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Vive la France!

Una di queste serate, mentre leggevo il «NYT», mi sono imbattuta in una sorta di editoriale personale ed un pochetto intimista, di un americano che per anni ha fatto l’inviato a Parigi.

Robert Cohen ha raccontato il perché del suo amore per la Francia.

Strano – ho pensato – gli yankees sono in prima fila nel vantarsi della loro nazionalità, Per loro non c’è Paese migliore ed efficiente, ricco e all’avanguardia. Pure il loro passaporto è davvero una sorta di chiave universale: una vera potenza secondo l’«HuffPo Italia».

Cosa ci trova lo statunitense Roger Cohen ‘il francofilo’ nella Francia molto centralista, un po’ più organizzativamente socialista (anche più dell’Italia), ma altrettanto nazionalista degli USA, dunque?

Al di là del romanticismo, Cohen ci dice che la Francia è un Paese che funziona, che ci mette anche passione nella sua amministrazione — a differenza dell’asetticità dei pur alti standard anglo-sassoni – e che questo connubio (assieme alla testardaggine) aumenta la qualità del servizio pubblico.

La grandeur francese è nota, come pure l’altissima qualità della loro pubblica amministrazione. La nostra sarebbe tagliata organizzativamente sullo stesso stampo, ma le classi politiche italiane (noi fessi a guardare) hanno immaginato di sfruttarla, legandola a doppio filo agli esecutivi, i quali usano la P.A. per vendicarsi, per fare cassa (pubblica e/o personale), per raccogliere voti.
In Francia la P.A. è sempre neutra e neutrale. Cadessero i governi come birilli, la Francia si salverebbe comunque per la sua struttura amministrativa. Il che è più che una garanzia per i cittadini d’Oltralpe.

Leggo su «L’Espresso» di due settimane fa l’editoriale dell’ex direttore Manfellotto, il quale (ancora) si meraviglia di quanta corruzione ci sia in giro e si chiede se non sia (forse) anche un eccesso di grida, perché la corruzione – come abbiamo visto qualche articolo addietro su queste colonne – è soprattutto percepita. Tutto giusto quello che ci racconta Manfellotto, anche i suoi dubbi sono circostanziati e legittimi. Tuttavia, mi preme sottolineare ancora una volta che la corruzione che ci sta rovinando è quella dei grandi appalti, quella agìta in grande scala dalla politica, quella che ci costa miliardi anche in mancati investimenti stranieri. Quella che fa crollare i viadotti in Sicilia (e talvolta fa dimettere i direttori megagalattici di ANAS, previa buonuscita altrettanto megagalattica) per intenderci, perché i grossi ribassi da qualche parte devono pure drenare: una volta si lucra sulla sicurezza dei lavoratori, altre volte sulla sicurezza e l’incolumità pubblica, quasi sempre su contabilità, materiali e tributi&contributi.

La soluzione non potrà mai passare per il whistleblowing (fare la spia), come ha deciso di deliberare la Regione Friuli Venezia Giulia, che vuole incentivare la delazione interna (e sicuramente di piccolissimo cabotaggio) tramite canali informatici e/o email, garantendo l’anonimato. (C’è la legge in tal senso, ma la legge pare tarata sui pesci piccoli, lasciando praticamente indisturbati gli squali.) Ho i miei dubbi sull’anonimato, tuttavia il problema è che non si può assolutamente abbattere il pervicace sistema di corruzione in Italia con queste soluzioni da asilo: sarebbe come svuotare il mare con un cucchiaio. Senza, inoltre, considerare che l’anonimato (se davvero garantito, ma avrei qualche dubbio) in questo caso finirebbe per diventare una pratica di offesa e di vendetta tra impiegati, a prescindere dalla reale esistenza di eventi corruttivi.
Uno degli strumenti più efficaci – le intercettazioni – è oggetto di polemiche: c’è chi vorrebbe abolirle. Basta lo spione, vero intelligentoni?

Ma ci facciano il piacere, ci facciano!

Se non si farà qualcosa presto e bene aumenterà, invece, l’assuefazione, l’indifferenza.

Non vi pare inaccettabile il fatto che rimaniamo sempre più passivi di fronte al danno che la corruzione comporta al nostro Paese? La mia è domanda retorica perché noi abbiamo ormai assimilato la corruzione come un cancro, inevitabile quanto ferale. Siamo diventati fatalisti e viviamo con le metastasi del potere, incapaci di estirparle, incompetenti a fare qualunque tipo di diagnosi precoce, figuriamoci quanto sia lontano il concetto di prevenzione. E poi, questi Francesi con la loro Amministrazione Pubblica, roba napoleonica…

Noi ci siamo ingollati i Napoleoni e pure gli Asburgo, preferendo lo stile ‘ozii di Capua’ ai registri teresiani delle dominazioni lombardo-venete!

Che ti vuoi indignare più: siamo arrivati all’assurdo di ritenere i corruttori e i corrotti categorie d’intelligenze di successo, mica di criminali. Certo, ci sono dei corruttori costretti a divenirlo (così ci raccontano alcuni verbali giudiziari), ma ciò non è un’esimente. Solo da noi, Terra dei Cachi in eurozona, alcuni corruttori riescono a trasformarsi in vittime e i corrotti in furbi di successo.

Vive la France.

Vive la France!
Tag(s) : #pubblica amministrazione, #Francia, #corruzione

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