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Siamo rimasti amici

La settimana scorsa mi sono dedicata agli inviti ai matrimoni. Roba che scotta.

Oggi, invece, voglio narrarvi un episodio relativo ad un matrimonio mancato.

Ascoltavo alla radio, un paio di settimane fa, come al solito, rientrando dal lavoro, una trasmissione di dediche&richieste, durante la quale il conduttore chiacchiera con l’ascoltatore: un po’ di bio, un po’ di gigioneggiamenti, la spiegazione della richiesta e le ragioni dell’eventuale dedica.

Il tizio dell’episodio dedicava la canzone alla sua ex, una canzone appartenuta a loro due, alla loro vita assieme.

Incuriosito, lo speaker ha voluto approfondire la questione e il dedicante ha con entusiasmo raccontato che si erano lasciati dopo dieci anni di convivenza e che attualmente sono amici più di prima, che la sua ex è una donna splendida, che capisce tutto, che sono ancora complici, in un lungo (e smelenso) birignao di autocompiacimento.

Uhmaro’.

E se è tutto questo perché si sono lasciati, mi sono chiesta? Perché?

Il tizio, che ci aveva preso la mano, sembrava complimentarsi con se stesso per aver avuto ’sta ciorta di essersi separato (dopo dieci anni di convivenza, tipo un matrimonio) senza traumi, senza contumelie o rancori, vantando la particolarità del rapporto attuale con la sua ex, alla quale — ho perfidamente immaginato — racconterà pure delle sue nuove conquiste.

Uhm.

Se non lo fermava il conduttore, il tizio sarebbe andato avanti per un bel po’, tutto compreso a considerare il vantaggio di avere una ex così comprensiva, che tuttavia ancora gli era accanto, con la quale aveva un rapporto di amicizia inossidabile, che lo comprendeva meglio di chiunque altro, cui per gratitudine dedicava la ’loro’ canzone.

Sarà il mio scetticismo che ama esondare, ma situazioni di ’amicizia’ inossidabile tra due ex è roba che si legge solo nei romanzi. Mi domando se agli (eventuali) nuovi partner dell’ex coppia stia bene questa situazione così complice.

No, dico, perché può succedere che si abbiano screzi e che fai? Ti vai a confidare con l’ex? Che ti capisce di più? Di sicuro è una mano santa per far pace con il/la partner. Come se Belèn litigasse con Stefano (si chiama Stefano vero?) e andasse a confidarsi con Fabrizio Corona, prima di tornare a casa.

La situazione idilliaca di poter conservare amicizia e complicità (forse anche la stima) con l’ex è tipica di una certa mentalità proprietaria o da harem (vale anche per le donne): ho una nuova vita, un nuovo amore, ma anche una spalla sicura, un tizio/una tizia che condivide ricordi e complicità da tirare fuori alla bisogna. Non ho un nemico/una nemica che mi ipertrofizza i sensi di colpa da cui devo guardarmi e difendermi. Si allarga l’autostima in questo modo. Fa parte di una nuova tendenza socio-antropologica: rimanere amici più di prima in un brodo indistinto di ipocrisia, talvolta.

No, non ci credo. Anche chi si lascia consensualmente viene — presto o tardi — colpito dalla culex dell’acredine. O del rimorso, oppure del rimpianto. A meno che.

Tutta questa ’complimentazione’ nei confronti della ex, puzzava tanto di ’ti ringrazio che mi hai capito’. Mi sa che forse a lasciare è stato lui. Infatti, il conduttore sgamato (è un napoletano) gli ha chiesto: "Ma proprio nessuno screzio? Davvero nessuno?" Al che il tipo ha risposto: "Sì, in effetti, forse nei primi tempi, sì. Poi si è sistemato tutto."

Ciò che mi ha colpito — e mi ha fatto anche incazzare — è stata l’esagerazione con la quale il tipo descriveva l’amicizia e la complicità del rapporto e l’intelligenza della sua ex.

Mi sono ricordata di un aforisma di Paul Valery: "Una donna intelligente è una donna con la quale uno può essere stupido quanto vuole."

Ciao, raga’. A mercoledì prossimo.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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