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Fiere campionarie

L’Irpinia è in fermento: sono ben cinquantuno i Comuni che rinnovano i consigli (qui). C’è la novità di Montoro che si unisce e diventa il terzo più popoloso comune della Provincia e quella di Nusco che candida Ciriaco il Grande (qui). Come al solito, il piddì locale ha pasticciato abbastanza (qui) tutto a favore dello spettacolo delle prossime settimane.

Abbiamo un mese per ascoltare (e riportare) i migliori comizi nonché le perle antologiche dei candidati (e ci divertiremo) e da attenti analisti delle vicende (e Ortica lo è, lo è, fidatevi) potremo già delineare il quadro che risulterà fra un mese (ma non lo faremo: il bello è godersi lo spettacolo). Con circa duecentocinquanta liste presentate (quattordici solo ad Ariano), questa tornata espone più candidati che merci in una fiera campionaria.

Fiera per fiera, prima della bagarre, però, godiamoci qualche altro giorno di ponte e – magari – fate come me, che venerdì pomeriggio me ne sono andata alla Fiera di Venticano. D’altronde, proprio oggi arriverà Vittorio Sgarbi per presentare il suo ultimo libro (qui). Ho avuto modo di incontrare il critico (su tutto) a Milano, un paio di anni fa. Presentava anche lì un suo libro, sulle donne nell’arte, durante la Settimana del Design. Conobbi anche la sorella (Elisabetta) che lavora alla Bompiani. Pienone nella sala (ricavata in un chiostro, dalle parti dell’Accademia di Brera) come al solito: Sgarbi attira. C’è chi si diverte a sentirlo nominare esemplari ovini, chi, invece, gode della sua ars fabulatoria nel raccontare cose dell’Arte. A me piace tanto che ci siano esperti ed intellettuali che raccontino della loro materia in modo interessante e piacevole (coma anche Caroli, per esempio). È il miglior modo per avvicinare le persone a qualunque materia, magari ad incuriosirli. Non si può vivere solo di calcio-sanremo-masterchef-amici-fattivostri-verdettofinale.

Sono quasi un’assidua – tuttavia, molto dipende dalla meteorologia – ma diciamo che negli ultimi tre anni non sono mai mancata a Venticano. Mettiamoci che mia madre aveva espresso gradimento per una sortita e che (per fortuna!) non pioveva, ed ecco che partiamo alla volta di Località Campoceraso, allungando il tragitto e passando per la terra dell’aglianico, diciamo il percorso tra Luogosano e Venticano, attraversando Taurasi. La Taurasia, insomma.

Che splendore le vigne al sole dorato del pomeriggio! Quasi quasi mi sarei fermata ai limiti di una di esse (magari in località Carazita, la più rinomata, per l’esposizione perfetta lungo un pendio riparato) semplicemente a meditare in mezzo a quel verde dorato. Che bella che è l’Irpinia. Certi vigneti sembrano pettinati, di sicuro sono più ordinati del miei capelli.

All’ora di arrivo (circa le 17) mi sono trovata forse nel massimo di affluenza del giorno. Gli addetti al traffico sono stati gentili e comprensivi e hanno lasciato scendere mia madre davanti al cancello secondario, mentre io ho dovuto parcheggiare a quasi un kilometro di distanza. Anyway.

A me le fiere piacciono. Non che sia una fissata per lo shopping, ma è che sono curiosa e le campionarie (di merci e di soggetti sociali) mi attirano. S’imparano molte cose. Si ha anche modo di aggiornare l’antropologia delle genti che visitano la fiera. Ad un certo punto, tanti i visitatori, hanno introdotto i sensi di marcia per i pedoni, come a Salerno durante le festività natalizie.

Ad una fiera campionaria c’è un po’ di tutto. Ovviamente, nulla che non sia stato già visto altrove, o in tivvù, o che non si trovi anche su Amazon. Ma c’è molta parte di popolazione del territorio irpino che Amazon non sa cosa sia. Con ciò non voglio dire che l’età media dei visitatori era alta, no no, per nulla. Il nuovo spazio per le spose, per esempio, attirava parecchie famiglie e molte ragazze. Una gentile signorina mi ha anche allungato una corposa brochure di abiti da sposa. L’ho guardata con aria interrogativa. Mi chiedevo se avesse pensato di me che ero troppo vecchia e quindi avessi una figlia da sposare, ovvero troppo giovane e potessi sposarmi anche io. Ho optato (vanitosamente) per la seconda opzione e le ho sorriso un: “E mica mi devo sposare, io!”

Un gentile espositore a forza voleva farmi assaggiare un qualcosa al tartufo spalmato sul pane. A me piacciono i tartufi, ma l’ora e il caldo non mi hanno consigliato di aderire all’invito. Sono andati forte gli stand che sfornavano ricce e frolle (le sfogliate) o sgocciolavano zeppole immense. Anche gli stand di macchinette da caffè espresso in cialde e capsule furoreggiavano. L’odore del caffè caldo e aromatico si spargeva per i capannoni. All’esterno, c’era un fabbro che lavorava in estemporanea (nella photogallery) e circa una decina di dimostratori di attrezzi da cucina: ultime diavolerie che spopolano. Non ho abboccato. Seguo da lustri l’insegnamento della buonanima di Henry Ford: “Tutto quello che non c’è, non si rompe”. E non si lava, aggiungo.

Avessi avuto un terrazzo decente a casa, mi sarei fatta tentare da uno dei numerosissimi modelli di barbecue esposti, come pure dai forni per le pizze. Ma vivo in città, con terrazzini da cinquanta centimetri.

Ho comprato qualche terracotta: un paio di boccaletti (carrafielli) e sua maestà il ‘Chingo’. Dicesi ‘chingo’ il coccio per cuocere la pizza ionna (gialla) di mais. Qualcuno fa derivare l’etimo da ‘chieno’ (pieno), tal altro da ‘chianga’ (lat. planca, lastra di marmo o tavolone di legno). Fatto sta che ora a casa c’è un vero chingo.

Al di là del folklore e dell’antropologia del luogo, c’è sicuramente da dire che gli artigiani o i piccoli imprenditori sono davvero bravi ed espongono merce di qualità. C’era lo stand di due fratelli fabbri che era uno spettacolo: pure le colonne erano di ferro battuto!

Da (mezza) pugliese qual sono, però, nutro un’insana passione per i mezzi agricoli. Quelli esagerati, tipo le mietitrebbie e i trattori, anche cingolati, il cui cinturato è più alto di me. In Capitanata, questi colossi sono un vero must. Non me ne sono andata finché non sono riuscita a convincere un’anima pia a farmi qualche scatto vicino a questi lucidi draghi meccanici, tra i mormorii delle persone che fluivano.

Bene, anche per quest’anno – schivando i dimostratori di aspirapolveri e lavapavimenti (portentosamente instancabili) – personalmente archivio la Fiera Campionaria. Ma voi, amici lettori, avete ancora oggi e domani per farvi una capatina. Temporali permettendo.

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Tag(s) : #Fiera di Venticano, #amministrative 2014
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