Non ne possiamo più di trasmissioni di cuochi e cucine?
Nei nostri incubi appare Joe Bastianich che ci fracassa i piatti sul pavimento?
I nostri figli pre-adolescenti temono che Lidia Bastianich (è tutta una famiglia di scassacazzi) venga a intimare loro di cucinare un uovo fritto?
Eppure, le trasmissioni di cucina impazzano e sono finanche trasversali, unisex cioè, vengono apprezzate da quasi tutta la famiglia.
A discolpa di canali televisivi come Alice e Gambero Rosso, posso garantire che dopo aver visto una mezz’oretta di preparazioni, mi passa la fame come se avessi mangiato davvero. E ciò è tutta salute.
Come ho avuto modo di raccontare spesso (anche qui su Ortica), le trasmissioni di cucina appagano i sensi in modo vicario, inoltre sono anche delle storie a lieto fine e non ci mettono in agitazione. Tra l’altro, i canali tematici sulla cucina sono tra i pochi posti mediatici in cui non sono coercitivi i canoni anoressici: c’è una esondante e senza-rimpianti Ela Weber, per esempio, e quelle simpaticone delle cuoche emiliano-romagnole stazza tripla ics, che allineano cappelletti e fettuccine, ispirano tranquillità e buonumore.
Personalmente, non amo cucinare, perché non so cucinare e non ho voglia né tempo per imparare. Ma questo lo sapete da tempo. Mangio poco (e spesso male, per via di orari e incapacità ai fornelli). In compenso, ho il frigo straripante di jogurt, verdura fresca (però, che palle, mondare la verdura) e frutta. Il mio cruccio è non aver trovato ancora l’attrezzino per sfilettare le cicorie puntarelle (manco su amazon ci sta, caspita!), ma sono dettagli insignificanti. Per l’intanto, ho trovato un escamotage: mi guardo il tutorial della preparazione delle puntarelle doc (sulla marmetta, aka tablet) e mi convinco di saperlo fare anche io. Il mondo torna in ordine, almeno per un quarto d’ora.
Ho scoperto, ultimamente, che per aumentare i click agli argomenti di cucina e/o promozionare trasmissioni e volumi sull’argomento, basta pubblicare (e ciò succede periodicamente) un articolo sull’edibilità degli insetti, sul loro altissimo contenuto proteico, sulla totale mancanza di lipidi, sulle tradizioni orientali in materia, sulle terribili previsioni di carestie prossime future, assieme a foto di contenti degustatori di spiedini di scolopendre e lombrichi al barbecue.
Ovvio che per controbilanciare al disgusto ci si fiondi con impeto sul primo link che raffiguri una pavlova lussuriosa o una fettuccinata porcini-tartufi. Poiché non sono così sofistica, preferirei le immagini (e per noi meridionali è il top) di una fragrante frolla napoletana, magari dopo una pizza-a-libretto (vecchio termine per pizza-takeaway). Magari, mangiando a spasso per i Decumani...
Stanno provando a farci cambiare gusti. Proprio a noi Italiani, patria della cucina più gustosa del mondo. Ultimamente c’è un tizio dal Giappone che mi perplime. Si presenta con un "Ciao, sono Hiro" (che è anche il titolo della sua trasmissione) e prepara solo cibi a ’cottura zero’ condita con roba improbabile. Ha un modo spaventoso per pronunciare la parola ’alloro’. Lo piazzano di solito di mattina presto, così fa meno danni psicologici. Giorni fa ho fatto colazione mentre Hiro preparava una ‘conditio’ crema-di-senape e maionese all’aceto per la confortina di accompagnamento allo sgombro crudo. Ma ci pensate? S-g-o-m-b-r-o. C-r-u-d-o! Un campione di digeribilità.
Morale? Ho dovuto prendere due caffè per farmi passare il mal di stomaco.
Il promo di Hiro.
/http%3A%2F%2Fwww.orticalab.it%2Fsites%2Fortica%2Flocal%2Fcache-gd2%2F21c439e7ee3dbc0b768c4fee8d584c7a.jpg)