Buon mercoledì amici di Parascandolo!
Com’è andata la vostra settimana? Benone? Adesso vi racconto della mia.
Come avete già potuto leggere lunedì, sulle pagine serie, quelle importanti di Orticalab (qui siamo nel regno vario e variopinto di Orticaland), mo’ mo’ ne vengo da una trasferta capitolina. Tranne che per alcuni luoghi del cuore — quasi tutti sofferti in Fernweh, che è la nostalgia di posti in cui non si è mai stati ed io in questa specialità sono campionessa! — a me piacciono tutti i posti del mondo, perché più dei luoghi, m’innamoro del viaggio. E meno male, perché ci sono luoghi davvero impossibili. Come questo residence oltre la Cassia in cui ci hanno ospitati per il corso. Non ci ero mai stata prima — sarei stata una masochista a tornarci — ed ora capisco perché lo chiamano Alcatraz.
Pur immerso nel verde e irrigato ogni sera, si trova in una specie di ’fonnata’, condizioni — come avrete compreso al volo perché i lettori di Ortica sono tutti in gambissima assai — che incentivano la demografia delle zanzare. Se ci sono esseri più inutili al mondo — secondo me — essi sono le zanzare. Anche le mosche hanno un loro motivo di esistere (a parte il fatto che non pungono e non sibilano roteando sulle orecchie nel cuore della notte) non foss’altro per la loro frequenza paremiologica (mosche cocchiere e mosche al naso, per esempio), ma le zanzare no.
Dicevo della loro demografia ad Alcatraz-oltre-la-Cassia-quasi-Cerveteri. Sono così vistose ed insolenti le zanzare indigene che si notano anche senza particolari ricognizioni preliminari al mettersi a dormire. Son grosse e rumorose come gli Apache, gli elicotteri da guerra degli Yankees. Ricordo che mio figlio aveva un gioco sull’Amiga in cui abbattere un Apache faceva guadagnare un botto di punti. Ebbene, anche io ho guadagnato un botto di punti sul campo, ad Alcatraz-oltre-la-Cassia-quasi-Cerveteri, con la ciabatta ne ho abbattuti ben tre, di tali mostri.
Ma la puntata di oggi non finisce qui. Stiamo parlando d’insetti. E ne sto anche parlando male, anzi malissimo. Odio le zanza..ne (come le chiamo io e non vi spiego da quale crasi lessematica è nato il neologismo)!
Tuttavia, gli insetti sono utilissimi e fra poco saliranno anche nella graduatoria di importanza. Pare che saremo invasi da nuovi franchising gastronomici che venderanno insetti panati&fritti-arrostiti-lessati-caramellati-in-umido-e-anche-al-forno. Le nuove frontiere dell’alimentazione, insomma, sconfinano nell’entomologia, fermo restando che nel sud-est asiatico ed in alcune zone dell’Africa ciò è già consuetudine. Perché son tornata a parlarvene?
Deve essere stato registrato un calo di click e di attenzione sui media, la scorsa settimana, durante le tarallane dei ballottaggi, perché l’argomento ’edibilità degli insetti’ ha rifatto prepotentemente irruzione tra le news, anche radiofoniche. Il caldo è arrivato da pochi giorni e non c’è ancora l’affollamento di foto con gente a mollo nelle fontane (ah, Trevi e la fontana di Piazza di Spagna sono transennate per lavori, quindi sceglietevi altre location); le foto della sonda Cassini sono andate in replica già il mese scorso (le ritroveremo a settembre), così, prima della bagarre su mondiali&dintorni, gli insetti da mangiare rimangono un piatto forte del menù giornalistico. Cià.
Gli Apaches
Pubblicità