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Risorse di marzo

La retorica dell’Ottomarzo può essere pericolosa. Anzi, infida e scivolosa e ci possono cascare tutti. Anche il Presidente della Repubblica.



L’altro ieri, per sbaglio, ho avuto modo di ascoltare un servizio televisivo sull’incontro del Presidente per la commemorazione della Giornata Internazionale della Donna.



Tra le altre cose, ha detto di voler ringraziare le donne per tutto ciò che fanno, perché il Paese senza di loro sarebbe più povero ed ingiusto. Insomma, le donne sono una risorsa.



Aaaargh! Ma perché è davvero immaginabile un Paese (o meglio un intero pianeta) senza donne? Tipo: ci siete e l’Italia è più ricca e giusta; se non ci foste, sarebbe più povera ed ingiusta; ergo, la società, pur povera ed ingiusta, esisterebbe comunque. (Ma ancor peggio: davvero l’Italia è più ricca e meno ingiusta? Per come stiamo combinati, ci vorrebbero secoli e secoli di politiche di genere più aggressive per rimettere a posto le cose in termini di ricchezza, parità e rispetto.) e poi, non mi stancherò mai di dire che le donne non sono una risorsa: sono metà del cielo, della terra, della vita, del senso e del significato.



Aaaargh e aaaargh! Senza donne non ci sarebbe niente. Niente. Manco la povertà e l’ingiustizia. Niente.



Pure in un libro — da me citatissimo – come “Il cuore degli uomini” di Hugo Gonçalves, le donne, sebbene schiavizzate-nascoste-torturate, esistevano. Perché è così, non si può evitare. Non potendole eludere (rassegniamoci: non si può sopprimere il genere femminile, né antropo-socio-politicamente, né biologicamente), le si umilia, le si escludono, le si ingannano.



Preferisco pensare che il Presidente abbia voluto dire che aumentando il peso politico e competenziale delle donne, l’Italia sarebbe un Paese più ricco e più giusto. L’incontro dell’altro ieri al Quirinale è l’annuale siparietto per donne messe un po’ in vetrina, tanto ad affermare che anche da noi qualcuna ce la fa.



Vorrei, invece, poter premiare tutte quelle che hanno sulle loro spalle il peso di famiglie intere, di situazioni terribili (anche economicamente) che elle tentano di normalizzare, per il bene dei loro cari (anziani, malati, deboli, figli in crescita), garantendo loro paghe più eque, servizi alla famiglia, sicurezza, occupazione.



Il mondo, anche quello occidentale (tranne qualcosa in Scandinavia), è ancora molto misogino, troppo misogino. E, badate, non lo è solo nelle maniere schiavizzanti e immorali dello stupro, dell’infibulazione e dello sfregio con acido. Lo è nella differenza di remunerazione e riconoscimento, di considerazione, di partecipazione.



Tempo fa, sul «NYT» apparve il riassunto di una ricerca sociologica che tentava di spiegare come e perché – nonostante le quote di genere nei CdA e nelle Amministrazioni pubbliche – il numero di donne in posizione di comando non fosse aumentato. Il pregiudizio che impedisce il soddisfacimento delle quote di genere in tali posizioni è che per adeguarsi alle normative (anche l’Italia ha delle leggi pro-quote) si finirebbe per reclutare donne non all’altezza, con detrimento dell’attività amministrativo-dirigenziale e con rafforzamento degli stereotipi di genere nell’opinione pubblica.



Il rapporto citato, tuttavia, riferisce che ’donne all’altezza’ potrebbero non esserci: proprio perché esse sanno in partenza di non avere le stesse chances degli uomini nel concorrere o nell’essere nominate per meriti (lavorativi e di studio) al vertice di qualcosa, non s’impegnano a migliorarsi, a studiare ed a combattere. Sempre sul «NYT» è uscito qualche giorno fa un provocatorio articolo dal titolo “Ci sono meno donne al comando delle aziende statunitensi che uomini dal nome John nelle stesse posizioni”.



Il rovescio (più comune) della medaglia è, appunto, rappresentato dalla circostanza — obbligata dal sistema delle quote — di avere al vertice donne (soprattutto nella nostra politica) non all’altezza, alimentando l’opinione comune sulle oche, stizzendo tutte quelle donne che invece sono preparate ma sottostimate, consolidando il mainstream misogino, sia da parte degli uomini che delle stesse donne. Quand’anche si riesca ad aumentare il numero delle esponenti femminili nelle assisi politiche (negli USA, per esempio è successo così), il loro peso decisionale, tuttavia, non aumenta, come è dimostrato in questo editoriale. Insomma, operazioni di facciata.



La soluzione arriverebbe con il tempo. Insistendo con le quote, le donne potrebbero convincersi che – attraverso un aiuto legislativo per smantellare gli ostacoli — ce la si potrebbe davvero fare ad ottenere più equità (la parità ha la stessa irraggiungibilità di un unicorno alato) ed aumenterebbe pure il numero di donne impegnate a migliorare le proprie competenze. Al di là di ogni attacco frontale, di ogni subdolo mezzo per aggirare le quote o per ridicolizzare il sistema, l’ostacolo più grande è la mancanza di sostegno alle politiche e ai tempi della famiglia. Una donna è letteralmente impedita nel lavoro e nella carriera dalle responsabilità famigliari. Dovrebbe trovarsi in una congiuntura favorevole di agio economico, ovvero assenza di problematiche famigliari (disabilità, anzianità dei genitori coniuge/partner adeguante e supportivo nei fatti), per tentare di avere una carriera.



Le donne che ci riescono vengono definite ‘fortunate’ (oddio, le definiscono anche peggio, ma sono una persona educata), ovvero ‘atroci’, perché l’opinione pubblica tende a vedere bulldozer aggressivi nelle donne al comando. Un famoso libro (“Lean in”) a firma di Sheryl Sandberg (numero due di Facebook) ha ben sottolineato come ad una donna non venga perdonato il successo ed una donna di vertice che parla e comanda quanto un uomo è una strega, laddove l’uomo agisce semplicemente da manager.



Meno male che l’altro ieri sera, a latere del discorso del Presidente della Repubblica sulle donne-risorsa, si è parlato nello stesso tiggì di femminicidi (proprio due giorni fa un marito geloso ha sparato la moglie a morte e poi si è suicidato), il cui numero è stato di 152 nel 2014. Certo, rispetto al 2013 si è avuto un piccolo calo (meno del 10%), però ciò assolutamente non significa che è cambiata o sta cambiando la mentalità italica nei confronti delle relazioni di genere. Anzi, sono in aumento i reati (o quantomeno le denunce) per violenze domestiche e stalking.



Infatti, questo mio articolo esce il nove marzo, perché per una donna in difficoltà l’Ottomarzo dovrebbe essere tutti i giorni.

Tag(s) : #Ottomarzo

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