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La pillola per l'imprudenzia

Le nuove frontiere della pubblicità sono abbastanza sfacciate.

Vi siete soffermati sulla foto di copertina ed avete riconosciuto la pillola romboidale bluette, sì? Quella lì, esatto. La ‘pillola per l’imprudenzia’. (Cos’è? Lo capirete fra qualche paragrafo.)

Più che un farmaco, la pasticca blu-puffo è ormai diventata una metafora. Utile in ogni minestra. L’ha sdoganata la FIAT in un recente spot, facendola infilare — dopo una rocambolesca caduta — nel serbatoio di una mini utilitaria, trasformandola in taglia maxi, con conseguenti espressioni di proibito piacere da parte della tipa alla stazione di servizio.

Nell’ultimo caso cittadino, è offerta in un cucchiaino d’argento, a pubblicizzare le liste di nozze di un negozio di Città.

Il negozio in questione (di cui abbiamo opportunamente brushato loghi ed identificativi) non è nuovo a trovate hard.

Me ne occupai già qui. In quell’occasione, i vistosi banner circolarono per molto tempo tranquillamente in città sui bus urbani. La pubblicità — per quando potesse sembrare sagace — era offensiva perché attirava l’attenzione su donne in pose equivoche in un allestimento scenografico poco romantico, ma molto esplicito, tendente al pornoshop-style, più che allo shopping di divani e poltrone.

Non dovrei lamentarmi così tanto, visto che la più recente trovata pubblicitaria del negozio in questione, attualmente in tour cittadino, s’incentra sul famoso farmaco assunto dagli uomini in difficoltà, presumibilmente agèe. Evidentemente, le donne sui divani hanno esaurito la loro spinta propulsiva. D’altronde, abbiamo pure assistito a campagne pubblicitarie televisive sulle disfunzioni erettili senza fare una piega, volete che ci si scandalizzi ora per una pasticca bluette portata in giro in formato over-size per le strade cittadine?

Qualcuno ha anche pensato che fosse una bella vendetta — di contrappasso — rispetto all’invasività delle figure femminili molto svestite, atte a pubblicizzare qualunque cosa: dai sigillanti al cordiale da stadio, dal cracker dietetico agli orologi da polso. Con tutto questo ben di dio di ’femmenone’ sugli schermi l’umanità maschile avrà prima o poi bisogno di un po’ di aiuto farmacologico, non vi pare?

E se i bambini più piccoli cominciano a fare domande sul bel color puffo della pasticca? Oh, che si aggiornino, questi pupetti. Magari sul web, perché non sono argomenti di cui parlare a tavola o guidando nel traffico.

Tuttavia, mi sono chiesta chi rappresentasse mai il target della campagna pubblicitaria locale sulle liste di nozze in cui non appaiono donnine scosciate, o sposine ammiccanti.

Le donne? Affinché irridano i mariti arrivati poco in forma alle nozze?

I mariti che decidono tardi (in età quasi senile) di sposarsi?

Gli anzianotti che hanno fatto vincere la speranza sull’esperienza e si risposano con donne più giovani?

I promessi sposi, cui si augura una lunga vita assieme, dopo il suggello (si intuisce indissolubile) contrattuale del matrimonio? In epoca di convivenze, separazioni e divorzi, la parola matrimonio suscita sensazioni e suggerisce significati ambivalenti. Chissà, per chi crede nell’indissolubilità del vincolo, forse la pillola color puffo è una soluzione alla noia e alla rassegnazione, in (doverosa e deferente) assenza di tradimenti in costanza matrimoniale.

Devo confessare che — da studiosa di comunicazione — la trovata pubblicitaria ha qualche velleità d’ingegnosità, ma ha un forte retrogusto di inappropriatezza.

Associare il Cialis (nome anglosassone del farmaco) al matrimonio (e alle nozze) è un boomerang. Dopo il sorrisetto, neanche tanto malizioso, l’evocazione più immediata punta ad immagini di senilità, di giovanilismo a tutti i costi, di matrimoni sbilanciati per età.

Invece di esaltare l’idea di festa e di allegria e di lanciare un messaggio di speranza per le coppie che decidono finanche di svenarsi in una cerimonia nuziale con tanto di lista di nozze tradizionale, si salta a piè pari alla fase calante di un matrimonio, che può reggersi solo mediante un ausilio chimico.

Se ci pensate, la pasticca bluette nello spot Fiat era più congruente, perché coinvolgeva un uomo molto maturo ed una utilitaria (prodotto molto longevo) che nell’accrescere le dimensioni avrebbe vissuto (come sarà senz’altro) una nuova giovinezza.

Vi ricordate la scenetta (link in basso) in "L’amico del cuore", in cui Padre Leonardo (Maurizio Casagrande) deve assolvere l’anziana donna per le peccaminosità coniugali derivate dalla pasticca blu (la pillola dell’imprudenzia) assunta dal marito?

E vi ricordate anche il film di Woody Allen, "Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni", in cui Anthony Hopkins s’illude di ritrovare la vita sposando una ragazza (fin troppo vivace)? Alfie (il personaggio di Hopkins) deve assumere la pasticca per assolvere ai doveri del suo sbilanciato matrimonio e recita una scena madre, in cui — alla fretta della giovane moglie — deve contrapporre scuse per prendere tempo e far agire il farmaco. Mi sono vergognata per lui.

Ancora un’altra scena? Pronti! “Posti in piedi in paradiso”, in cui Marco Giallini abusa di pasticche pur di soddisfare (per soldi) una tardona.

Sarà che vedo troppi film e che mi ricordo troppe scene di film, ma – al di là del pessimo gusto estetico di inserire in una gigantografia il colore blu-puffo, che non si porta proprio più, neh – un cicinin di riflessione e studio durante le fasi creative dei copywriter, no eh?

Epilogo.

Nei giorni successivi alla prima pubblicazione di questo articolo, sono stata subissata da messaggi, telefonate e commenti in cui venivo biasimata, per vari motivi: poca ironia, inesperienza, millantati titoli, offesa all'attività commerciale in questione. Insomma, accerchiata e pure minacciata di azioni legali.

A questo punto, vorrei sapere chi si è preso davvero sul serio? Io che ho tentato di raccontare come il viagra evocasse in realtà immagini di debolezza, o chi ha pensato di alzare la voce contro di me?

Ed infine, il reato d'opinione non esiste.

La pillola per l'imprudenzia
Tag(s) : #pubblicità, #sessismo, #Avellino

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