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Prime impressioni

Sempre della serie ’i giornali italiani copiano e prendono spunti dai giornali stranieri’, vorrei segnalarvi un articolo proprio de «Linkiesta»,che a sua volta preleva da una fonte britannica, citandola, però.

(Sì sì, gli Italians non leggono giornali stranieri e qualcuno deve pur importare le belle cose/ricerche che si scrivono all’Estero. Il problema è che sempre più spesso non ci si accontenta di riportarle rielaborandole, ma le traduciamo pedissequamente e senza citare fonti. Ma ne ho già parlato qui e qui.)

Dicevamo della ricerca inglese. Le risultanze dimostrano che l’abito fa il monaco. (La foto di copertina, con un Robin Williams clochard vuole dimostrare proprio questo concetto.)

Abiti, acconciature, segni paraverbali quali tempi e intensità di postura/sguardo/andatura, raccontano di noi molte cose in un tempo brevissimo.

Effettivamente, aumentare i tempi dello sguardo occhi-negli-occhi mette soggezione, ma lancia anche dei pericolosi messaggi se la combinazione è uomo-donna, con le aggravanti di pratiche estetiche raffinate e magari giusta combinazione di età.

L’escamotage sarebbe riferirsi al terzo occhio, che non è quello del chakra (chiaroveggenza, new age e bla bla bla bla bla bla), ma un punto immaginario situato all’incrocio alto delle sopracciglia dell’interlocutore da fissare con uno sguardo (il vostro) senza sgranare gli occhi, magari con un sopracciglio appena appena più inarcato dell’altro.

Anche se vestite pareo&infradito funzionerà sempre.

I vestiti sono un accidente e siamo solo noi Italiani (più di ogni altro) — ed in minor misura i Francesi — che diamo enorme importanza all’abito, quale sistema di decrittazione caratteriale e di status. Tuttavia, un buon corredo di strumenti paraverbali, annullerebbe l’effetto monaco. Almeno nei primi momenti dell’interlocuzione.

Va da sé che i gesti, seppur studiati e allenati, devono essere corroborati da intenso contenuto e ciò è più difficile da mistificare, specialmente alla lunga. Prima o poi, la nostra pochezza — relativamente a chi ci sta di fronte, beninteso — emergerà nel suo splendore.

Ma c’è un trucco anche per questo! Il rispecchiamento. Laddove siamo abbastanza intelligenti da capire che nessun terzo occhio da fissare con il sopracciglio inarcato (così blasè, ooh!) ci potrebbe salvare l’immagine rispetto ad un interlocutore (interlocutrice) di livello superiore al nostro per contenuti (ripeto: per contenuti!), possiamo sempre rispecchiare i gesti e le posture di chi ci sta di fronte.

Incrociare le braccia se questi le incrocia, accavallare le gambe se le accavalla, grattarsi la fronte in caso se la grattasse, e così via. Il consiglio è di non farlo smaccatamente o platealmente. Questo rimedio funziona per più tempo rispetto allo sguardo, ma non è la soluzione definitiva. A meno che il nostro interlocutore non sia un narcisista cronico che apprezza patologicamente qualcuno che lo imiti e lo rispecchi. E ce ne sono finanche troppi in giro.

Alla prossima.

Cià.

Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo

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