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Le pugnalate di fèisbuk

Mi è capitato di vedere sulla colonna destra di fèisbuk alcuni suggerimenti di amicizia.

Di solito non ci faccio caso, ma stavolta l’elenco comprendeva ben due (a questo punto ex) amiche della cui connessione sul social ero stra-sicura. (No, non vi farò i nomi.) Tra l’altro sono anche persone che incontro ogni tanto per strada e che saluto con molto entusiasmo, avendole anche citate, raccontate e lodate in alcuni miei articoli per la loro attività, per il loro ingegno e la loro tenacia.

Sì, ci sono rimasta male. Ecco. Malissimo.

(E no, non sono profili doppi. Sono andata a controllare.)

Avrò le mie stranissime convinzioni, ma in tutta la mia ’vita’ su fèisbuk ho cancellato solo una persona (non di questa regione, che da imprenditore non mi ha pagato un compenso per un incarico di due anni fa). Mi tengo stretti tutti, amici e nemici, conoscenti e appassionati.

Non è una questione di numeri, piuttosto una questione di gentilezza. Se qualcuno mi ha chiesto il contatto/la condivisione/il collegamento non mi va di buttarlo fuori. Anche nel mondo reale, mica posso eliminare le persone che non mi piacciono? Hanno il loro sacrosanto diritto a vivere e calpestare la stessa terra che calpesto io.

Capisco pure il concetto di ’stanza’: un posto in cui io ci metto solo ciò che mi piace, comprese le facce delle persone. Tuttavia, fèisbuk non è la mia stanza e non si può agire sul social come se mi vedessi solo io. Ecco perché, quando gli altri si ’de-friendano’ ci rimango male. Se non immaginano che io me ne accorga, be’ hanno fatto un errore.

State pensando che l’errore l’abbia fatto io? Magari le ho trattate male? No, non è possibile: le ho pubblicamente lodate ed ammirate. Non tratto male nessuno mai. Non riesco ad eliminare neanche coloro che mi fracassano taggandomi vorticosamente, per post/foto/proclami che non riesco proprio a condividere intellettualmente. E se proprio vivo idiosincrasie e antipatie, faccio sempre buon viso a cattivo gioco e tutt’al più dico a fèisbuk di diminuire la presenza dei loro post sulla mia bacheca. Ma cancellare mai!

Vabbe’. Ho letto questo articolo sul «WashingtonPost». Parla della liberazione mentale e psicologica dalle metriche dei social, attraverso un’app (c’è una App per tutto!) che elimina i numeri e le quantità. Si tratta del concetto di demetrificazione. Pare che senza l’ossessione dei numeri (di likes, di amici, di followers, di condivisioni) si viva meglio, quindi questa app nasconde tutte le metriche. Così non sapremo mai se il numero degli amici/followers è diminuito e vivremo probabilmente più sereni, ignorando i fedifraghi.

Già. Ma il problema, nel mio caso, esce dalla porta (non guardo mai le metriche perché sarei costretta a prendere quotidiana nota del numero di amici) e rientra dalla finestra. Anzi, dal riquadro in alto a destra che mi consiglia ’persone che potrei conoscere’. Bam!

Eccole là, le mie due (ex) amiche che fèisbuk mi (ri)propone. E sono due pugnalate.

Ah, che dolore!

P.S.: Il messaggio deve essere stato ricevuto. Alcuni giorni dopo, le mie (di nuovo) amiche mi hanno silenziosamente richiesto l'amicizia. Io gliel'ho concessa. Senza fare domande. All's well that ends well.

Le pugnalate di fèisbuk
Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo, #fèisbuk, #social network, #amicizia, #ingratitudine

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