Deve essere stata la stanchezza o forse il caso, ma sabato sera ho lasciato correre sul fatto che durante il pranzo, la tivvù era accesa e sintonizzata su La7 (la preferita da mia madre) e che ad un certo punto – dopo il volto troppo illuminato di Lilli Gruber – è apparsa lei, la regina dei reality, Simona Ventura.
Mah, sarà perché presenta Miss Italia, ho pensato. Molto spesso gli ospiti ai talk show o agli approfondimenti (ma anche negli intrattenimenti più beceri) sono lì per intense ed intese operazioni di markètting (no, nessun errore grammaticale). Un po’ di pazienza e dopo Ventura appare il volto della Professoressa Elisabetta Gualmini, docente, editorialista per «La Stampa», scrittrice, moglie di un parlamentare piddì (Salvatore Vassallo).
Uh, uh, la cosa si fa interessante. Altro markètting, per altro reticolare?
Sì, sì, si è rivelato poi vero che Simona Ventura abbia accennato a Miss Italia, ma solo un po’ perché l’argomento della trasmissione era troppo serio per associarlo così sfacciatamente alla gara di bellezza.
Ed è altrettanto vero che Gualmini era lì anche per parlare del suo ultimo libro (tra l’altro argomento del boxino di approfondimento di Paolo Pagliaro, acuto osservatore, co-autore della trasmissione «OttoeMezzo») sulla difficoltà di essere madri lavoratrici in Italia.
Wow! Accidempoli. Meno male che c’è Lilli Gruber, perché i temi di genere risultano totalmente assenti dall’agenda e dal dibattito politico. Nonostante l’infittimento dei ranghi dell’esecutivo di esponenti donne, le questioni di genere non appartengono all’agenda di questo Esecutivo. Manco l’indignazione più. Eppure il contatore dei femminicidi in Italia non si è fermato, né si è rallentato. Anzi.
Se il femminicidio (nella sua accezione più diretta, anche il femicidio) è l’estremo, il percorso delle violenze, delle discriminazioni, delle dimenticanze nei confronti dell’altra metà (anzi, un po’ più) del cielo inizia presto, inizia subito. Si tratta di una condizione psico-socio-antropologica che respiriamo. È così connaturata con la nostra (in)civiltà che facciamo fatica a distinguere i contorni dell’ingiustizia.
Lo scrittore David Foster Wallace, parlando ai laureati dell’Università del Kenyon College nel 2005, raccontò questa storiella.
“Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice «Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?» I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede «ma cosa diavolo è l’acqua?»”
Ecco noi siamo tutti pesci che nuotano nel mainstreaming (la corrente principale, quella più affollata, quella in cui non ci si chiede mai ‘perché’) e dubbi su dove e come viviamo non ce ne facciamo. Manco i nostri politici se ne fanno.
Durante la trasmissione, sono stati toccati tutti i punti dolenti della nostra condizione normativa e fattuale nei confronti dello schiacciamento delle donne tra cure famigliari e lavoro (anche quando si vive il dramma della disoccupazione). Anche il mercato del lavoro è crudele nei confronti delle donne, cui si chiede ancor più flessibilità degli uomini, in tempi e salari. Le nostre leggi non sono sufficienti a tutelare la maternità di donne prive di contratto (come le partite IVA, per esempio, o alcune forme di precariato), non ci sono asili nido, né servizi assistenziali degni e per tutti, nei confronti dei minori e degli anziani, anche questi caricati sulla mole di lavoro femminile.
La nostra cultura perpetua la creazione di enormi sensi di colpa nei confronti delle donne che chiedono tanta indipendenza economica quanto gli uomini, che chiedono di ripartire equamente il carico famigliare, di poter guadagnare (a parità di incarichi) gli stessi salari, di avere più norme e leggi a tutela delle fasce deboli (bambini, malati, anziani, incapienti). L’acqua in cui nuotiamo ci omologa nel pregiudizio come nel senso di colpa unidirezionale, entrambi contro le donne ed il loro lavoro: in casa e fuori. Non ci facciamo caso: esattamente come i pesci di Wallace, non sappiamo cosa sia l’acqua.
Diamo per scontate troppe cose. Nuotiamo senza pensieri in un mare di ‘e che sarà mai!’.
Che sarà mai se non ti fanno il contratto, basta che guadagni qualcosa; e che sarà mai se non cumuli contributi (tanto, della tua vecchiaia non frega a nessuno); e che sarà mai se limitano la legge 104; e che sarà mai se le patologie dei tuoi genitori anziani devono convivere con le cure ai figli (e ai troppi mariti pigri, indolenti, maschilisti); e che sarà mai se dopo una giornata di lavoro, non trovi nessuno disponibile a portare giù la differenziata (dopo aver dovuto anche controllare che i tuoi abbiano almeno azzeccato il bidoncino dove buttare il vetro etcetera etcetera): che vuoi che sia, ti fai pure una passeggiata fino al portone; che sarà mai se nel week end devi fare in affanno tutto quello che il tuo lavoro ti ha impedito di fare in settimana e ‘non ti devi manco lamentare perché puoi sempre smettere di lavorare e stare a casa a pensare alla famiglia’.
Oh, davvero? E se sei una madre single? E se sei mono-reddito? Ti arrangi con dolore: le biciclette delle donne madri e/o figlie-di-genitori-malati non hanno neanche le marce.
Ad ogni peso che sollevi (il cesto dei panni, le buste della spesa, tuo padre paralizzato), ad ogni gradino in cui inciampi e ad ogni spigolo che ti viene contro perché sei stanca (non mi dimenticherò mai di Isabella Viola, morta di stanchezza); ad ogni costrizione retro-sternale alla vista dell’estratto conto bancario; ad ogni aumento delle bollette, del costo dell’istruzione, dell’abolizione delle corse di bus e autobus; ad ogni difficoltà, ad ogni malanno (di cui non puoi e non devi lamentarti), ad ogni piccola e grande discriminazione (che il mondo da per scontate, come l’acqua per i pesci) dovrebbe aumentare la consapevolezza e la voglia di reagire per cambiarlo questo stato di cose.
Ma l’acqua è pesante, torbida. Tutt’al più, bestemmi il luogo in cui vivi, o sibili con odio il nome di chi può aiutarti e non lo fa. E magari l’hai pure lasciato, perché le violenze non sono solo fisiche.
No, neanche questo Governo farà qualcosa per riequilibrare il divario tra diritti fattuali di uomini e donne in Italia. Non ho finora sentito nessuna – dico nessuna – delle nostre Ministre suggerire proposte o modifiche per attutire neanche di un poco il peso delle discriminazioni. Una volta ‘nominate’ al potere, le donne diventano mentalmente uomini, nonché afflitte da ‘benaltrismo’ fulminante.
Quello che mi ha sconcertato – ma assai assai – è che oltre al pretesto del libro di Gualmini, la difesa delle donne affaticate e stanche è stata fatta da Simona Ventura. Ovverosia, se l’argomento – già grave in sé – è affidato solo alle parole (per quanto sincere ed accorate) di una conduttrice di show e reality l’opinione pubblica lo declassa in importanza, nonostante la popolarità di Simo.
Sì, certo, ben venga Lilli Gruber che il sabato sera dedica una trasmissione alla fatica di essere donne in Italia. Ma è sabato sera. E dopo la sigla finale, parte il trailer di Miss Italia, per l’occasione pure in contemporanea su La7 e financo La7D (il canale dedicato alle donne).
Dicevamo, ma cos’è diavolo l’acqua?
/http%3A%2F%2Fwww.orticalab.it%2Fsites%2Fortica%2Flocal%2Fcache-gd2%2F300x186xd7ff5d5afa15697818dc35c766b3363f.jpg.pagespeed.ic.Z0cehmOHtv.jpg)