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The day after
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Ieri era il giorno dopo lo show di Renzi, quello della #svoltabuona.

Powerpoint&grinta prima di cena. Ti apre lo stomaco meglio di un prosecchino. Abbiamo assistito alla prima volta di un Consiglio dei Ministri che approva un elenco di idee e di speranze (se non di veri e propri miracoli da chiedere al Padreterno) e non di provvedimenti da attuare, al massino dopo i quindici giorni canonici della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Attendo maggio per vedere la mia busta paga e penso che forse le scuole d’Italia saranno messe in sicurezza per quando i miei nipoti andranno all’asilo, più o meno circa fra quindici anni, sempre che mio figlio non decida di espatriare.

È che mi sono ritrovata, il giorno dopo, a riflettere ancora una volta sulle cause del nostro deficit. I nostri governanti stirano la coperta logora delle nostre finanze statali: le toppe si spostano a seconda dei governi e della creatività dei premier. Berlusconi litigava con Tremonti, Letta e Saccomanni avevano visioni diverse sulla ripresa, idem Renzi e Cottarelli (commissario straordinario alla spending review). Si accettano scommesse sul macht Renzi-Padoan.

Taglia qua, metti là. Sposta, recupera, abracadabra e bibidibobbidibù. L’unica magia finora riuscita è stata quella di ‘addolcire’ i commenti di Susanna Camusso nei confronti di Renzi. Ma più che le proposte del keynote, ha potuto la minaccia di far scomparire i sindacati. Come si fa a far scomparire un sindacato? Semplice: tagliare le risorse, non solo economiche. Niente più agibilità (permessi, distacchi e legge 300), niente sussidi per i CAAF, approvazione di leggi restrittive sulla rappresentanza, imposizione di IMU/ICI sugli immobili di proprietà delle confederazioni e, cosa peggiore, ‘consigliare’ ai vari Floris-Formigli-Lerner-Annunziata-Santoro-Paragone&Co di non invitare i segretari sindacali. Una coltre di silenzio è la peggiore condanna, in quest’epoca in cui il valore è proporzionale alla visibilità.

Non sono convinta delle magie renziane, anche perché la nostra disgrazia non sono i parametri di deficit programmato, nè i diktat impossibili di Bruxelles, né l’economia zoppa, bensì il cancro che divora quest’ultima: corruzione ed evasione.
Il mio non è un chiodo fisso, ma è che nel fare la solita rassegna stampa rigorosamente on line constato quotidianamente l’ampio numero di notizie relative a grosse truffe ai danni dello Stato ovvero di corruzioni stratosferiche.

Ogni politico di carriera inserisce la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale nel programma (slide num. 15 del keynote di Renzi, please), ma puntualmente non succede mai nulla di nuovo. Per friggere un po’ di aria, si sono inventati con Monti il Piano Anti Corruzione, il cui impianto è fondato su di una forma di paranoia contro gli impiegati pubblici, le ultime ruote del carro malandato. L’applicazione pedissequa del PAC aggraverebbe la burocrazia, invece che snellirla, come ha promesso anche Renzi (no, questo non c’era nelle slides).

Ovviamente, lo sapete anche voi da sempre che la burocrazia è tale per via dei controlli. Più c’è tendenza a svicolare, più aumenta la burocrazia. Più ci sono crepe negli iter più si annida la corruzione tra le genti predisposte (e noi lo siamo). Per cui, periodicamente ci si applica a chiudere le nuove crepe, aumentando la burocrazia. Ancora una volta, il problema si appalesa antropologico e andrebbe risolto attraverso una migliore educazione delle genti, non in maggior controllo, che è costoso e comunque facilmente aggirabile. Il fatto è, in definitiva, che nessun PAC di buona volontà riuscirebbe mai a stroncare le grandi corruzioni.

Secondo uno studio de lavoce.info, tre sono i fattori che consentono alla corruzione di perpetuarsi: la depenalizzazione del falso in bilancio, l’accorciamento dei tempi di prescrizione e l’assenza del reato di auto-riciclaggio.

La nomina politica degli alti dirigenti aumenta le probabilità di corruzione (per via dello scambio di favori) favorendo l’estensione della contaminazione corruttiva alla burocrazia amministrativa “senza la quale il politico corrotto avrebbe difficoltà a prosperare”.

Come già detto altrove (qui: http://www.orticalab.it/Dai-soldati-semplici-ai-generali) i rimedi devono essere applicati ai vertici, non alla base, perché il sistema di propagazione più dannoso in termini economici è quello top-down.

Il costo della corruzione è davvero alto in Italia e debellarla significherebbe, quanto meno, non assistere più alle televendite sulla sparizione di manovre aggiuntive al DPEF (dette ’finaziarie’) del mercoledì pre-serale.

Tag(s) : #12 marzo 2014, #corruzione, #evasione
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