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Di tristezza, bugie e regali

Ho notato una cosa bizzarra. Tra gennaio e febbraio su alcuni media (anche internazionali) si ripetono alcuni argomenti: la tristezza, le bugie e l’appropriatezza dei regali ricevuti/fatti.

La seconda settimana di gennaio è definita come il periodo più triste dell’anno. Gli psicologi hanno studiato che le depressioni si fanno più mordenti proprio in questo periodo. Sarà perché sono finite la festività natalizie e nel riporre le luci, le palline dell’albero, le statuine del presepio, si ripone anche un po’ di felicità, magari forzata, magari un po’ troppo indotta, tuttavia un sorriso in più non ci ha fatto male. Probabilmente, il motivo della tristezza si ritrova anche nella carenza di dolciumi, o nell’idea di doversi mettere a dieta, o perché i nostri cari vanno via, o siamo noi che andiamo via. Oppure anche perché gennaio è il periodo solitamente più freddo dell’anno.

Qui in città l’anno è iniziato sotto la neve che non ha arrecato pace e gioia, bensì incazzature e difficoltà. D’altronde, non siamo in Germania: lì appena scendono due fiocchi i servizi si attivano e manco ti sembra che nevichi. Sarà che da noi non nevica così spesso e che basta solo emanare ordinanze per l’obbligo di catene o pneumatici termici e il problema passa di mano.

Tristezza è anche perché l’estate è ancora lungi dal ritornare, considerato pure che lo scorso giugno pioveva mentre a fine ottobre si potevano ancora fare i bagni in mare.

Anyway.

La seconda ricorrenza è il ritorno dell’argomento ’bugie&menzogne’.

Infatti, l’anno scorso proprio in questa rubrica scrivevo di uno studio internazionale che correlava l’intelligenza alla capacità di mentire. Anche quest’anno è venuta fuori una ricerca simile, pubblicata dal «Journal of Experimental Child Psychology» in cui s’invitavano i genitori a non punire le bugie dei figli, in quanto sintomi di crescita cognitiva. Imparare a mentire — afferma una psicologa inglese, Lara Warmelink — fa parte della normale e corretta crescita cognitiva.

Bah. Sarà pure. Ma intanto, la Befana porta il carbone a quelli che non si sono comportati bene, bugie comprese. (In quanto a bugie, infine, il nostro attuale premier ne è campione. Lui sarà di certo più intelligente di noi tutti, che ce le stiamo bevendo.) Ancora anyway.

Parliamo di regali, anche perché (al di fuori del nostro compleanno) è appena passato il periodo più appropriato per averne e farne. Quest’anno davvero pochini. Io ho ricevuto un libro, un raffinato romanzo (l’autrice è Donna Tartt) di più di settecento pagine, e una t-shirt speciale, da mio figlio, che raffigura un idolo della mia prima adolescenza (tutto in gallery). Per non fare la figura della sfigata, tuttavia, mi ero regalata già qualcosina prima (sempre in gallery). D’altronde, se i regali uno se li compra da sé non sbaglia.

Infatti, sempre gli psicologi (che spesso non hanno un ciufolo più importante cui pensare) hanno fatto ricerche pure in tal senso ed hanno stabilito che per non sbagliare regali — e in tempi di crisi è doloroso sbagliare regali! — si deve chiedere al destinatario cosa vuole ricevere. L’alternativa è regalare una gift card. Apperò, che acume, ’sti studiosi.

Ci sto pure a chiedere cosa regalare e a farmi chiedere cosa amerei ricevere. Il problema è che nessuno mi chiede e — sempre per via della crisi — manco mi azzardo io a domandare.

Si dice che basti il pensiero. In effetti, avrei pensato di fare e ricevere molti regali. Ma l’avrei solo pensato.

Cià.

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Di tristezza, bugie e regali
Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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