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Un tozzo di pane ed una laurea in Architettura...

Qualche volta vengo presa dalla sindrome FOMO. Sarebbe l’acronimo per Fear Of Missing Out, ovverosia paura di perdermi qualcosa. Si riferisce all’ansia che i social media (non solo i social network) inducono grazie all’enorme quantità di dati che sversano ogni giorno sul web e che non riusciamo ad ingurgitare, perdendone traccia, una volta soppiantati da altri e nuovi dati/informazioni incombenti.

Ci vuole molto tempo per aggiornarsi al giorno d’oggi, perché non è più la sola regolare lettura di un quotidiano o il solo tiggì prandiale a porgerci notizie. Ancora più difficile è fare collegamenti, cercando di mettere assieme cose lette velocemente (spesso parzialmente) e tentare di ricostruire un significato più intelligibile e utile alla vita quotidiana e alle scelte da operare, come singoli e come comunità.

Deve essere stata solo una casualità che due notizie on line, una dal «NYT» e una da «IlSole24Ore», abbiano attivato in me una riflessione, che ora vorrei condividere con voi.

Il «NYT» sembra garbatamente prenderci in giro riportando il sovrannumero di architetti nel nostro Paese. Pare che i 153mila architetti italiani rappresentino il 27% degli architetti d’Europa. Sono addirittura — in cifre assolute — 50mila in più degli architetti statunitensi. Il rapporto architetto/abitante è di 1: 392 in Italia, e di 1:3097 negli USA. Solo il 4% degli architetti italiani lavora all’Estero. Pare che diventare architetto sia una specie di tradizione nel Bel Paese, dove si conta la maggior parte dei beni architettonici/archeologici del mondo. Un’ora del loro lavoro è remunerata in media 39 euro, per via della folta concorrenza e della forte inoccupabilità del settore.

Da tempo circolano in Italia numerose battute sull’alta disoccupazione degli architetti, ma nonostante si basino su di un’evidente realtà numerica, non hanno convinto i ragazzi italiani ad intraprendere altri tipi di studi.

Di solito, le Università nella loro offerta ’pompano’ abbastanza (a volte troppo) le possibilità di sbocchi lavorativi, attirando iscrizioni. Succede con molte Facoltà e Corsi. Capisco che è difficile smantellare le strutture universitarie, ma la miopia gestionale e talvolta l’egoismo di apparato non rendono un buon servigio alle giovani generazioni.

Architettura è comunque una Facoltà scientifica. Immaginatevi, invece, cosa comporti la sovrapproduzione di sociologi, scienziati politici, scienziati della comunicazione (tra cui mi ci metto anche io, però solo per metà) o giornalisti diplomati alle J-schools. Ma anche di medici, nonostante il numero chiuso.

La seconda notizia ci racconta invece lo status quo delle start up in Italia, realtà in crescita e ad alto contenuto tecnologico ed innovativo. Nell’articolo del quotidiano economico viene anche segnalato che la ricerca di profili adeguati (per lo più ingegneri) si scontra con elevate difficoltà (60% dei casi) di reperimento.

Significa che non ci sono abbastanza ingegneri (ma neanche altre figure specializzate e/o di alto profilo).

Ora, comprendo che almeno nella scelta universitaria si voglia seguire i propri sogni, ma — considerate le sperequazioni tra tipologia di laureati e fabbisogno occupazionale — non sarebbe meglio far incontrare domanda e offerta, fornendo ai neo-diplomati un’informazione più corretta (leggi: onesta) relativamente al mercato del lavoro?

Potrebbe essere questa anche la funzione delle scuole? Sì, sì, lo so che la funzione di orientamento è prevista sia in alcune superiori che nelle Università, ma l’orientamento è fatto rispetto alle necessità che hanno le stesse Università di mantenere alcuni Corsi o alcune Facoltà, comprese le Scuole di Giornalismo.

Chi si sognerebbe mai di ridimensionare Architettura? Chi mai si sognerebbe qui in Patria di scrivere un articolo sulla sovrabbondanza nazionale di architetti? Infatti, lo hanno scritto negli USA, meravigliandosi pure di cotanti numeri.

Gli unici che non ci meravigliamo siamo noi, non avendo ben chiaro come funziona il vero mercato del lavoro.

Tag(s) : #mercato del lavoro, #architetti, #università

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