specie quelle locali -- ciò è convenuto. Tra l'altro, chi è che si ferma più a riflettere più di tanto sulla qualità di ciò che si legge, bombardati come siamo da post, tweet, link?

(Per chi vuole conoscere lo stato dell'arte del giornalismo moderno, ho scritto un e-book, che trovate gratuitamente su iTunes e Amazon.)

Io sono sfigata. Nasco nel posto sbagliato, con la vocazione sbagliata e vivo nel peggior momento per il giornalismo.

Tag(s) : #generazioni, #Millennials

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