Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Renzi siamo noi

Non è passata una settimana dall’annuncio trionfante sui dati dell’occupazione, che sarebbe aumentata grazie al jobbàcc, che ecco la doccia fredda: non è proprio così e il jobbàcc non ha niente di miracoloso. O per lo meno, non sappiamo ancora se avrà (mai) qualcosa di miracoloso.

Diciamo che la prima notizia è stata grancassa politica, mentre la smentita (prima timida, poi confortata dall’uscita dei dati) ha aumentato la nostra indifferenza. Eh sì, perché in generale non sappiamo davvero a chi credere, ma anche perché in definitiva a noi Italiani manca la condizione psicologica di aver fiducia in qualcosa (magari la ripresa) ed in qualcuno (molti hanno/avevano puntato su Renzi).

Tra ieri e ier l’altro, si sono infittiti i servizi giornalistici che hanno dimostrato cosa ci sta dietro la grancassa, che la disoccupazione è in realtà aumentata per i giovani e per le donne (i disoccupati sono sempre quelli che il lavoro lo cercano ancora, non quelli che si sono stancati di cercarlo) e che il jobbacc non c’entra niente, perché i primi effetti reali si potranno evidenziare solo quest’estate.

Mi sorge il dubbio che la grancassa sia stata suonata appena prima dell’uscita dei dati Istat. Magari anche a favor di Borsa. Ma cui prodest?

Non stiamo meglio di un anno fa. Il TFR in busta paga è una trappola, e se i contratti verranno rinnovati è solo in detrimento. Penso che dopo il jobbacc sia obbligatorio rimettere mano ai contratti collettivi che (vecchi come sono) non contengono queste nuove perle, come il ’demansionamento’ obbligatorio, o la reiterazione per cinque volte di contratti triennali. (Vi faccio la traduzione: per quindici anni sei un precario a norma di legge, mica come quelli della scuola che lo sono stati per pigrizia normativa.)

Ho letto questo fondo su «IlSole24Ore». Si tratta del racconto della visita dell’ex Cancelliere Schroeder in Italia. Verso la fine, potete leggere il pensiero dello statista tedesco nei confronti di Renzi. Secondo Gerhard, l’importanza e il segno di Renzi nella storia italiana sarà dato dalla sua capacità di riformare. Ciò — continua — non implicherà necessariamente la sua rielezione.

A me è sembrato di poter capire che in bene o in male Renzi comunque una tacca l’ha messa, non foss’altro perché ha smosso la vecchia palude. Che questa palude non verrà sostituita da un’altra non ci è dato ancora di capirlo. Tutt’al più lo si spera. Ma io non mi farei troppe illusioni.

Quello che però è certo, è il cambio comunicativo. Lo dimostra fin troppo adeguatamente Maurizio Crozza il venerdì sera (RenziShow). Lo racconta bene anche un esperto di comunicazione in un libro appena uscito.

Se non ci accorgiamo che Renzi possa essere un bluff o che sia riuscito a fare cose di destra che manco Berlusconi, è perché Renzi è uno di noi e noi siamo sboroncelli come Renzi. Renzi siamo noi. Come anche eravamo Berlusconi appena qualche anno fa.

Siamo comunicativamente elementari: c’è un ‘noi’ (quelli buoni e bravi) ed un ‘loro’ (quelli che ovviamente non sono buoni nè bravi e che compongono una categoria ampliabile a dismisura, a seconda dei nostri odi e delle nostre irrazionali idiosincrasie). Aborriamo la complessità cognitiva, prendendoci gioco di quelli che vogliono ragionare minutamente. Sembra siano questi ‘elucubratori’ pessimisti a volerci rovinare (come Landini, no?), mentre invece ridendo e scherzando, un certo Matteo tra il faceto e il più faceto ci sta smantellando uno Stato.

Se c’incazzeremo? Ma no! Che vogliamo incazzarci mai! Siamo fatti così male da essere più propensi ad affermare sia l’ISTAT a sbagliare (perché l’ISTAT gufa, se vogliamo usare lo stile del premier) e non il Ministro Poletti, sui dati della disoccupazione.

Il balletto di cifre e bufale è appena ricominciato. Il mese prossimo si vota.

Tag(s) : #Matteo Renzi, #disoccupazione

Condividi post

Repost 0