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"Pulci" Il numero zero

In gergo si chiama pilot, o numero zero.

Si tratta dell'esordio di un programma televisivo. Talvolta viene messo in onda, talvolta rimane come prova generale su cui lavorare, attraverso modifiche e arricchimenti.

Questo programma, che rientra nella fattispecie delle Rubriche (per la loro regolarità temporale), si occuperà di fare le pulci alle notizie.

Nel senso che ci sono più ...sensi e livelli per interpretarle, anche per ciò che non raccontano esplicitamente. Forse, soprattutto per quello che non raccontano, ovvero per come lo raccontano.

Usiamo questa rubrica per allenarci a vedere dietro la realtà.

Vi farò un esempio, dopo una brevissima premessa.

La proliferazione delle fonti (a tv, radio e stampa si è aggiunto il web che diventa sempre più preponderante) aumenta la confusione. Nel senso che di una sola notizia possono esserci più versioni, ma anche più tendenziosità.

Famoso l'esempio di una strage a Houston di qualche anno fa, riportata su Twitter in modalità così diverse da far sembrare che a Houston ci fossero state due stragi, con tutto ciò che ne consegue sull'opinione pubblica.

Prendete questo esempio, si tratta di due tweet relativi alla stessa notizia.

“Il NYT (@nytimes): “Più di 30 corpi smembrati trovati a

Houston. Fonte Reuters”.

BreakingNews (@BreakingNews): “Dozzine di corpi trovati

seppelliti nel Texas. Fonte KPRC di Houston”.

La notizia è la stessa, cambia il modo di esporla e quindi

cambiano le implicazioni cognitive ed inferenziali che evoca. Non

solo, ma ad un lettore non attento, sembrano due notizie diverse

che alimentano il terrore che a Houston ci sia un ondata di follia

omicida.

Chi si ferma per approfondire questa notizia su altri tipi di

media in questa società frettolosa?

Be’, certo è un problema.

Questo perché su Twitter l'esiguità dello spazio (140 caratteri in tutto) è una trappola contro la chiarezza.

Più di ogni altro media, ancor più che nella ripetitività dei canali all news, il web favorisce la ridondanza. Anzi ne abusa, il che produce nei lettori una sorta di sazietà che si traduce in maggiore superficialità nella lettura delle notizie.

Tant'è che alla fine si arriva a leggere solo i titoli degli articoli. Si chiama skimming, la lettura a blocchi separati di uno scritto per rilevarne il senso principale. Lo skimming è far rimbalzare le pietre sull'acqua (slide).

Lo skimming, però può diventare pericoloso se si riduce al titolo (ecco perché si fanno titoli allarmistici o sensazionalistici, per attirare e mantenere gente sul pezzo) o se s'incappa nei blocchi non significativi di uno scritto.

Molti di noi vivono sempre più l'ansia di perdersi qualcosa e divorano tutto senza davvero metabolizzare niente di ciò con cui cognitivamente entrano in contatto attraverso i media, specialmente i social media.

Altri, la maggior parte, semplicemente desistono. Si arrendono e non leggono più nulla. Specialmente non si leggono i media a stampa.

Siamo arrivati all'argomento di oggi: la crisi dei giornali. Anche alla luce delle recenti notizie (che hanno interessato anche la nostra provincia) di nuovi licenziamenti da strutture editoriali.

Molti pensano che non si legga più perché c'è la crisi e i soldi per comprare i quotidiani si possono risparmiare, dato che c'è la tv e internet.

Ma non si legge più innanzitutto perché attraverso il web e la tv arrivano notizie sempre fresche e quelle sui giornali sono facilmente superate.

Il quotidiano «LaRepubblica» -- nella versione a stampa -- qualche mese fa ha deciso di dare molto più spazio alle opinioni che alle notizie. Scelta abbastanza saggia, tuttavia è solo un modo per allungare l'agonia dei giornali a stampa.

A latere del risparmio, c'è che gli Italiani proprio non amano leggere. La stessa crisi è riscontrabile (con cifre più drammatiche) nel settore dell'editoria. Libri non se ne vendono. Tuttavia si continua a scrivere! (Poiché questa dell'aumento degli scrittori è una storia interessante, ma diversa dall'argomento che trattiamo oggi, ne parleremo in altra puntata).

Sì, va tutto bene. Ma con questo , Marika, che ci vuoi dire?

Che possiamo capire assieme il vero punto di crisi dell'editoria. O per lo meno, uno dei punti di crisi dell'editoria giornalistica che si preferisce evitare.

In primis c'è la qualità del prodotto.

I giornalisti -- considerati gli spazi che si sono aperti grazie al web e che si devono comunque occupare -- sono diventati criceti della scrittura e dove c'è quantità, spesso la qualità va ramengo.

Metteteci, poi, che i criceti di cui parliamo sono spessissimo anche giovani (stagisti, aspiranti giornalisti) malpagati, ed ecco che la qualità è minata dalla base.

Poiché c'è da difendere a spada tratta il pluralismo (e qui non c'è un filo d'ironia), non possiamo condannarci ad avere la cosiddetta concentrazione delle testate. Per legge è vietata, ma nei fatti spesso emerge.

Poi, c'è il paradosso del servizio pubblico, quello che dovrebbe essere garantito dalla RAI, pagata da noi. Tuttavia, al di là di pochissimi prodotti, il resto è una paccottiglia costosa di lustrini e luoghi comuni. Per come la vedo io, la riduzione dei DG non aiuterà la qualità ed il risparmi. Figurarsi poi se a nominare il Direttore Megagalattico è il Governo.

Basterebbero questi due elementi da soli a farci capire che il settore è una foresta di mangrovie, un mare di sargassi, una palude senza scampo. Di sicuro le cose cambieranno, ma non sappiamo ancora come si evolveranno. Personalmente, ritengo che il peggio debba ancora arrivare. Queste parole sono anche il titolo di un piccolo e ribelle e-book (gratuito) che racconta le vicissitudini di una giornalista freelance. Molto lanciata, cioè, ma aggratis.

Torniamo alla mission (si dice così, oh yeah) di questa trasmissione.

Durante le prossime puntate, cercheremo -- come ho già annunciato -- di leggere tra le righe. Di fare le pulci alle notizie e a quello che sottendono. Talvolta le amplieremo, talvolta le confuteremo. Spesso sorrideremo. E sorridere è il migliore strumento per salvarci la vita (psicologica).

Infatti, la prossima volta parleremo di felicità.

E di felicità nella nostra Città!

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Tag(s) : #tv, #giornalisti, #il peggio deve ancora venire

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