Io lo cambio spesso, lo sfondo del mio computer di casa. Tuttavia, dopo vari ripensamenti che durano lo spazio di pochi giorni, ritorno sempre a una foto di fenicotteri nell’acqua. Amo il mare, tuttavia mi scoccia di mettere le solite marine. I cavalloni coi surf mi suscitano ansia. Questi fenicotteri, invece, sono fotografati nel sole che fa brillare l’acqua. Quest’immagine è per me una promessa di estate. (Come salvaschermo ho, invece, una semplice frase, tratta da un film girato in Campania “Lista Civica di Provocazione”, che quasi nessuno – sigh – ricorda più.)
Di solito, non discetto di salvaschermi (o di sfondi del computer), che è questione/vicenda tra le più personali che ci siano: ognuno ci mette ciò che vuole. Più spesso, ciò in cui si vuole riconoscere, o farsi riconoscere per via di una scarsa autostima. Mi sono decisa ad affrontare questo intimo aspetto perché Arianna Huffington, la potente e famosa fondatrice dell’HuffPo (decine di versioni nazionali) ha dedicato l’incipit di un suo articolo all’argomento ‘salvaschermo’ (anche se, dalla descrizione, doveva trattarsi di sfondo e non di screensaver, ma è un artifizio retorico).
Anche Arianna, dunque, ha scritto – il 1° febbraio su «D di Repubblica», l’inserto femminile del sabato -- che “dal salvaschermo di una persona si possono capire un sacco di cose”, confessando che sul suo ci sono le gazzelle, le quali sono il suo modello di vita. Uhm.
E giù un pipponcino che parte dall’ammirazione per le sinuose e scattanti gazzelle (chissà com’è l’autostima di Arianna H.) per finire all’amore per gli animali, specialmente quelli domestici “che sanno aprire i nostri cuori e arricchire le nostre vite” e di come un animale domestico è un toccasana per i disturbi psichici e lo-dicono-anche-gli-scienziati. Siamo d’accordo, lo sappiamo. Ne abbiamo le prove. A cominciare dai reparti di pet-food dei supermercati che aumentano di dimensione con gli anni. (Il mio parrucchiere ha uno scaffale per la vendita di prodotti per lo shampooing degli animali domestici.)
Anch’io amo gli animali domestici. Ne ho un paio, bipedi, a casa: un interista ed un milanista. Talvolta si azzuffano pure. Li scambierei volentieri per due quadrupedi di taglia più piccola, di quelli che non portano pedalini -- così fastidiosi da raccogliere sotto i letti, signoramia -- e che non ingurgitano circa un kilo di jogurt al giorno.
‘Ma Marika, dove vuoi andare a parare? Non è che stai sull’incazzato, no?’
Eh, sì, sto sull’incazzato, in crescendo.
Vorrei sottolineare come Arianna parte da mooolto lontano (i salvaschermi); passa per la savana (le gazzelle); ci parla della sua proiezione di stile e attenzione attraverso questi bovidi scattanti; si sofferma sul suo maltese il quale le ha insegnato ad allargare i confini del suo amore, aprendosi verso l’esterno anziché ripiegarsi in se stessa, espandersi anziché contrarsi; ed, infine, magnifica i benefici psichici dell’avere un animale domestico come amico.
Morale? Evabbe’ che la rubrica appartiene ad un settimanale femminile (gli stereotipi vogliono questi prodotti editoriali poco profondi, quasi insulsi), ma – Arianna, carissima – ‘sto ‘ntruglio insipido e puerile te lo potevi risparmiare. Mi è sembrata una presa in giro all’intelligenza delle donne che dovrebbero acquistare e leggere un settimanale che cerca (invano, direi) di distinguersi dagli altri femminili.
E questo è perché stiamo nei dintorni dell’Ottomarzo e l’affronto a modo mio. La parità, il riconoscimento e la formazione delle intelligenze avviene anche attraverso i media: a leggere scemate, si diventa scemi.
(Ringrazio la mia amica di fèisbuk Raffaella M., che inconsapevolmente mi ha suggerito l’argomento ed alcune battute di questo pezzullo irriverente.)