Overblog Tutti i blog Blog migliori Marketing e social media
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità

Meritiamo di più

Per una sociologia degli sprechi, degli scempi e degli auspici.

(Nella foto accanto, una delle rappresentazioni rivisitate della piece di Beckett, Aspettando Godot.)

Una delle frasi più comuni e banali che si possano pronunciare ad amori finiti è “Tu meriti di più”. Sottintendendo (ipocritamente) di non essere all’altezza di relazionarsi con il partner, lo/la si lascia al proprio destino, mentre noi si diventa liberi di essere 'meritati' da qualcun altro/a. Anche noi meritiamo di più, come cittadini di Avellino, anche se mi viene il sospetto che anche Avellino si meriti di più come città. Così, alla fine ci siamo consensualmente lasciati, noi e la nostra città, da un bel po’ di tempo. I segnali? Ve ne elenco – ancora una volta – qualcuno.

L’intombamento dell’Eliseo mi fa male al cuore, anche se (mannaggia se no lo avevo scritto! Qui: http://www.orticalab.it/Eliseo-no-io-non-c-ero) sono stata facile profeta sul tipo di conclusione che avrebbe avuto la vicenda. A proposito, poi, si è saputo chi sono stati gli appiccatori dell’incendio? Qualcuno di loro è stato eventualmente rinviato a giudizio? Mi sa che ho perso qualche puntata della vicenda, dal punto di vista delle indagini e delle conseguenza giudiziarie. O no?

Lo scempio di Piazza Castello? Ne vogliamo ri-parlare? Sono più di due anni che esiste il quasi scandalo di un cantiere enorme, abbandonato, che contiene una collinetta di detriti ricoperta da un macabro telone nero. Neanche il garbo di comunicare cosa succederà e se e quando succederà qualcosa che cambi lo stato -- ora penoso -- della piazza.

La Dogana di Piazza Amendola, assurta a monumento della nostra inamovibilità. Il Mercatone, emblema di degrado urbanistico e civile (come ha scritto Giulia D'Argenio, qui: http://www.orticalab.it/Hotel-Mercatone-a-spasso-con-J-tra).

E poi, il Fenestrelle. Il fiume-torrente che è diventato simbolo di un recupero più che possibile. A tratti idilliaco, a tratti maleolente; a tratti conurbato, altrove ascoso, tuttavia dimenticato e dimenticabile, mentre la collaborazione di tutta la cittadinanza potrebbe risollevarne le sorti più facilmente (anche dal punto di vista economico) che non sistemare le vicende degli altri scempi visibili. A cominciare dalla bonifica dei liquami misteriosamente sversati tramite le acque del Rio Cupo (come scrive Luigi Salvati qui: http://www.orticalab.it/Scarichi-illegali-nel-Rio-Cupo), visto che i soldi furono a suo tempo appostati.

Ogni settimana potremmo scrivere un editoriale o riportare una cronaca o ospitare una testimonianza relativamente al fiume, perché è questo il compito di una testata giornalistica. Potremmo tenere desta l’attenzione e stimolare le coscienze. Sappiamo farlo, e lo faremo. Tuttavia, oltre le ottime testimonianze storico-archeologiche, gli auspici dei tecnici e degli appassionati e i desiderata pubblici degli abitanti di Avellino, sono certa che non si andrà. Tutta roba immateriale da leggere comodamente, anche se suscita rabbia ed indignazione pochi muscoli si muoveranno. Tuttavia, il fiume e la città urgono atti e azioni.

Il rapporto tra Avellino ed i suoi abitanti è di tipo nostalgico. Silvia rimembri ancora… Non si ama il presente, non si cerca (se non a parole) un futuro migliore, e ci si aggrappa a ciò che non è stato e che invece poteva essere. Si capisce che è una forma di pigrizia, ma è soprattutto l’effetto di una sorta di trauma: ad un certo punto l’avellinese-persona si è dissociato dall’avellinese-cittadino, per cause – azzarderei – di natura amministrativa e gestionale dell’urbe (con la minuscola).

Ho ascoltato molti commenti privati e personali a seguito della nostra inchiesta sul Fenestrelle. In molti di questi venivano implicitamente sollecitate risposte da altri soggetti, come se il problema creato altrove, dovesse altrove essere risolto. “Sì sì, – emergeva nei discorsi delle persone che ho incontrato -- tutte belle parole, ma se non si muove il Comune/l’ARPAC/la Sovrintendenza/il Sindaco (un soggetto a scelta, cioè) non cambierà mai niente.” Oppure: "La colpa è di Tizio/Caio/Sempronio perché non hanno fatto niente." O ancora: "Chissà che interessi ci stanno sotto.", "Chissà dove sono finiti i soldi." In somma, a torto o a ragione, la causa dei problemi è identificata altrove, come altrove è immaginato il locus delle soluzioni. Per consuetudine, pigrizia, inerzia mentale siamo entrati nel clichè di vittime totali e irrecuperabili di cattive gestioni e amministrazioni.

In questi ultimi mesi, catalizzata dall'incendio dell’Eliseo, abbiamo constatato una presa di coscienza diffusa e molti cittadini hanno provato a movimentare e mantenere l’attenzione e il desiderio di vedere l’immobile finalmente aperto e fruibile. Tuttavia, non è servito. Non è bastato. Posso capire di trovarci in carenza cronica di finanziamenti (dissesto, pre-dissesto, catastrofe economica), ma almeno una ricognizione chiara, trasparente e (almeno abbastanza) definitiva dello stato amministrativo e delle possibilità di restituzione alla fruizione pubblica del bene era d'obbligo. O no? Nel frattempo -- aspettando Godot -- intombiamo l'immobile e utilizziamo lo spazio contiguo per il mercatino di Natale. E poi critichiamo chi va a Salerno per le luci natalizie. Ma anche quando i soldi ci sono (o ci sono stati) non è che i risultati siano di qualche utilità pubblica (vedi il traforo da Piazza Garibaldi a Via Due Principati, ovvero l'autostazione).

Insomma, l’analisi sociologia dei nostri guai ci riconsegna una fotografia di cittadini bravi a catalogare miserie, a comporre imponenti archivi storici di liriche memorie, a scrivere pamphlet vibranti ed appassionati, talvolta animosi ed animati nel chiedere (attraverso comitati, giornali, associazioni) spiegazioni. Tuttavia, nulla cambia se non si decide da qualche altra parte e il silenzio dall’altrove decisionale ci annulla come titolari di diritti. Gli abitanti di questo Altrove, purtroppo, siamo noi o meglio i nostri rappresentanti, quelli che abbiamo negli anni votato. L'indignazione del singolo o del gruppo non basta. Ma vi dico di più: neanche l'indignazione generale è sufficiente. Ci meritiamo di più in quanto cittadini, come la nostra Città si merita di più in amministrazione e gestione.

Per l’intanto, abbiamo gettato la spugna in un metaforico Rio Cupo, collettore nascosto delle nostre indicibilità. Anche di coscienza.

Pubblicità
Tag(s) : #Avellino, #Fenestrelle, #degrado urbano, #ex Eliseo
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: