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Classifiche bugiarde

Questo articolo de «IlSole24Ore» si chiede l’Italia se sia piazzata male nella classifica dei mercati del World Economic Forum.

In particolare, secondo il Global Competitiveness Index, l’Italia si trova al quarantanovesimo posto della classifica mondiale e addirittura al centotrentaseiesimo per il lavoro e al centotrentanovesimo per il credito.

Le classifiche sono state stilate attraverso questionari somministrati a dirigenti di azienda. Le risposte sono state impietose, riporta il quotidiano economico. Insomma, interrogati su noi stessi, noi Italiani (almeno per bocca dei dirigenti aziendali) non ci descriviamo bene. Tuttavia, quando, poi, ci confrontiamo con i dati numerici (PIL e così via), la realtà diventa migliore di quanto noi stessi non ci accorgiamo.

Dall’editoriale, inoltre, emerge che — al di là del metodo utilizzato per stilare la graduatoria — noi Italiani, lamentandoci di noi stessi, rendiamo un pessimo servizio al Paese, in quanto a livello mondiale appanniamo maggiormente la nostra già malandata immagine. Si tratta di una sorta di rimprovero, perché noi tutti — ma in particolar modo gli imprenditori — siamo gli addetti stampa del Paese e dovremmo dire tutto il bene di noi stessi, se non altro perché il pensiero positivo innescherebbe una spirale di speranza. Almeno di quella.

Qui mi fa gioco una riflessione apparsa su «Internazionale», in cui la mia ammirata Annamaria Testa (riprendendo a sua volta un editoriale di Claudio Magris) sottolinea quanto gli Italiani siano inclini a parlare male di se stessi e di quanto l’autodenigrazione possa aumentare l’impatto negativo dei mali italiani, considerato che ogni nazione del mondo ha i suoi guai.

Appartengo ad una categoria — quella che scrive sui media — che ha l’obbligo di segnalare/descrivere/spiegare le cose che non vanno. In un Paese in cui ’tutto va bene’, qualcosa in realtà va male: sicuramente l’informazione. Lo possiamo constatare con la stampa di Paesi sotto regime. Nell’URSS la «Pravda» ("Verità") e l’«Izvestja» ("Giustizia") erano gli unici e luminosi fari di verità, ma nonostante i proclami di grandezza e sicurezza, le cose nell’Unione Sovietica non andavano per niente bene.

Il fatto che nell’URSS non ci si potesse lamentare (c’è un doppio senso) non ha portato alcun vantaggio in termini d’immagine, ovvero di mercato. Quindi, parlare bene o male di sé stessi non serve a molto, perché si possono sempre dire le bugie. Anche Berlusconi diceva molte bugie sullo stato del Paese, ma non per questo l’Italia andava in definitiva meglio.

Ci sono, di converso, classifiche basate sempre su indicazione di fruitori, come questa di TomTom le quali addolciscono realtà crudeli.

Infatti, nell’estrapolazione delle città italiane con il traffico peggiore nel 2014, per esempio, non c’è Avellino tra le prime dieci!

E non venite a lamentarvi che noi di «Orticalab» siamo sempre i soliti esagerati a parlar male del traffico. Il traffico nella nostra Città è un tormento. E non solo per tutti i cantieri aperti che restringono i flussi in determinati ed insufficienti imbuti, ma anche per la scostumatezza degli automobilisti che in una situazione caotica ritengono di non avere alcun motivo per comportarsi bene, rispettando il Codice della Strada e la buona educazione.

Però — e finalmente una buona notizia! — da pochissimi giorni abbiamo il nuovo Comandante dei Vigili di Polizia Locale di Città. E da due giorni rivedo con soddisfazione gli operatori in divisa pattugliare in alcuni momenti le vie del centro comminando multe. Ho visto fischiare inciviltà, annotare targhe di percorritori di controsensi, sventolare sfogliatelle ai doppia-filisti che invocavano clemenza e evocavano amicizie. Era da troppo tempo che non avevo un moto di soddisfazione per qualcosa che torna a funzionare in Città.

Bene. Speriamo continui così, perché, ieri, per esempio, alle tre e mezzo di pomeriggio, era di nuovo il caos. Specialmente a Via Carducci, con le auto al solito parcheggiate a destra salendo, gli autobus che scendevano sulla loro preferenziale e gli automobilisti che la invadevano per poter avanzare. (Penso che Via Carducci sia irrisolvibile e se non mettiamo un freno a Via Luigi Amabile-incrocio Via Trinità prima o poi succederà qualche guaio). Della serie ’un-vigile-per-strada-non-fa-ancora-primavera’.

Ordunque, torniamo alle liste bugiarde. Pure la famosa classifica sulla salubrità delle Città italiane era inesatta su Avellino: non aveva considerato l’Isochimica, né Piazza Castello, né tutti i giorni in cui abbiamo dovuto chiudere al traffico il centro per superamento dei limiti di inquinamento.

Insomma, all’elenco delle lamentazioni italiche possiamo aggiungere l’infedeltà delle classifiche rispetto alla realtà. In bene ed in male.

Ma l’Italia è così bella che vince su ogni denigrazione. Prendete questo reportage fotografico di un notissimo sito USA, ripreso da «LaRepubblica». Immagini mozzafiato e didascalie orrende, fatte apposta per vedere cosa vince. Ovviamente, vince l’Italia delle immagini. Ma dietro le immagini del Colosseo cosa c’è?

Quest’altra inchiesta racconta dell’opportunismo, della microdelinquenza, della frode e dell’illegalità che rendono l’Italia un Paese inospitale, a cominciare dalla Capitale e dal suo simbolo nel mondo.

Ci vogliamo perdonare tutto perché in fondo viviamo nel Paese geograficamente/architettonicamente/archeologicamente/gastronomicamente/enologicamente più bello del mondo? Se lo facessimo sarebbe da criminali.

Qualcuno si autoassolve a prescindere, ma è sbagliato. Possiamo fare molto di più e lasciar perdere le indulgenze.

Se da una parte insistiamo sulla corruzione percepita — cifra esagerata rispetto al numero dei fatti — per sradicare un’atavica abitudine a questa tipologia di reati che allontana gli investitori, perché parimenti non insistere sulle cose che percepiamo vadano male-anzi-malissimo per sperare di assomigliare davvero al Paese geograficamente-etc-etc più bello del mondo?

Classifiche bugiarde
Tag(s) : #statistiche, #traffico

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