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Terra di cazzimma e di vendetta

No, non voglio parlare anche io della vicenda degli otto sindaci della Campania, i quali – degni figli della terra della cazzimma, come dice Francesco Merlo in quest’articolo — hanno escogitato trucchi per autosospendersi e potersi candidare alle prossime regionali.

Non c’è niente da fare: siamo i primi nell’arte di fregare. Siamo così bravi che questa furbizia sconfina nella virtù o nell’arte, mica è una vergogna. Si tratta di fantasia. Fantasia applicata alla legge. Nell’articolo di Merlo, non ci facciamo una bella figura: passiamo per opportunisti, impuniti, spacconi e rappresentanti del plebeismo.

Sarà così, indubbiamente.

L’interessante è che l’idea sia venuta ad otto sindaci, non a uno o due. Come se ci fosse un passaparola. Ovvero come se la genetica della furbizia fosse più diffusa che non altrove, qui da noi in Campania. Mettetela pure come volete, ma c’è del genio. Un genio così sopraffino che ha dentro di sé anche il suo antidoto. Geniale anche questo. Il capo dell’opposizione di un consiglio con sindaco sospeso a causa di contestazione di una multa, ha pagato la multa del sindaco. Ditemi se non è fantastico! Á renard, renard et demi. Ad una volpe, una volpe e mezzo.

Tuttavia, il pretesto delle autosospensioni sindacali mi serve da introduzione per parlare di sindaci e di regionali assieme e del destino ferale che intreccia le autonomie nel modello federalistico.

La stagione dei sindaci è iniziata con la riforma del Titolo V della Carta, circa venticinque anni fa: hanno avuto poteri ed autonomia. Al Parlamento, all’epoca, hanno pensato che ‘imprenditorializzare’ le autonomie locali avrebbe portato sviluppo e genialità. Pure il controllo statale è stato prima ridimensionato, poi annullato. Il Co.Re.Co. non esiste più; i segretari comunali sono scelti dai sindaci e a loro rispondono.

(Mio nonno era un segretario comunale e si sentiva ed agiva da garante di trasparenza e rispetto delle regole. Bilanciava politica e amministrazione e ne sapeva più dei sindaci, conosceva i pericoli nascosti dentro delibere avventate, populiste, ‘commerciali’ o vacue.)

Abbiamo pensato – una volta che i Sindaci si erano dati alla pazza gioia costruendo rotonde e piazzando fontane (così cominciò Vincenzo De Luca, all’epoca soprannominato “Vicienzë ‘a funtana’) nei casi più semplici e frequenti – che non sarebbe stato sbagliato imprenditorializzare anche il Governo. E venne Silvio.

Dopo venticinque anni di federalismo, i sindaci-governatori hanno esaurito la loro spinta propulsiva. Ovvio che c’entrano le risorse economiche. Mica si possono fare le nozze con i fichi secchi. Facile fare ‘e capuzzelle r’ angelo quando lo Stato non taglia fondi. I Sindaci hanno messo troppe fontane e costruito troppe rotonde (è un eufemismo), fino a rendere necessario il Patto di Stabilità. A ciò, aggiungeremo la tragedia di aver tolto ai Comuni la piena autonomia nel tassare gli immobili.

Se il Governo taglia i fondi non c’è genialità di tipo imprenditoriale che tenga. Niente più fontane. Ma neanche asili-nido, né manutenzione stradale, né servizi sociali. Dopo venticinque anni chiediamo ai sindaci scatti d’ingegno e d’intelligenza che a volte non possono geneticamente dimostrare: sono uomini non superman. A volte sono soltanto uomini mediocri, per nulla vicini ai cittadini, anzi lontani da questi per timore delle domande senza risposta e per senso d’inadeguatezza da nascondere.

Insomma, le regole del mercato e della concorrenza applicate all’amministrazione civica hanno fatto molti danni. I Comuni non hanno bilanciato l’analoga arroganza delle Regioni e queste nulla hanno potuto contro la declinazione massima del ‘primato dell’esecutivo’, rappresentata dal Governo centrale.

Il federalismo sembrava un ‘liberi tutti’. Ma si è liberato solo il populismo che assieme alla voglia di protagonismo di uomini ambiziosi ha distrutto l’idea di bilanciamento tra esecutivi di vari livelli, esaurendo tutte le risorse disponibili. Quasi nessuno vuole fare più il sindaco. Gli uomini migliori rifuggono dall’impegno e rimangono solo gli uomini di partito o di qualche corporazione.

La debacle delle autonomie locali di primo livello spinge i power addicted a combattere per un posto nelle liste regionali, con ogni mezzo o con ogni scusa.

Quando arriverà la data delle elezioni, si sarà già compiuta la strage!

Terra di cazzimma e di vendetta, la nostra.

Tag(s) : #elezioni regionali 2015, #sindaci, #federalismo, #Campania

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