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Ciliegini (aka cerasielli)

C’è stato anche qualcuno che ha usato banale ironia per sottolineare quanto m’interessi al Centro storico, segnatamente a Piazza Castello. Ciò non è dovuto al fatto che ci vivo ed è comodo argomento, bensì semplicemente perché sta andando tutto in vacca nel mio quartiere. E perdonatemi se parlo francese.

Prima di decidere di scrivere un ennesimo articolo sul mio quartiere d’adozione (ho imparato a camminare in campagna ai Pennini; sono cresciuta tra Via Piave e Borgo Ferrovia, dov’è ancora la casa dei miei; lavoro nei pressi del Campo Coni: praticamente una nomade in Città), ho voluto ascoltare/leggere tutte le voci di maggiorenti/notabili/pensatori/politici che hanno commentato l’ultimo episodio violento di Via Casale.

Qualunque sia il movente (ne ho parlato a «PrimaLinea»), è ineludibile il fatto che – senza scomodare i criminologi perché non ce n’è donde – questo episodio fa pendant con l’incuria e l’abbandono, situazioni che stridono trucemente con il concetto di Centro Città, di Centro Storico e di recupero a farsi. L’aggressione in pieno giorno è avvenuta perché è diventato più facile commettere azioni criminali, ovvero infrazioni di qualunque genere in aree trasformate in liminali, nonostante insistano in centro.

Perché annuire a quanto affermato – con ragione – dal Direttore di questa testata, magari lamentarsi delle stesse cose tra amici e poi ergersi a cerasielli pubblici rimproverando i media di maltrattare ingiustamente questa Città?

Perché non dire – come ha fatto Antonio Chiummo, il quale ‘di’ e ‘nel’ Centro Storico vive – che il quartiere è semplicemente brutto?

Questa Città va maltrattata. Questa Città va schiaffeggiata. Questa Città va svegliata a secchiate, anzi a botti di acqua e ghiaccio.

Da quando in qua la pietà, il pietismo e l’indulgenza (soprattutto nei confronti di noi stessi, i cittadini di Avellino) hanno aiutato mai qualcosa o qualcuno? Forsanche a solleticare la dormiente intelligenza di abitanti, i quali – pentiti della pigrizia – in un impeto di resipiscenza possano rimboccarsi le maniche. Un gesto simbolico, quello di rimboccarsi le maniche, che può essere agìto anche – o soprattutto – nella cabina elettorale.

L’aggressione di Via Casale – la quale da sola non rende nessun indice di escalation micro-delinquenziale, sia chiaro – è sintomatica solo per un aspetto: è potuta accadere in pienissimo centro perché il centro è spopolato, vuoto, solitario. Attorno e nel centro storico almeno cinque cantieri (comprese le impalcature della Dogana, Piazza Duomo e la voragine del tunnel, senza considerare il Mercatone) hanno isolato quelle vie, le hanno rese scenari possibili di maggior degrado comportamentale. La circostanza emergenziale dei cantieri ha anche prodotto un succedaneo comportamentale: la sospensione dell’agire regolato. Attorno ai cantieri aperti è tutto un lassismo — noi cittadini colpevoli prima di ogni altra causazione – fatto d’incuria, sporcizia, menefreghismo.

Come già raccontato in televisione, io mercoledì ero lì, proprio lì. Ero transitata per Via Casale giusto qualche minuto prima dell’aggressione. Non ho visto l’accaduto, ma ho visto altro. Non c’era quasi nessuno per strada. Eppure, era un giorno feriale. Quelle poche auto che salivano da Piazza Amendola verso Via Luigi Amabile (intasata per altri motivi legati alla pessima abitudine di parcheggiare in tripla fila bilaterale davanti al bar) sfrecciavano sui basoli come se fossimo alle tre di notte alla guida ubriachi e non in un primissimo pomeriggio di un giorno di lavoro: pericoloso azzardarsi ad attraversare. Per Via Casale, grazie alla semichiusura di Piazza Garibaldi, il flusso delle auto è ridotto. Aggiungiamoci che non è un rione popolato, almeno nelle viuzze interne ed ecco che il teatro per atti inopportuni e potenziali reati è bell’e pronto.

I cantieri – si spera – prima o poi verranno chiusi. Se hanno giurato che Piazza Libertà verrà ultimata prima della fine dell’anno, non si può assolutamente dire lo stesso di Piazza Castello (figurarsi di Piazza Amendola o di Via Due Principati), i cui lavori di isolamento dureranno ventisei settimane, ma non sappiamo ancora a partire da quando. A queste, andrà aggiunto il tempo necessario (un’altra incognita) per restituire almeno viabilità all’area e finalmente eliminare ingorghi, traffico e accumulo di sacramentazioni.

Dopo aver speranzosamente salutato i tecnici biancovestiti che circa un mese fa hanno provveduto a tagliare erba e sradicare arbusti, oggi siamo costretti a registrare la permanenza dei sacchi bianchi di raccolta (vd foto) nonché – grazie alla primavera – il rinverdimento dell’area. Oltre al ripristino abominevole della pratica di gettare ogni tipo di pattume al di là della rete che racchiude l’area bis-sequestrata. Se non si libera Piazza Castello, i due vettori principali – nonché istituzionali — di attività (il Teatro e il Conservatorio) non potranno mai esprimere le loro grandissime potenzialità di attrattori turistici e culturali. I cantieri sono una condanna. Ho ben capito (dalle parole ripetute a rosario dall’Assessore preposto) che erano ineludibili e inevitabili, ma – santapolenta! – si può pensare di lenire il disagio? Ci si può organizzare meglio in quanto a traffico e sicurezza? Si può pensare di mettere dissuasori sui marciapiedi di Corso Umberto? Cambiare/lavare/riparare o aumentare i cassonetti per la raccolta dei rifiuti? Agevolare fiscalmente i commercianti e i ristoratori affinché resistano? Una volta scappati questi, l’area diventerà una landa desolata ed ancor più pericolosa, com’era prima del terremoto. Vi ricordate?

Dobbiamo per forza aspettare la chiusura dei cantieri per ripristinare un po’ di rispetto per il Codice della Strada nel Centro Storico? Dobbiamo avere pazienza fino al completamento delle opere (campa cavallo) per capire se nel frattempo l’area sia ancora appetibile al commercio, alla ristorazione e all’intrattenimento? Dobbiamo attendere la riapertura delle due Piazze per chiedere un po’ di pulizia in più, o di multare i padroni dei cani che non raccolgono le deiezioni? (I portici di Via Fricchione sono ormai conclamata area di sgambamento, oltre che di istigazione alle liti tra automobilisti: ma a chi caspita è venuto in mente di eliminare il senso unico di quel budello?)

Eh, già. Mica siamo a Milano, dove i cantieri vengono camuffati per decenza e/o per vergogna. Noi, in questo, siamo più ‘genuini’: le nostre miserie strutturali ed urbanistiche le mettiamo tutte in bella vista. Quelle morali ce le perdoniamo sempre tutte.

Ciliegini (aka cerasielli)
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Tag(s) : #Avellino, #degrado, #Centro Storico, #Piazza Castello

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