Manca una settimana a Natale.
Anche qui ad «Orticaland» ci stiamo preparando. Ho già gli argomenti in tema.
Per entrare degnamente nel ’mood’ (si dice così, oh yeah) stagionale e di vacanze (di lavoro e di soldi, ahimè), ritengo, tuttavia, che occorra passare per una sorta di ’doccia-prima-della-piscina’ con i piedi ammollo nella vaschetta del disinfettante.
Insomma una specie di penitenza, per poi poter godere dell’atmosfera, dei doni, del cibo, dello sfavillio...
Uhm, ci state credendo, vero? Allo sfavillio, alla felicità natalizia, voglio dire. Pare che a Natale si debba per forza essere felici e che non sia davvero Natale senza alcuni simboli.Il «Corsera» ne elenca alcuni, ma — in tutta sincerità — la maggior parte degli Italiani non potrà goderne. E continuo a chiedermi perché la felicità — anche quella natalizia — debba transitare per il possesso di merci, ovvero per l’assunzione di alcuni irraggiungibili cibi. Fatta eccezione per il tartufo (la variante mesentericum, quella bagnolese non è neanche citata nell’elenco, però) che è un prodotto rintracciabile localmente, il resto è comunque fuori dalla portata economica della maggior parte di noi.
Abbiamo trascorso un anno complicato. Dalle grosse speranze innescate a febbraio dai roboanti annunci del premier sui fiumi di latte e miele, al credito di fiducia che gli abbiamo concesso alle europee di primavera, siamo capitombolati fin qui dopo un’estate piovosa, le tasse aumentate, l’inutile abolizione delle Province, la disoccupazione alle stelle, più di 80mila italiani che cercano un futuro all’Estero e questa nuova tartarinata delle Olimpiadi di Roma del 2024.
Se fossimo tristi, ce ne sarebbe ben donde.
Che dite? Siamo già tristi? E ci avete ragione, Amici Lettori. Infatti, nella classifica mondiale delle nazioni felici non stiamo tra i primi dieci Paesi, piazzandoci solo cinquantunesimi su 130.
Adesso — com’è normale — ci si mettono anche le nuvole. Oddio, non dovremmo scandalizzarci più di tanto, visto che Avellino è il Regno della Pioggia e delle Nuvole, dove il grigiore è costante.
Grigio il tempo, grigio l’animo. Anche per questo gli Stati a ridosso dell’Equatore — pur poveri — riescono ad essere più felici di noi.
Tuttavia — e qui torniamo all’argomento ’catarsi-prima-di-Natale’ — un team di psicologi sociali di Sidney ha scoperto che il bel tempo ci appanna il pensiero, mentre una coltre nuvolosa ci renderebbe più perspicaci, facendoci focalizzare sull’ambiente e sulle circostanze, favorendo capacità critiche migliori.
Perbacco.
Stando così le cose, noi irpini dovremmo essere intelligentissimi, perspicacissimi, cognitivamente una spanna sopra tutti gli abitanti di territori assolati. La cosa mi perplime assai e prima di tirare qualche conseguenza azzardata, ho voluto fare altre ricerche.
Così, ho letto di un certo Eric Wilson — psicologo statunitense — autore di un testo contro la felicità e a favore della malinconia, la quale ci renderebbe attivi per cambiare lo status mentale che ci affligge. La depressione — che è più grave della malinconia — ci rende apatici perché svuota di valore la vita, mentre la malinconia comunque si fonda sull’idea di un benessere possibile da raggiungere.
Allora, ho messo assieme i due concetti (psicologi australiani e Wilson) ed ho dedotto che noi Irpini — ancorché non felici — siamo fortunati, perché cognitivamente più dotati, grazie al maltempo e alla malinconia che diffonde.
Poi, guardo come stiamo messi da punto di vista amministrativo e gestionale delle cose pubbliche e mi viene solo voglia di scrivere a ’sti professoroni che hanno sbagliato tutto.
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