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Per una sociologia dei giornalisti in formazione obbligatoria

Terza puntata.

Ancora una volta, per partito preso, seguo i corsi di formazione in un'altra provincia.

(Vabbe', è anche perché finora nella mia provincia non ne sono stati organizzati. Eppure c'è un altissima concentrazione di professionisti della carta stampata. L'Irpinia, terra di penne, altro che di lupi.)

Il mio tomtom è andato in tilt: la numerazione di questa lunga via lungo il mare in periferia praticamente non esiste e non essendo del posto ho qualche difficoltà a trovare la sede.

Alla fine arrivo in un centro regionale polifunzionale, sede di un museo di guerra.

Hanno fatto le cose in grande: un buffet con colazione. Prendo un caffè amaro non fidandomi del grasso vegetale con cui sicuramente sono preparati i cornetti.

C'è molta gente. Siamo in un capoluogo vivo e vivace.

Dopo due giornate di formazione altrove e con sempre diversissima fauna, comincio a scorgere tra i presenti qualche decano, nel senso di età.
C'è anche qualche labbro accanottato (ed anche asimmetrico!) e un po' di botox: noblesse oblige.

Qualche volto non mi è nuovo, tuttavia non so minimamente a chi appartenga. Dalla mia provincia pare non sia arrivato nessuno.

Ho un aspetto stridente con la popolazione indigena. Ho indossato un jeans anonimo ed un maglione fatto da me, mentre qui oggi c'è molto 'taccume, tacchineria e sgallettamento'. Riappare il biondo menopausa.

Ho avuto un colpo di genio decidendo di scurire i miei capelli finora biondo-rossastri. Sarà l'età che avanza impietosa o l'abboffamento, ma negli ultimi tempi temo fortemente l'omologazione.

Oggi le presenze vengono registrate scansionando con un lettore a barre il codice sul foglio di prenotazione da esibire al tavolo della presidenza. Circola voce che la procedura si ripeterà anche termine dell'evento. Ma davvero!

In effetti, finora il fatto che si firmasse solo l'entrata non mi era sembrato garanzia di trasparenza ed onestà. Il sistema delle firme può consentire anche l'apposizione di firme postume, bastava essersi semplicemente prenotato.

Man mano che si affolla l'ampia sala, dalla mia posizione defilata, ma praticamente ad un passo dall'uscita (strategia!), mi soffermo sui volti.

No, nessuno dalla mia provincia. Dopo i casini che sono successi durante l'ultima giornata di formazione dell'anno scorso -- quando tutti cercarono di partecipare e si sfiorò la rissa -- nella mia Città, non sarebbe opportuno considerare di partecipare ad altre giornate in altre province?

Vabbe', i miei colleghi sono impegnati. Ma tutti tutti?

Continuo ad osservare la faunistica odierna, la quale sembra davvero più sciolta di altri moduli cui ho partecipato.

Tuttavia, l'autoreferenzialità che si respira intasa i polmoni, tanto è intensa. I giornalisti sono senz'altro una categoria che si prende fin troppo sul serio.

Mi viene sempre in mente il personaggio di Michele Seta, interpretato fantasticamente da Carlo Buccirosso nel film "L'amico del cuore" di Vincenzo Salemme. Michele Seta è un giornalista de «Il Mattino», glorioso quotidiano partenopeo, vanto della nostra regione. Michele Seta (vd foto) si auto dichiara giornalista 'sferzante' e fa le prove di grinta e di posa, davanti ad una sua gigantografia.

Il personaggio rende benissimo l'autoreferenzialità di alcuni di noi. Ecco.

Scorgo anche un tipo che ritiene di essere un inviato di guerra. Indossa addirittura una mimetica e doppio zaino. Pelamarònna. Non c'è niente da fare: ci si crede un po' troppo.

Chi vuole stringere relazioni e fasi notare, bighellona all'entrata tra i tavoli del buffet. Chi ha preso già posto in sala fa la figura del giornalista sconosciuto e peone.

Poiché ad un certo punto si deve pur cominciare, entra finalmente la parte della 'popolazione' più riluttante nonché boriosa ed anche fastidiosa.

Si inizia con la commemorazione di un collega recentemente defunto.

Questo che fa il coccodrillo estemporaneo si crede proprio assai. Giubbotto inglese d'ordinanza, pashmina comme-il-faut, lenti dalla montatura color cocozza.

Questa commemorazione finisce con un usato "Ciao". Per fortuna che non scatta l'applauso dopo il minuto di raccoglimento.

Siedo in seconda fila e mi sento un pescetto fuor d'acqua, ma ho scelto io di seguire la formazione fuori della mia provincia.

Oggi è di scena un antropologo. Sì, di scena, perché alla fine del suo intervento (che gira attorno al vecchio concetto di 'fine della storia'), si produce in una performance alla Ascanio Celestini (affabulazione divulgativa).

Dice che i giornalisti sono la spina dorsale della democrazia. Ideologicamente sì, ma realmente avrei qualche dubbio. Specialmente in tempi di crisi economica e di orgoglio TQ (Generazione TrentaQuaranta) fomentata dal renzismo.

Ha una sua teoria sul ritmo musicale che affiata. Non sono d'accordo. É la coralità che scalda i cuori. Il canto è un succedaneo della coralità, non la causa.

Parla di analfabetismo di ritorno. Ha scoperto che i libri non si leggono più. Ma va'?

Racconta la trama del film "Tregua di Natale" con dovizia di particolari: si mette pure a cantare. Ma si pensa che non vediamo i notiziari dell'ANICAGIS?

Non cia' pozzo fa'. Durante l'intervallo mi alzo e glielo vado a dire che non ha inventato niente. Oliver Sacks già studiò le strategie di sopravvivenza dei disabili. Francis Fukuyama già dichiarò la fine della Storia, salvo ricredersi. Ascanio Celestini già da un pezzo racconta teatralizzando.

Mi guarda, fa un ghigno di sufficienza. Lo saluto a passo ad altro.

La seconda parte è molto interessante, anche se poi finisce per essere il prologo alla presentazione di un libro che si terrà in serata. Infatti, il relatore è l'autore del libro.

Facciamo un po' di ressa (i soliti cafoni che ti passano davanti) per farsi ripassare il lettore di barre sul foglio di prenotazione, per poi scoprire che il codice personale è stampato sul foglio generale delle prenotazioni e il 'letturista' di turno (se volesse) potrebbe scansionare quello, sia in entrata che in uscita.

Stupendo.

Tuttavia, non m'importa più di tanto.

Ho deciso che farò tutta la formazione che posso, anche oltrepassando i crediti minimi necessari.

Mi sono iscritta a due corsi on-line che ho superato con tanto di attestato e accreditamento. Potrebbero pure bastarmi, ma se ho tempo ne seguirò quanti più posso.

Alla prossima puntata.

Viva Michele Seta, che è tutti noi!

Per una sociologia dei giornalisti in formazione obbligatoria
Tag(s) : #formazione dei giornalisti, #giornalismo, #Michele Seta

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