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Per niente felici in Città

Se a gennaio (il secondo lunedì, per la precisione) si individua il giorno più triste dell’anno e ad agosto (seconda settimana) si situa il periodo più felice dell’anno, almeno per le popolazioni dell’emisfero boreale (poi capirete perché), è il 20 marzo, vigilia dell’equinozio di primavera, la Giornata Mondiale della felicità.

Come tradizione, il gruppo di “Voices from the Blogs” ha pubblicato l’annuale statistica sulla felicità degli Italians, utilizzando i mini-post di Twitter, ovverosia analizzando il contenuto (il senso, cioè) di quanto scriviamo nei tweet.

E come tradizione, anche noi di «Orticalab» — avendo estrapolato i dati inerenti la nostra provincia – tentiamo di offrire qualche punto di prospettiva in più per quello che riguarda il nostro territorio.

Senza andare a leggervi l’intero e-book, possiamo sintetizzare gli elementi dell’indice di felicità degli Irpini, misurato – come già detto – analizzando il contenuto di ciò che ognuno di noi in questa provincia pubblica sul social cinguettante.

La prima tristissima notizia è che abbiamo perso ben trenta posizioni e siamo piombati quasi in fondo alla classifica. Eravamo al cinquantanovesimo posto ed ora ci ritroviamo all’ottantanovesimo, molto dopo Salerno (diciassettesima posizione) assieme a Benevento, ma prima di Caserta e di Napoli, la quale è penultima prima dell’infelicissima Milano. Un vero tonfo.

Un po’ tutta la Campania arretra, ed anche nei giorni in cui la felicità nazionale aumenta, noi ci manteniamo sempre mesti e bigi.

La nostra provincia ha vissuto i suoi momenti peggiori nei mesi di settembre-ottobre-novembre del 2014, risalendo lievemente durante le festività natalizie, occasione di felicità un po’ per tutti nel Paese.

Tra le prime dieci città italiane per gioia, ben sette sono città di mare. Infatti, la presenza del mare assieme con un miglior tempo meteorologico e meno infelicitazioni economiche sono i tre elementi che determinano con decisione la virata smile delle genti.

Avellino non è sul mare. È nota per l’incidenza pluviale e sicuramente non siamo messi bene dal punto di vista economico.

Come potete constatare, non siamo noi giornalisti a lamentarci, bensì è tutta la popolazione della nostra provincia. Tutt’al più, i giornali locali registrano e circostanziano situazioni davvero dannose per il territorio e per la nostra società.

Giornalisticamente argomentando, non serve scrivere più di positività che di miserie, in quanto l’indice iHappy (così si chiama nella statistica che abbiamo preso in considerazione) è formulato sulla base di reazioni personali ed istintive.

E quand’anche gli eventi commentati e condivisi su Twitter abbiano carattere nazionale, noi Irpini abbiamo un’indole comunque triste e cupa, forse anche un po’ scettica. Sono anche personalmente convinta che in Città si registri molto più pessimismo che in provincia.

Se vogliamo, in quanto Nazione, rapportarci all’Europa, scopriamo che l’indice della soddisfazione di vita in Italia è ben sotto la media dei altri Paesi europei (compresi i non UE). Peggio di noi stanno solo i Bulgari, i Greci, i Ciprioti, gli Ungheresi, i Portoghesi e i Serbi. Fantastico.

Posso capire noi Irpini, in particolare gli Avellinesi di città, ma l’Italia intera? Cos’è che abbiamo da sentirci infelici ed insoddisfatti di dove viviamo?

Vogliamo alzare il tiro?

Eccovi la statistica dei Paesi più felici nel mondo. L’Italia si posiziona al sessantaduesimo posto. Non bene, cioè, considerato che siamo un Paese cosiddetto ‘occidentale’, abbiamo un buon clima, saremmo la settima (ma ho i miei fortissimi dubbi in proposito) potenza economico-industriale del pianeta, il bacino storico-archeologico più importante del mondo, la migliore cucina del sistema solare (come statuito pressoché quotidianamente anche dal «NYT»), un premier scintillante che riforma come se piovesse. Che ci mancherebbe? Paesi insospettabili si piazzano meglio di noi. Potrebbe essere una disposizione culturale? Forse, un’indole sociale tramandata? O magari anche una predisposizione genetica?

Secondo gli esperti Gallup (autori della statistica), la soddisfazione nazionale avrebbe una radice culturale, altrimenti non si spiegherebbe come quasi tutti i Paesi delle Americhe centro-meridionali siano in posizioni top della classifica.

A confortare questa statistica nazionale, è giunta anche la ricerca PEW (l’ISTAT statunitense). Anche qui si conferma che su base quotidiana (il giorno tipico), gli africani e i sudamericani dicono di cavarsela benone, dichiarandosi abbastanza soddisfatti. Non così i Paesi occidentali. Il giorno tipico è mediamente meno soddisfacente per questi Stati, tranne che per gli USA, che si stagliano da soli sopra tutti gli altri. Questa statistica PEW è stata indicizzata al PIL (o GNP, in inglese) ed ha confermato che la felicità (o meglio, il buon umore) sarebbe tutta una questione di attitudine ed atteggiamento.

Mettendo assieme tutto, mi sembra di poter concludere che nei Paesi occidentali abbiamo imparato a legare la felicità al welfare e al reddito (elementi cui siamo abituati), mentre nei Paesi poveri il buon umore è una indispensabile forma di sopravvivenza inglobata nelle loro cultura ed antropologia.

Sembra un paradosso, perché la filosofia epicurea del contentarsi, come ci insegnava Seneca, è roba nostra, nata qui, nel Mediterraneo.

Per arrivare ai livelli di felicità del Paraguay, chissà quanti secoli di privazioni senza soluzione occorrerebbero, al fine di ammirare il semplice giorno di buon tempo per sentirci felici.

Ma qui ad Avellino, per giunta piove spesso e non c’è neanche il mare. Siamo senza speranza!

Per niente felici in Città

Questa statistica è stata argomento della seconda puntata di Pulci.

Tag(s) : #felicità, #Avellino

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