(Questa è una lettera che ho inviato il 5 gennaio al Direttore Bruno Manfellotto, per commentare un intervento di Stefano Mauri -- del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol GEMS -- in merito alla saggezza degli editori, perchè loro sanno scegliere i libri da pubblicare. Io non ero d'accordo e gliel'ho scritto. Attendo una risposta.)
Gentile Direttore,
(sono abbonata a L'Espresso da anni e io e Lei siamo anche 'amici' su fèisbuk) Le scrivo per commentare l'articolo di Stefano Mauri.
(Sì sì lo so che il numero della rivista cui mi riferisco è di due settimane fa, ma purtroppo, me lo hanno recapitato solo ieri e -- sempre purtroppo -- L'Espresso, diversamente da Time, non consente anche l'accesso digitale a chi ha sottoscritto un abbonamento cartaceo. Anyway.)
Tutto il rispetto per le considerazioni di Mauri, ma dal punto di vista di una giornalista-scrittrice (sarei io) che fa una fatica immane per trovare un editore, io dissento.
Lo so che gli Italiani scrivono troppo e leggono troppo poco, ma è pur vero che gli Editori (quelli grandi e che fanno promozione) pubblicano volentieri e subito solo argomenti forti (tipo l'eros femminile), emozionali o di firme notissime. Certo, ci sono anche buone cose, ma sono sempre poche rispetto a ciò che si produce, se gli autori fossero davvero letti tutti e con attenzione da chi nelle case editrici sceglie e seleziona.
La mia esperienza mi consente di affermare che hanno sicuro successo i libri che vengono fortemente pubblicizzati, anche se sono emerite ciofeche e di scarso o nullo valore culturale, stilistico etc etc. Le racconto la mia esperienza.
Ebbi la semi-fortuna di trovare subito un editore specializzato per il primo saggio ironico sui social network (è uscito a novembre 2011), ma con una tiratura bassissima, un prezzo spropositato e una promozione pari a zero. L'unica fortuna fu che l'Editore non mi chiese contributi economici per la stampa!
Il saggio (ancorché spiritoso ed attuale) è finito nel dimenticatoio e giace nei magazzini dei distributori zonali. Tutta la promozione fatta da me e dalla mia co-autrice è costata più dei quattro soldi di royalties (meno di mille euro a testa lordi) che non ci hanno ancora saldato.
L'accesso alla promozione sui canali giusti può essere fatta bene solo dagli editori, io e la mia amica da sole non siamo riuscite a proporre il libro all'attenzione delle redazioni di alcun giornale (tra cui il Suo) che conti, pur sprecando tempo e denaro per spedire copie-saggio dappertutto. Eppure non è assolutamente un libro malvagio, anzi è ancora attuale ed è pure divertente.
Alla luce della quasi disastrosa esperienza di cui sopra, per il secondo libro, ho tentato da sola la strada dell'e-book. Ho scritto un micro saggio sempre ironico e divertente sul mondo del giornalismo moderno: il passaggio cruento da cartaceo a digitale. Costa quanto due caffè al bar e la promozione è affidata a me. Anche questa volta non ha funzionato. Il problema è sempre la promozione. Le autostrade per far conoscere i testi non sono accessibili dagli Autori. I social network non sono un buon veicolo di marketing, anche perché tutti i followers e/o i contatti FB non hanno una mentalità diversa dall'acquirente classico: si compra solo il libro del VIP, il romanzone struggente, il neo-erotico. Ovvero: "Non comprerò mai il libro di quella smorfiosa/saccente/superba". Oppure: "Non mi perdo niente se non lo leggo"; "Se è un'amica la copia potrebbe pure regalarmela." Etc etc
Ora, ho terminato un manoscritto su di un altro argomento interessante: matrimoni&divorzi nel Terzo Millennio, considerato dal punto di vista socio-antropologico e di costume. L'ho proposto ad una quindicina di case editrici, solo medie case editrici, perché le grosse e più importanti sono letteralmente inaccessibili: te lo dicono già sul sito che non si accettano manoscritti, o che hanno manoscritti per i prossimi sei anni! Oppure -- ultima furbata: segnalateci autori e opere degne e noi li contatteremo. Non ci sono mai opere degne e le loro caselle di posta non vengono consequenzialmente intasate da file o manoscritti ponderosi e pesanti.
Eppure, per conoscenze e alcuni 'fuori onda', so che anche le grandi case editrici visionano manoscritti se presentati da amici, se si conosce il direttore commerciale/editoriale o qualche altro buon diavolo.
Io non ne conosco alcuno, per mia disgrazia. Ho pure provato a contattare diversi intermediari editoriali e società di editing. Quei due o tre che mi hanno risposto (a fronte di una decina contattati) hanno rifiutato di rappresentarmi. Chi cercava solo narrativa (preferibilmente romantica) e chi voleva propormi un esoso contratto per l'editing. Senza neanche aver letto il testo (anche perché non l'ho mandato)!
Non penso di scrivere ciofeche, anzi. Come mio solito ho messo impegno, passione, ricerca. Controllo le fonti, i dati e le statistiche. Ho uno stile accattivante, ma scrivo saggi, sono una donna, sono sconosciuta. E non ho bisogno di pagare per l'editing.
(So anche di tanti libri scritti direttamente dagli editor per i nomi VIP. Vende il nome, non il contenuto. [nota successiva])
Per un po' di tempo ho fatto la lettrice in lingua inglese per una grandissimo gruppo editoriale italiano. Di tutti i libri esteri che ho letto, commentato e analizzato non ne è stato pubblicato nessuno. Neppure l'unico che valeva la pena di pubblicare, un giallo, da cui è stato tratto un film con la Rampling (film mai uscito in Italia). Il libro davvero valeva e all'Estero ha avuto successo (pubblicato anni fa in Inghilterra, ma proposto all'editore italiano solo due anni fa), eppure non è stato preso in considerazione (forse perché raccontava di una donna che ammazzava l'uomo che l'aveva costretta ad un atto sessuale contro la sua volontà. Sarò malpensante, ma forse ci ho azzeccato).
Capisco, signor Direttore, che le esigenze di guadagno sono fondamentali per le Case Editrici e che si pubblicano solo pochi libri, maledettamente propagandati (palesemente o nascostamente) e di sicura presa sulla massa. Ma gli editori hanno anche una funzione pedagogica e non posso credere nel candore di Mauri quando dichiara che il ruolo di chi sceglie i libri cresce: non vedo assolutamente questo miglioramento nell'editoria.
Capisco quindi perché nascono le storture dell'Editoria A Pagamento o il self-publishing, processi che non condanno a priori, solo che in Italia non siamo per nulla pronti ad un movimento di lettori ed editori indipendenti, che leggono e pubblicano anche autentiche perle, fuori dai grossi circuiti e dai grossissimi gruppi.
Chi compra un libro in Italia vuole essere sicuro che
a) sia un successo perché vende tanto;
b) che sia un capolavoro letterario perché critici e recensioni dicono così;
c) che passi per le televisioni e venga citato negli articoli (così per caso…)
Gentile Direttore, le piattaforme di e-publishing do-it-yourself stanno aumentando. Questo significa sicuramente che la vanità degli Autori (me compresa) è inarrestabile, ma anche che i grandi Editori italiani se la tirano parecchio.
Cordialmente.