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La Città che non si misura la palla

Qualche tempo fa, durante una giornata di formazione obbligatoria per giornalisti (tenuta in altra provincia, per cronaca), udimmo un relatore redarguirci sul fatto che non si doveva scrivere male del proprio territorio perché all’Estero ci leggevano.

Mi ’sgomentai’.

Mi venne il dubbio se avessi sbagliato corso e fossi finita in uno per addetti stampa o strateghi di marketing. Dopo il primo attimo di sorpresa, mi risalì alle tempie un fiotto di rabbia. Peramordelcielo, non m’illudo di essere nessuna novella Montanelli-Fallaci-Terzani-Epstein&Co. Tuttavia, converrete con me che – a latere dell’inopportunità della frase e del concetto espresso dal relatore – non appartiene (non dovrebbe appartenere) al ruolo del giornalista magnificare alcunché al fine di salvaguardare un’immagine, a volte anche abbastanza vacillante. Ciò è diventato sempre più facile, purtroppo, da quando giornali e giornalismo sono in crisi economica.

Non sono neanche convinta che parlare bene di un territorio, omettendo le criticità, sia d’aiuto. In primis, perché le omissioni — per come siamo fatti noi, specialmente al sud — diventano motivo di autoindulgenza. In secondo luogo, pochissimi (tra politici e imprenditori) hanno l’intelligenza di capire che un difetto non raccontato non è un difetto perdonato. Prima o poi i nodi vengono al pettine, tanto vale dichiararli da subito e provare a risolvere i problemi, siano essi di natura politica, ovvero gestionale o organizzativa.

Il fatto che il mondo ci legga non è un buon motivo per omettere la verità di fatti e circostanze. E se un territorio/una comunità ha le sue pecche (talvolta molte) va raccontato. L’addetto stampa ha un altro ruolo ed un’altra funzione.

Così, quando mi ritrovo a leggere e a sentire critiche sui giornalisti lamentosi che trattano male cose, territori e persone mi chiedo sempre se chi ci critica saprebbe fare meglio il mestiere al posto di molti di noi.

Ovvio che non tutti i giornalisti, né gli intellettuali sono uguali. Ma neanche si può sperare in sufficiente obiettività da parte dell’opinione pubblica. Spesso, si va a simpatie ed antipatie e ciò che all’opinione comune può sembrare una cosa giusta&buona, narra invece altre storie. Ed è compito del giornalismo svelarle, anche se non sempre l’opinione del pubblico e dell’establishment è favorevole.

Il giornalismo è sempre utile, anche quando è di parte, figurarsi quando non lo sia!

Nessuno, in realtà, potrebbe o saprebbe misurare il tasso di equidistanza dalle situazioni o dal potere di individui, i quali se non sono opinion maker, per lo meno diventano opinion leader, grazie alla loro visibilità mediatica, nazionale o areale che sia. Solo il Tempo è giudice implacabile anche dei giornalisti.

Tuttavia, il potere che critica chi non è organico all’establishment ragiona esattamente come il relatore di cui ho raccontato in premessa. Farà pure il suo mestiere di tirare l’acqua al mulino suo, ma di certo rinuncia ad uno strumento utilissimo: il dubbio e la riflessione al fine di decidere il meglio per una comunità.

Continuo a ribadire che non è benefico nascondere il ridicolo o l’inopportunità di una scelta, la miopia di talune decisioni, la spocchia di certi comportamenti, l’altisonanza di alcuni proclami su cose futili e inutili.

Se poi, a sbagliare sono i giornali ed i giornalisti che evidenziano le coltri di fumo, i camouflage e/o i paraustielli, saranno i fatti a smentirli. Solo che di fatti veri, seri e risolutivi pare non se ne trovino da queste parti e così finisce che ci pigliamo sulle intenzioni.

Avendo seguito la vicenda della ’chiamata alle arti’ come pure del trasferimento dell’opera scultorea di Iovanna da queste colonne, mi è sorto il dubbio se il potere e le ’intellighentsje’ locali non fossero diventati inutilmente ’albagici’ e permalosi le gesta sproporzionalmente epiche.

Personalmente, la mia stella polare è il motto ’non prendersi troppo sul serio’, ma c’è uno scrittore arguto ed acuto (Amleto De Silva) che l’ha detta con più precisione in un suo libro dal titolo "La nobile arte di misurarsi la palla".

Ecco.

Tag(s) : #giornalismo locale, #Avellino, #intellettuali

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