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Primarie? Preferisco di no.

(L'originale su luniversale.it, al link sotto.)

Non penso di essere politicamente disimpegnata. Anzi. Ho pure una tessera di partito (ma non vi dirò quale). Sono iscritta ad un’associazione antifascista e per anni ho rinnovato la mia iscrizione ad un sindacato.

Ho decine di congressi, direttivi, esecutivi, comitati, assemblee, convegni e manifestazioni al mio attivo. No, decisamente non sono un’italiana media, abbastanza disimpegnata sulle cose di politica, o di economia, o sociali.

Ma alle primarie non andrò a votare.

Per la verità, un paio di primarie me le son fatte, sennò che scrivevo nel curriculum. Una volta assunsi anche l’incarico di portavoce provinciale per uno dei candidati (ancora una volta non vi dirò quale).

Dopo tanti anni, vi confesso, ho conosciuto qualche mese fa pure i responsabili della campagna di comunicazione nazionale del candidato di cui ero portavoce, e che hanno organizzato la campagna di comunicazione per uno dei canditati delle primarie del 25 novembre. Da questa ultima scoperta, ho dedotto che i candidati vanno e vengono, le agenzie di comunicazione no.

(Sono simpatici quelli dell’agenzia di comunicazione, però.)

No, non andrò a votare alle primarie. Non m’interessano. Tanto, secondo me vince Bersani. Gli altri si peseranno. Nel senso che dalle percentuali che raggiungeranno, si stabiliranno i nuovi pesi politici di nuove correnti. Giusto per aumentare l’entropia.

Mia madre, invece no. Lei non ha saltato neanche una delle primarie del centro sinistra. Lei andrà a votare. Con mia sorella. Si è preoccupata di come potrà votare l’altra mia sorella che lavora a Roma, ma ha la residenza qui da noi. Mia madre ancora crede nell’impegno civile. Alla sua età ancora parla di proteste ecologiste e ci fa la predica sui guasti dell’ultimo ventennio.

Ci prova, la mamma, a lanciarla lì la frase: “I giovani di oggi non conoscono l’impegno!”.

Sa che può ferirmi, perché – come ho scritto in premessa – io, la mia quota d’impegno l’ho già versata a questa società e non mi va di passare per qualunquista. O peggio, disfattista.

Ma alle primarie non andrò a votare. Anche per via che non è soddisfatto il principio di comodità. Qui da noi, in questa provincia che tra poco sparirà per la spendinriviù, i maggiorenti delle coalizioni che ‘offrono’ il loro leader hanno già ampiamente litigato sul numero dei seggi e la loro ubicazione. Hanno le loro microscopiche ed inutili strategie. E, come ha scritto una testata locale, si son fatti l’idea degli elettori come truppe cammellate della Deutsches AfricaKorps. Solo che qui, non c’è nessun Rommel. Solo le pulci delle volpi.

Le primarie stanno alla democrazia come gli effetti di fumo sul palco di un concerto. Creano scena.

Vi ricordate lo scandalo dei voti alle primarie del Rione Monteruscello di Napoli? Fu per questo che venne commissariata la segreteria provinciale partenopea. In questo caso, neanche la parvenza di democrazia. Fu puro doping. Con squalifica.

Niente primarie per me. Ho anche imparato che la gente riesce ad accettare la fila ai gazebo e pure pagare per votare alle primarie, mentre poi i tassi di astensionismo elettorale alle tornate ufficiali salgono sempre più. Siamo un popolo strano: amiamo giocare a fare finta di. A fare finta di essere un popolo civile. A fare finta di essere come gli americani, che hanno i caucus ed i confronti televisivi. (Loro li fanno in due, noi in cinque. E li piazziamo nello studio di X-Factor, per confondere le idee ai ragazzi. Magari vanno a votare. Non si sa mai.)

Nel caso delle primarie, a fare finta di votare. Tanto, vince Bersani.

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Primarie? Preferisco di no.Primarie? Preferisco di no.
Tag(s) : #primarie centro-sinistra, #matteo renzi, #Pierluigi bersani, #Nichi Vendola, #X-Factor, #Partito Democratico
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