Oggi, voglio fare anch’io la food-blogger per raccontarvi qualcosa sulle marmellate.
Il termine ‘marmellata’ viene dal latino, melimelum, ed ha a che fare con le mele e le cotogne. Infatti, la più antica marmellata è la cotognata.
La marmellata si può fare anche con gli ortaggi: in questo caso diventa condimento dei cibi. In latino, ‘condimento’, ma anche ‘conserva’ si traduce con ‘condītĭo’ e si legge *condizzio* (affricata sorda). La ‘condītĭo’ è qualcosa che si mangia; la ‘condīcĭo’ è qualcosa che si pone.
Per spiegarmi, meglio, la ‘condītĭo’ è la ‘condīcĭo sine qua non’ io mi rifiuto di mangiare l’insalata. Questo è un tipico esempio di ‘parlare commestibile’.
Inoltre, ‘fare qualcuno a marmellata’ significa, ridurlo a pezzi, come la frutta ‘spistata’ per il composto/condimento, ovvero la composta/conserva.
Io farei a marmellata tutti coloro (specialmente quelli che parlano alle tivvù nazionali) che dicono “condizzio sine qua non”, invece di “condicio sine qua non”.
È pur vero che l’Accademia della Crusca ci scrive una conciliante lenzuolata in merito, tuttavia la tesi dei Cruscanti – avendo l’onestà di leggervela fino in fondo (qui: http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/condicio-conditio-sine-qua) -- verte sulla trasformazione fonetica e grafica del latino in epoca medioevale, non sul significato o lo scambio d’uso.
Con simpatia.
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