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Se vesti di rosso

Un paio di rubriche fa, ho scritto della libertà di vestito e di quanto un abito faccia il monaco. Ma anche l’esperto, il VIP, il potente, e così via.

Il potere di un abito è tale che incide anche su altri tipi di percezione e/o proiezione.

Partiamo con un esempio recente. Il piumino M., quello analizzato in una puntata di «Report».

Fino a che non lo smitizzasse Milena Gabanelli, il suddetto capo di abbigliamento era per molti l’oggetto del desiderio. Come ci fosse diventato, è presto detto: marketing, promozione, utilizzo di testimonial d’eccezione. La qualità diveniva secondaria. O meglio, la qualità seguiva come corollario. Il tutto contornato da altissimi prezzi di vendita. Insomma, alla fine, chi indossa(va) un piumino M. più che altro trasmetteva questo messaggio: "Posso permettermelo".

Per quanto possiamo essere animalisti, indifferenti alle marche, ovvero non propriamente abbienti da permetterci un piumino M., nonché tutto il politically correct resto sull’argomento, non possiamo negare che quel capo di abbigliamento è un simbolo del lusso e chi lo porta ha più o meno inconsapevolmente aderito al mantra più comune: suscitare invidia. D’altronde, non è quello che facciamo sui social? Postando foto di viaggi, colazioni, convivi, cleavage?

Comunque, lo stigma contro la famosa marca di piumini si sta lentamente affievolendo: la rete dimentica in fretta.

Vabbe’.

Il potere di un abito è tale che l’Università della Bretagna ho voluto indagare fino a che punto può modificare percezioni sociali e comportamenti umani.

Si è potuto constatare che una donna con i tacchi attira più considerazione ed attenzione di una senza tacchi. I tacchi sono di solito associati alle celebrità, alle modelle, all’immagine di sensualità perché modificano il portamento, la postura e la camminata.

Nella sezione Psychology del «Time» è apparso un piccolo editoriale che elencava gli effetti degli abiti sulle persone e le preferenze di alcuni colori su altri a seconda delle personalità.

Il rosso significa sesso, ma ciò solo se lo indossa una donna. Ai maschi abbatte l’attrattività, per esempio, tuttavia è utile agli autostoppisti: hanno più possibilità di essere caricati. Il rosso è utile quando si parla in pubblico perché attira attenzione.

Vestire di nero significa competenza.

Vestire di bianco è trasparenza. (Viene usato spesso dagli imputati nei tribunali.)

Blu ispira fiducia. Più scuro è il blu, maggiore è la fiducia.

Il grigio va bene per ogni cosa e non significa nulla in particolare.

Giallo e arancione non sono raccomandati perché — pur attirando attenzione — stancano immediatamente.

Vestire giovanile ci fa sentire meglio in salute. Portare occhiali aumenta l’autorevolezza ma diminuisce l’attrattività.

Portare capi firmati aumenta la proiezione di status, con la speranza di essere trattati meglio.

Vestiti scuri, possibili nevrotici. Vestiti formali, coscienziosità e adesione ai codici. Abbigliamento stravagante, apertura mentale. Scollatura profonda e vestiti costosi, narcisismo nelle donne.

Certo, tutto va preso a mo’ di tendenza e non è una bibbia. Tuttavia, ora possiamo comprendere meglio il potere dell’abbigliamento. E magari ribellarci.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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