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Buon viaggio, colleghi

Non dovete meravigliarvi, né perplimervi se oggi vi parlo di un altro quotidiano, una testata locale che sabato scorso ha pubblicato il suo ultimo numero a stampa, per continuare la sua impresa e mantenere il suo impegno nell’informarci solo nel web.

Già. Sabato scorso «Ottopagine» ha interrotto le pubblicazioni per le edicole. Dopo aver metabolizzato la notizia (nonchè digerito i corollari gastronomici della Pasqua), a mente fredda cercherò di analizzare l’evento e di raccontare della prospettiva che segnerà il futuro per ogni testata giornalistica.

Pur continuando la testata irpina nel web, ho notato che i miei concittadini hanno reagito alla notizia dello stop in tipografia – prima sussurrata con tristezza e dispiacere, poi condivisa anche con un po’ di rabbia – con partecipazione emotiva. Nello scorso week end, i social hanno rimbalzato da più parti vari commenti, anche generati dagli stessi redattori e giornalisti della testata.

Alcuni di loro erano nostalgici, come se fosse conclusa per sempre un’Età dell’Oro, un’Arcadia della Stampa; mentre altri, come nel suo lungo editoriale Luciano Trapanese (che ringrazio per avermi elencata tra i collaboratori nella storia della testata, io piccolissima rotella della grande carovana che ha viaggiato in questi due decenni per l’Irpinia), hanno ripercorso la storia del quotidiano, concludendo con rinnovato entusiasmo nell’intraprendere una nuova strada, fatta di fili d’aria e pixel.

Piccola rotella della grande carovana, per due anni ho collaborato con la redazione di «Ottopagine». Ogni qualvolta me n’è data l’occasione, ho sempre dedicato un ringraziamento speciale a Marco Grasso, colui che mi esortò a riprovarci, con il giornalismo locale, dopo un’esperienza con «L’Articolo» (allegato regionale de «L’Unità»).

Nei miei due anni ad «Ottopgine», mi sono dedicata a riportare ‘viaggi’ nei Comuni irpini, spesso tra quelli esclusi dalle rotte classiche, raccontandone di particolari e personaggi alternativi. Ma non solo.

Ho raccontato dell’imprenditoria irpina al femminile, come anche di aziende innovative. Talvolta ho resocontato di eventi culturali. Tutto in estrema libertà. L’unica informazione che chiedevo era sul numero di battute in cui dovevo limitarmi. Tantissime volte ho avuto pagine intere solo per me. Mai, mai una volta è stato rifiutato un articolo, né mai tagliato un paragrafo.

Il mio rapporto con l’editoria locale è stato recuperato grazie ad «Ottopagine».
Così, da tre anni vivo qui, ad «Orticalab» (divertendomi tantissimo). Tra «Ottopagine» e «Primativvù» (con la quale ho iniziato da pochi mesi una collaborazione settimanale) ci ho messo «Il Fatto Quotidiano», «Vogue Italia» (edizione on line), «Noidonne» ed altri di ambito nazionale, nonché cinque libri.

Tra cui anche un piccolo e-book (dal titolo “Il peggio deve ancora arrivare) in cui descrivo la dolorosa, spesso cruenta, transizione tra giornalismo stampato e giornalismo digitale. Ovviamente, è anche tracciata la storia dell’editoria giornalistica campana ed irpina, che non è dissimile da decine di altre avventure editoriali italiane interrotte per la crisi economica, per il drastico calo dei lettori, ma soprattutto per la inesorabile ed inevitabile trasformazione del medium a causa del web.

Dunque — dicevo — è con «Ottopagine» che sono tornata idealmente a casa, ad occuparmi delle nostre vicende di irpini, ritenendo che – nonostante la crisi di ogni cosa – sia più che mai necessario informare la nostra comunità. Perché l’editoria locale – con tutti i suoi difetti – è fondamentale, che sia televisiva, che sia stata a stampa o che si rinnovi per adeguarsi alla velocità del web.

Si calcola che in Italia siano circa duecento le testate a rischio chiusura, ma neanche le cosiddette ‘grandi’ sono serene. Lo stesso «NYT» chiude poco alla volta le redazioni settoriali, diminuisce i collaboratori per l’edizione cartacea, dispone per i redattori web un contratto con paghe inferiori del trenta per cento rispetto ai loro colleghi della carta stampata.

Fu il «WashingtonPost» a preconizzare la fine di ogni pubblicazione cartacea dei quotidiani per l’anno 2043, ma sono molti ad ipotizzare che invece ciò possa avvenire prima.

Sabato è toccato ad «Ottopagine», ma tutti dovranno cambiare: non c’è scampo. Non foss’altro che le generazioni che si succederanno saranno sempre più abituate al digitale. Internet, mentre lo distrugge, nel contempo rigenera il giornalismo, come l’aquila che divorava il fegato di Prometeo nella “Divina Commedia”, quel Prometeo divenuto simbolo della sfida.

Ecco, internet è carnefice e opportunità: è una sfida. Internet stravolge il giornalismo com’era, tuttavia lo arricchisce di nuovi aspetti e funzioni e noi tutti sappiamo che anche i giornalisti di «Ottopagine» sapranno essere all’altezza.

Mi vogliano perdonare i Lettori se ho raccontato della mia esperienza, ma è anche questo nuovo giornalismo, parlare dei fatti del mondo condendoli con abbondanti fatti propri, ovvero partire dalla propria esperienza personale (o personalissima) per raccontare i fatti del mondo. E dell’Irpinia.

Buon viaggio ai colleghi di «Ottopagine».

Tag(s) : #giornalismo, #Ottopagine, #il peggio deve ancora venire

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