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Regole per rubare per bene

~~Su «Il Quotidiano della P.A» -- che leggo per motivi di lavoro -- ho trovato una deliziosa disquisizione su di una sentenza della Cassazione. In poche parole, l'Alta Corte ha accolto l'eccezione di un rapinatore che contestava l'aggiunta della condanna -- nonché della relativa pena -- per violazione di domicilio.

Nel senso che, in qualità di rapinatore, è il tuo mestiere entrare con violenza in un domicilio minacciando per impossessarti della cosa mobile altrui. Insomma, la rapina implica la violazione di domicilio. Se non entri non puoi rapinare.

La violazione di domicilio è un reato-mezzo, strumentale cioè alla consumazione del delitto principale: rapinare. Infatti, secondo quest'interpretazione, la rapina aggravata (da minacce e violazione di domicilio) è un reato complesso, composto, cioè, di precisi momenti.

Se i rapinatori entrano e vanno dritti al malloppo (senza trastullarsi al tiro a segno con i lampadari, per esempio), evitando smancerie (che ne so, un complimento pesante alla padrona di casa) ma attenendosi all'essenzialità della loro attività (criminosa, è bene sottolinearlo) - la quale comprende (come da protocollare) violazione di domicilio, minaccia e appropriazione delle cose altrui (per lo più valori e contanti) - si può pensare di non avere altre rogne oltre quelle previste dall'art. 628 del Codice Penale, al numero 3/bis del comma secondo.

La violazione di domicilio senza rapina è un reato a parte (art. 81 del citato Codice Penale).

Il ragionamento non fa una piega, ed, infatti, il rapinatore ha avuto uno sconto di pena perché ha seguito il protocollo giusto (violare il domicilio, rapinare, prendere il malloppo e scappare) e di ciò si son giovati anche i suoi sodali, anche se non avevano eccepito nulla in Cassazione.

Se da una parte la sentenza dirime un'eccezione argomentata e accoglibile, dall'altra non mi capacito sul fatto che esista una sorta di protocollare criminoso che seleziona i rapinatori, tra quelli che sanno cosa fare (sorta di puristi del mestiere) e quelli che aggiungono attività (tipo, sfregiare una casa perché non sanno dove sia la cassaforte).

(Mi viene in mente il bellissimo film "I soliti ignoti", in cui un'intera banda passa la notte a fare un buco nella parete sbagliata per finire a mangiare pasta e ceci ‘riposata’, trovata nella cucina della casa sfondata. Mi chiedo se si tratti di rapina, magari aggravata dall'ignoranza dei rapinatori che avevano pure provocato una fuga di gas con conseguente esplosione. Oppure no, perché non avrebbero rapinato nulla, tutt'al più apprezzato le qualità culinarie della casa.)

Morale? La cosa mi perplime, ma è comunque un dato – confermato anche dalla giurisprudenza dell’Alta Corte – che c’è un protocollo codificato anche per le rapine. Insomma, c’è un ordine, o una forma di logica anche nell’ambito dei delitti, cui le pene si adeguano.

La conseguenza di tutto ciò è che sicuramente saranno possibili protocollari e codifiche di altri reati, seguendo una logica dal punto di vista del delinquente, il che è -- a sua volta -- logico, un po’ spiazzante, ma certamente possibile.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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