"Un sacco di gente non sapeva di desiderare sandwich al gelato di foie gras fintantoché questo non è diventato illegale in California."
Questo è l’incipit di un particolare editoriale del «NYT» di martedì (ieri), in cui si è discettato in lungo e in largo di quanto il proibire una cosa non faccia altro che farla desiderare ancor di più.
Figuriamoci poi se questo oggetto del desiderio è il cibo, la prima delle tre cose più piacevoli al mondo (in classifica sta prima di fèisbuk e del sesso). Tutti lo sanno che il proibizionismo (di ogni cosa) in genere produce l’effetto contrario, aumentando il desiderio/la richiesta e la ricerca dell’oggetto/bene/cibo vietato.
Lo sfidare i divieti è insito nell’umanità. Sono molti gli esempi: la storia della mela nel giardino dell’Eden, del fuoco di Prometeo, del noli respicere di Orfeo, della moglie di Lot ...
Hai voglia di quanti divieti ci siamo fatti beffa noialtri qui sulla Terra, nonostante le feroci punizioni conseguenti! Solo in Italia il farsi beffa di divieti e proibizioni non porta conseguenze atroci. Ad un incallito evasore, per esempio, è stato possibile diventare Presidente del Consiglio.
Il divertente è della storia raccontata dal «NYT» è che ’sto foie gras era stato bandito in California per via di pratiche di allevamento (fatto comunque altrove) non tanto ortodosse, secondo i canoni della iper-progressista California. La liberalizzazione dell’importazione è avvenuta per mano di un giudice che ha decretato la sperequazione tra l’allevamento in batteria di ogni altra polleria e lo strafogamento delle anatre, anche perché pare che alle anatre non dispiaccia poi tanto essere ingozzate di grano cotto nel grasso.
Il foie gras — giusto per segnalare — è il fegato ingrassato delle oche o delle anatre, fatte strafogare di cibo. Insomma, uno dei simboli del lusso (costa un accidente) è semplicemente un fegato in steatosi.
L’allevamento forzato delle oche/anatre per produrre foie gras è vietato un po’ dappertutto nel mondo (anche in Italia), tranne che in Francia, Canada e Ungheria. In California era vietata anche l’importazione dell’alimento, che in Francia è IGP. In Italia il foie gras arriva, non essendo vietata l’importazione. Come potremmo vietarla mai? Dalla Francia importiamo pure l’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari!
Tuttavia, ora sulla costa statunitense del Pacifico si può tornare a godere del foie gras, anche se — strambi come sono gli americani — lo utilizzano nella maniere più incredibili, come nel gelato per imbottire sandwich. Mah.
A me piace il foie gras. L’ho veramente apprezzato per la prima volta in vita mia a Bruxelles, in un ristorante italianissimo (il proprietario è un irpino), dal nome francesissimo ("Au repos des chasseurs"). Una roba paradisiaca, anche perché il cuoco lo lavorava artigianalmente in paté e/o parfait. In quel ristorante — devo dirvi — ho registrato un bel po’ di ’prime volte’ gastronomiche: ho mangiato le rane, le escargot, le anguille al verde, i gamberetti grigi del mar del Nord...
(Perdonatemi la divagazione, ma questa rubrica non è molto seria e non segue nessun altro canone che le evocazioni e le associazioni di chi la scrive.)
Dicevamo delle proibizioni. Sul «NYT», inoltre, veniva anche sottolineato che la proibizione — oltre ad innalzare psicologicamente il desiderio o il bisogno della cosa proibita — ha anche un effetto ridondanza. Nel senso che una volta liberalizzata la fruizione, il bene lo si ritrova in ogni situazione, in ogni variante, in ogni guisa/foggia/declinazione. Questo effetto rebound inflaziona la ’mela proibita’ e dopo un po’ ci si annoia. Anche perché a differenza del pane (o dei pomodori, o del pesce azzurro, o dell’olio di oliva extravergine, etc etc), il foie gras è salutare alla colesterolemia quanto il burro.
Morale? Ora in California si stanno ingrassando gli importatori di foie gras. E sono anche molto felici che i loro affari vadano in steatosi.
Cià.
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