(Originale su Orticalab, al link in basso.)
Una mangiapreti come me non è riuscita a rimanere indifferente sulla vicenda di Benedetto XVI.
Non è stata l’eccezionalità della notizia dell’undici febbraio, tanto meno le ragioni più o meno palesi che sottendono al ‘gran rifiuto’ di un Papa dell’Era post-moderna (se non lo avesse immortalato il Sommo Dante, Celestino V sarebbe stato ufficialmente cancellato dalla Storia, ammettiamolo), quanto le reazioni emotive delle persone durante le ultime apparizioni in pubblico del Pontefice, specialmente nel ‘giorno dell’elicottero’ (sarà sempre ricordato così, credetemi). Non mi aspettavo – ovviamente – nessun corteo in limousine, né autoblindo scortati, ma un esilio in elicottero ha la sua spettacolarità e la sua strana e spiazzante modernità, che stride con un gesto solenne e dimenticato: il cupio dissolvi di San Paolo (Lettera ai Filippesi 1, 23-24), perché anche San Paolo era lacerato tra il dedicarsi a Cristo o alle pecorelle del suo gregge.
Mi è capitato di osservare alle venti in punto di giovedì 28 febbraio la diretta con la quale tutti i tiggì hanno aperto. A latere delle pantomime delle guardie svizzere – alabarde in resta per respingere lanzichenecchi eventuali -- la telecamera al di qua del portone che si è serrato ha regalato alla Storia i tre gendarmi che controlleranno il riposo notturno dell’ex Pontefice, o Papa Emerito, privato delle sue scarpettae rubrae de Prada, (copyright il disegnatore satirico Stefano Disegni).
I mass media, in particolare quelli televisivi, allargano i confini dell’evento (come già successe, per esempio, con la morte ed il funerale di Lady Diana, l'assalto alle Torri Gemelle o il giuramento del primo Presidente african-american degli USA) e contagiano chiunque vi assista, anche da lontano: esattamente ciò che è successo a me. Dayan e Katz (Sociologi e sudiosi di comunicazione televisiva) le definirono ‘le grandi cerimonie dei media’ e Meyrowitz (un famoso sociologo della Comunicazione Massmediale) ritenne che queste andassero ‘Oltre il Senso del Luogo’ (che è anche il titolo italiano del suo testo più celebre): virtualmente ero sull’elicottero che a sua volta filmava l’elicottero del Papa, la commozione è stata reale. Sì, proprio io, anche io, una mangiapreti.
Ho riflettuto, dopo la diretta di ogni attimo dell’evento, sul perché questo Papa ricevesse così tanto consenso ed appoggio solo ora che si è esiliato, mentre durante il suo pontificato è stato abbastanza criticato (dopo un Wojtyla, non ce ne sarebbe comunque stato per nessuno).
Joseph Ratzinger ha commosso tutti con il suo gesto, che non è viltà. Non ha abbandonato la croce, anche perchè – come tutti hanno potuto intuire – la Chiesa cattolica (nell’accezione vaticana) non è più il regno della Fede e della Carità, di cui la Croce è il simbolo più sacro. C'è chi ha parlato di umiltà, allorquando Sua Santità ha valutato i problemi del Vaticano più grandi della sua pazienza e del suo pur immenso potere. Ritengo, piuttosto, che Benedetto XVI sia da definire coraggioso.
Magari non è il Giustiziere Bianco, ma è già tanto che abbia silenziosamente ammesso che bisogna cambiare. Mi sono commossa al pensiero che c'è ancora qualcuno che crede nella Verità e nella Onestà. Il suo gesto di auto-escludersi ha dimostrato che questo mondo è piuttosto marcio. Shakespeare conosceva meglio di noi la psiche umana e la bassezza degli intrighi di potere, ed il suo Amleto si suicidò proprio perchè c'era del marcio in Danimarca. Benedetto XVI ha ammesso tutti i problemi della Chiesa attuale, pur non rivelandone i segreti: ha, dunque, compiuto un atto di verità.
Lo stesso atto di verità che gli Italiani sperano, invano, dai rappresentanti politici di questo Paese.
Anche il mondo politico è marcio, più di Elsinore, tuttavia nessuno lo abbandona. C'è chi si vendica per essere stato escluso, come sta facendo De Gregorio presso la Procura di Napoli. C'è chi si candida a fare piazza pulita delle storture, come proclama il Movimento 5 Stelle, ma nessuno fa un gesto umano, come lo ha fatto Benedetto XVI, al quale – e per questo gesto -- va tutta la mia stima.
Le persone hanno bisogno di umanità e di verità. In Italia abbiamo troppi segreti, molti dei quali dolorosi e grondanti sangue. Cossiga ne ha portato qualcuno con sé nella tomba, farà lo stesso Andreotti, giusto per citare un paio di persone 'informate dei fatti' che avrebbero potuto compiere un gesto umano e di verità, ma se ne sono guardati bene.
La gente piangeva in Piazza San Pietro perchè è così difficile che i Potenti siano umani: di solito i Potenti (almeno quelli di casa nostra) prendono in giro la gente e così abbiamo la possibilità catartica di commuoverci quando qualcuno squarcia il velo anche per noi.
Anche io, oggi, mi sento di ringraziare Joseph Ratzinger, il Papa che ritornò uomo.
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