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Magistratura batte Politica, 3 a 0

Non voglio scrivere nessun pippone sull'ultima puntata della vicenda riguardo alla famigerata Legge 40, quella sulla procreazione eterologa (e non solo), dei cui dettagli sono pieni i quotidiani di ieri (http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/2014/04/09/news/fecondazione_cade_divieto_eterologa-83136799/?ref=HREC1-3). La Legge 40, dopo dieci anni dalla sua introduzione, è stata smantellata in un altro dei suoi pezzi. Ben trenta, infatti, sono stati gli interventi sulla legge, di cui ormai non resta più in piedi pressoché nulla. La 40 è una legge retrograda, perfino al confronto con la Costituzione, che è nata più di sessant'anni fa.

Ricordo di aver partecipato ad un convegno (al Centro Samantha Della Porta), interamente trasmesso da RadioRadicale, in prossimità del referendum abrogativo indetto nel 2005. Mi ricordo che partecipò ai lavori anche il compianto Adriano Lombardi, perché -- vorrei ricordare -- la Legge 40 restringe anche l'utilizzo di staminali per la ricerca, necessaria per le malattie come quella che aveva colpito il nostro indimenticato Capitano. Ricordo come fosse ieri, che fui l’unica a sollevare la questione della ricerca (essendo gli interventi tutti incentrati sulla fecondazione) e Adriano si commosse. Ora, mentre ne scrivo, mi commuovo anch’io.

Ricordo ancora diverse altre occasioni di dibattito, cui venni invitata come esponente del ‘contro’. Il quorum non fu raggiunto, ma la stragrande maggioranza di coloro che andarono a votare chiesero l’abrogazione. Vinse l’astensionismo strategico. La circostanza che più mi colpì ferendomi fu che le ragazze giovani (circa 20-25 anni) cui mi rivolgevo per fare propaganda erano addirittura quasi terrorizzate dal parlare della faccenda. Molte di loro rispondevano che non sarebbero andate proprio a votare o che avrebbero votato per mantenere la legge “perché così aveva detto il loro ragazzo”. Inorridii. Insomma, oltre alla ‘questione religiosa’, mi accorsi che esisteva un ordine di ragioni ‘maschile’.

Che scoppino le polemiche, che ci si scandalizzi (Famiglia Cristiana parla di "ultima follia italiana"), che i politici recitino le loro parti, tutto lascerà il tempo che trova.

La vicenda della legge 40, al pari di tante altre situazioni (la derubricazione della cannabis, l'incostituzionalità del Porcellum, il riconoscimento del matrimonio omosessuale di Stefano Bucci e Giuseppe Chigiotti ordinato del Tribunale di Grosseto proprio due giorni fa) ha come attore principale la Magistratura.

Tempo ci vuole -- ed invero, nel caso della Corte Costituzionale, anche un Giudice ordinario che eccepisca l'incostituzionalità -- ma alcune conquiste di civiltà (diconsi anche progresso) sono possibili nel nostro Paese solo attraverso questo percorso: lì dove è manchevole la politica (attraverso il Parlamento) ci riesce la Magistratura.

Queste situazioni, tuttavia, non sono ottimali. Di sicuro indicano che la politica frena, anzi blocca proprio, più che guidare un Paese verso una maggiore Democrazia, mediante l’allargamento dello spettro dei diritti, o quantomeno attraverso l’aumento del numero dei cittadini di cui tutelare i diritti.

C'è voluto -- tanto per dirne un'altra -- una buona manciata di lustri per avere finalmente una proposta di legge che diminuisca l'intercorso tra la sentenza di omologazione della separazione e la possibilità di fare domanda per l'annullamento del matrimonio (sarebbe il divorzio), laddove in molto mondo non solo i tempi tra separazione di fatto (non quella legale) e divorzio sono ristrettissimi, ma l'istituto frenante, ovvero riflessivo (nel senso di pausa per capirci qualcosa della mostra unione che è già andata ramengo) della separazione legale non esiste proprio.

Come avrete compreso, sono un’avversaria dell'impianto delle restrizioni sia per quanto riguarda il divorzio, che per l'eterologa (ma anche di molte altre situazioni restrittive, ma faremmo notte se iniziassi ad elencarle). Davvero mi chiedo cosa ci sia di scandaloso ad avere un figlio che reca codici genetici diversi da quelli dei genitori. Ma anche questa storia che non bisogna parlare della loro origine di figli adottivi, ovvero nati con la fecondazione eterologa (praticata in Spagna o in Olanda), come se fosse una vergogna. C’è una vignetta in rete in cui due genitori caucasici guardano perplessi il loro figlio di colore, commentando di dover decidere di parlargli dell’eterologa perché la storia della nutella in gravidanza non regge più. Ovvio che il concetto è stato portato all’estremo (le cliniche per l’eterologa cercano comunque di non deviare troppo dalle caratteristiche somatiche dei genitori), ma c’è sicuramente da dire che i nostri luoghi comuni ci condannano, diversamente da quello che fa la Magistratura, che, invece, ci sta liberando.

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Tag(s) : #Legge 40, #eterologa, #Adriano Lombardi
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