Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Stereotipi da alpeggio svizzero

Sono più che sicura che vi sarà sfuggita questa notizia, relativamente al remake di un cartone cult della fine degli Anni ’70, roba da quelli della mia generazione, cioè: Heidi.

Non è che per la verità l’abbia molto amata. Sarà perché a me piace il mare in ogni declinazione e la montagna mi mette sempre tristezza, anche quando è poetica come i pascoli di Heidi. E poi, a me piaceva Capitan Harlock. Punto.

Chi porta nel cuore la ’vecchia’ Heidi dell’infanzia — la cui serie è andata in onda continuamente fino ai giorni nostri — rimane un po’ così, ma è solo una potentissima questione iconografica. Vale per la Heidi di Miyazaki, come per il Don Camillo di Fernandel, ovvero per il Superman di Christopher Reeve, o il Maigret di Gino Cervi. A parte la bravura degli interpreti o dei disegnatori (nel caso del grandissimo Miyazaki) la persistenza mnemonica ed affettiva è data dall’imprinting: li abbiamo conosciuti (ed eventualmente amati) in quel modo e tutto il resto sembra spurio o farlocco.

La novità è che il remake di Heidi è stato realizzato in 3D con la computergrafica (tipo Toy Story, per intenderci) e che l’iconografia cui siamo abituati ha subito uno stravolgimento. Qualità a parte, in calce all’articolo del «Corsera» si è, tuttavia, agglutinata una campionatura di commenti, i quali — pur nel loro piccolo — sottolineano quanto la political correctness (che abbrevieremo in PoCo) sia diventata una sorta di ossessione.

A nostra discolpa di Italiani, posso tranquillamente affermare che in altri Paesi la PoCo è diventata quasi una piaga, nel senso che viene sempre più spesso applicata in eccesso, tanto che per salvarsi (da denunce e citazioni in giudizio) diventa obbligatorio tacere. Ogni commento o opinione può sempre offendere e/o discriminare qualcuno, fossero anche i pastafariani (quelli che girano con uno scolapasta in testa) o i degustatori di formiche fermentate. I migliori in questo campo sono i Britannici: parlano del tempo meteorologico e del tè e si salvano sempre.

(Noi Italiani, comunque, in genere non ci accaniamo eccessivamente, perché siamo fondamentalmente scettici. Tuttavia, esistono in Rete alcuni fissatoni che innescano inutilissime guerre sante su molti argomenti.)

Dicevamo delle discriminazioni. In particolare, i commentatori alla notizia data dal «Corsera» — oltre a stigmatizzare la qualità del nuovo cartone in 3D — si lamentano che la nuova Heidi sia più magra rispetto all’originale.

Invece di considerare la potenza dell’imprinting, si è ricaduti, invece, in tutta una discussione se sia meglio o peggio aver disegnato Heidi più magra. Stigmatizzazione dell’obesità infantile? Diffusione di un messaggio sociale di maggiore salubrità dipendente dal minor peso e da una silhouette più allungata? Pressioni sociali giuste? O sbagliate?

Liberi di essere grassi o mortificazione della ’grassità’? (Da noi a Buckingham si direbbe ’chiattume’.) E vi posso anche dire che se avessero lanciato un sondaggio su quale aspetto avrebbe dovuto avere la nuova Heidi, imprinting a parte, pure ci si sarebbe scannati sul ’magro è salute’ e sul ’liberi di ingrassare’.

Stiamo, tuttavia, pur parlando di bambini, la cui alimentazione (e quindi il loro profilo fisico) è regolata dalle abitudini in famiglia. Già, ma poi verrebbe sempre fuori il tipo che inneggia alla libertà dei genitori di avere figli grassi. E la libertà degli Autori di disegnare Heidi come pare a loro, no? Si fas est, a Picasso nessuno ha mai lanciato invettive di political uncorrectness per come disegnava le donne e semmai ci fosse stato qualche detrattore, il Tempo lo ha tacitato. La stessa Jessica Rabbit subiva (suo malgrado) una conturbante ed eccessivamente sessista iconografia: uno schiaffo a chi sexy come lei non è. Eppure a noi tutti Jessica Rabbit è piaciuta così, con tutti i suoi stereotipi.

Allora? Non si disegnano Jessiche Rabbit per non offendere le racchie? Non si snellisce Heidi per non offendere i grassi? Quale stereotipo di femminilità poteva mai appartenere ai Paleolitici dell’Asia slava, devoti alla Venere cosiddetta di Willendorf (foto in gallery)? Eppure, loro la Venere la volevano così, assolutamente impolitica e censurabile per i nostri standard.

Un personaggio è un personaggio. Obelix non lo vorremmo più magro, Pippo non lo vorremmo più grasso. I limiti della nostra accettazione iconografica sono circoscritti a James Bond, impersonato nei decenni da attori diversissimi tra loro (tranne nella caratteristica di avere una nazionalità nel Commonwealth britannico, ma questo è trasparente).

Morale? È sempre una sorpresa per me scoprire a che livelli può assurgere il fancazzismo in Rete.

Sempre più sbalorditivo delle caprette che ’fanno ciao’ all’ipernutrita Heidi (e ti voglio con tutti i caprini, i tomini, gli jogurt, la panna, il burro delle Alpi svizzere!) delle nostre infanzie.

Stereotipi da alpeggio svizzero
Stereotipi da alpeggio svizzero
Tag(s) : #stereotipi, #political correctness, #Heidi

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: