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Di bilanci, liste, propositi, regole e finta nostalgia

A fine anno si fanno bilanci. Non come a settembre (che sono certamente più seri e sofferti), ma si fanno. Non foss'altro che con l'anno solare cambiano gli oroscopi (sia quello zodiacale che quello cinese) e che oltrepassare l'ideale asticella temporale giova alla nostra psiche, come cambiarsi d'abito o farsi uno shampoo per rimettersi/sentirsi in ordine.

I bilanci si fanno per capire cosa eventualmente cambiare. O, quanto meno, capire la differenza tra l'anno passato e quello che ci racconteranno gli astrologi.

Se non vogliamo adoperarci, ascoltiamo i veggenti. Qualora intendessimo avere parte attiva nel cambiamento, scriviamo una lista.

Sono famose le liste di propositi per il nuovo anno. A cominciare dal proposito di Tommasino Cupiello, il quale nella lettera aveva deciso di cambiare e chiedeva alla madre 'uno bello zuppone 'e latte' per sancire la promessa.

Sicuramente è un piacere ascoltare i bambini promettere -- solo fino alla Befana, ma ne riparleremo la settimana prossima -- di diventare più buoni, nonché più bravi a scuola. Ovvio che tutti i genitori e i nonni -- ma anche gli zii single -- sanno che è dichiarazione effimera e funzionale ad altri scopi più estemporanei.

Più consapevoli -- anche se non effettivamente realizzabili o realizzati -- sono i propositi che ciascuno di noi si ripromette. È una sorta di rito aruspical-scaramantico, della serie 'se-salto-una mattonella-ogni-due-mentre-cammino-mi succederà-una-bella-cosa'.

Se-anche-solo-prometto-di-migliorare-almeno-Qualcuno-presterà-attenzione-alla-mia-buona-volontà. Questo Qualcuno può essere Chiunque: un dio, uno zodiaco, un animale cinese, uno spirito del vento, manitù, il proprio coniuge/partner.

Questa è la genesi delle liste. Una lista per essere tale deve essere un patto e i patti (oltre ad essere rispettati, ma questo è un optional), vanno scritti, o quanto meno enunciati.

Quello che si scrive in una lista può essere immaginifico come un unicorno, tipo trovare un lavoro, o -- addirittura -- cambiarlo per uno migliore. Oppure, può essere molto minimal, in modo da poter vincere la sfida, tipo comprarsi un nuovo abito.

Nelle liste si è molto indulgenti e premianti con se stessi, anche se spesso nelle liste ci mettiamo solo i nostri desideri (pur sapendoli irrealizzabili) più che i nostri propositi di cambiamento, giusto per avere un posto ed un momento per avere l'autorizzazione sociale a sognare.

Una lista vera di propositi decenti dovrebbe considerare l'alimentazione per esempio: più regolare, più corretta, più salubre; considerare l'attività fisica: basta una passeggiata di mezz'ora al giorno, tutti i giorni, anche con le temperature rigide; considerare il benessere cognitivo: leggere, leggere, leggere; contemplare atti di educazione, rispetto e convivenza: basterebbe seguire i precetti del Codice della Strada; annoverare il benessere sociale: meno slanci di egoismo e di narcisismo; riflettere sull'abuso dei social: usarli meglio e con meno frequenza, perché più si sta su fèisbuk più è facile fare/scrivere cazzate.

Ma il Proposito Aureo è uno e uno solo: non prendersi sul serio. (Aggiungerei di non prendere sul serio neanche il premier, ma di questo ne racconto in Home.)

Il secondo principio, detto d’argento, è quello di sbarazzarci delle cose (nel senso di oggetti) che non ci emozionano, compresi i regali che non ci piacciono. Le cose conservate non fanno ricordo, né nostalgia, riempiono solo spazio e prendono polvere. Via, via, dunque! In tempi di grossissima crisi, meglio vivere dell’essenziale e poi ‘less is more’ è tanto chic…

Buon Anno, quindi, Lettori di Orticalab!

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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