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Scaldabagni molto europei

Quanto son belle le statistiche! Oltre i dati aggregati che sembrano freddi, anonimi e livellanti, ci si può leggere un intero romanzo sociale. Ma anche politico.

Ieri, ho iniziato la giornata studiandomi questo articolo de «La Repubblica».

Personalmente, mi lascio affascinare da grafici e istogrammi, più che dalle relazioni a spiega, sarà che le immagini sono più immediate. Tuttavia, leggendo l’articolo — sulle cose che preoccupano gli Europei — un grafico mi ha perplesso molto.

Sarebbe quello relativo al rapporto tra gli Europei e l’euro. Praticamente, gli Italiani (in una tabella che ci vede accanto a Francia, Spagna e Germania) totalizzano il tasso più basso di euro-entusiasti (scarso l’undici per cento). Per quanto contro-intuitivo, appena prima di noi, ci sono i Tedeschi, euro-entusiasti solo per circa il 13%.

Il primato per il numero di euro-scettici è della Germania mentre noi seguiamo a ruota. Tuttavia, siamo noi Italiani che vinciamo per numero di euro-accomodanti: quasi il 54% ritiene che dopotutto l’euro è necessario all’Europa, pur se sta creando qualche complicazione. I Tedeschi — e qui si spiega l’arcano — sono gli Europei meno accomodanti.

Insomma, il Paese che sta meglio — la Germania — ha risposte simili al Paese che sta peggio, ovverosia noi, in due casi su tre.

Io ho letto la serie così: i Tedeschi, forti della loro economia, ritengono che abbandonare l’euro non sia poi tragico, mentre noi vorremmo abbandonare la moneta unica perché non ci ha portato poi tutti questi vantaggi. Tuttavia, mentre i Tedeschi continuano a ritenere pressoché superfluo l’euro, noi — cerchiobottisti come sempre — continuiamo a sperare che l’aggancio alla moneta europea ci trascini fuori dai guai. Della serie ’cara-Angela-abbiamo-pur-votato-Junker-ma-tifiamo-sempre-per-te-quindi-non-ci-abbandonare’.

Franza o Spagna purché se magna, anzi Alemagna. Più che magnare, basta sopravvivere. Non ce la sentiamo di metterci a brutto muso contro la trojka, come ha fatto la Grecia, la quale, non avendo più nulla da perdere, tira la situazione fino al punto di stress. Il che è anche un bello spettacolo, in quanto oltre a vedere qualche siparietto di culturismo o di vibrante canto baritonale, ci godremo anche qualche bella scena di azione e finalmente capiremo il vero punto debole dell’Unione.

Ma quando accettarono la Grecia nell’area euro non lo si sapeva che gli Elleni avevano un sistema pensionistico pericoloso? Tutti i cervelloni di economia&finanza che suonano i tromboni da Bruxelles — crisi a parte — dopo che per decenni ci hanno fracassato gli zebedei sul debito, sulla riforma pensionistica (cominciammo con Dini, do you remember?) e ci hanno sempre fatto cazziatoni stratosferici su tutto, avevano capito come funzionava in Grecia? Mica la faccenda nel Mar Egeo si è arrovogliata solo adesso?

Mi sa che ha ragione Michele Serra, quando scrive che a Bruxelles pontificano sulle dimensioni degli scaldabagni.

L’Unione Europea — nella sua declinazione economica — si comporta come se fosse uno snobbissimo club esclusivo dove entrano solo i ricchi&potenti, anche se — par politesse e grazie alla buonanima di De Gasperi che parlava direttamente in tedesco con Adenauer e Schumann — noi ci siamo entrati e con noi tanti altri Paesi economicamente zoppicanti. Il che non è un problema se, appunto, l’Unione non tirasse fuori ogni tanto questa sua puzzetta al naso contro i peones.

La faccenda — e scusate se la semplifico — è che alcuni Stati (noi non siamo nel novero) pensano all’UE come ad un gioco dalle regole ferree in cui a chi sbaglia ’ngi levano ’o pallone. E provate a toglierci il pallone (c’è riuscito solo Foti ad Avellino con l’ordinanza Supersantos, non dimentichiamocelo): con chi giocheranno più a fare i soloni? O meglio, se ce ne andiamo noi peones, a chi faranno i più i cazziatoni sul calibro delle arance, sul profumo del grana padano (o della feta) e sulle misure dello scaldabagno?

Tag(s) : #Unione Europea

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