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Quando vidi per la prima volta un Apple

Questa foto é uno screenshot dall'iPad su cui ho scritto questo post.

Un anno fa moriva Steve Jobs. Co-fondatore della Apple assieme ad un altro figlio dell'America multi-etnica (il padre biologico di Jobs era un siriano), Steve Wozniack.

Jobs, antipaticuccio anziché no, ha avuto l'intuito, la fortuna, la bravura (ovvero tutte queste cose assieme) di creare prodotti amati e desiderati dalla gente. Ad un anno dalla sua morte, la Apple é la societá piú quotata e rappresenta da sola l'un per cento del PIL degli USA. La Apple, quella Compagnia della Frutta di cui Forrest Gump deteneva le quote e che fecero la sua fortuna, vi ricordate?

Un tale successo reca con sè anche molte antipatie e qualche amaro risvolto. Pure a me, Applemaniaca della primissima ora, non sfuggono i gravi problemi della Foxxcon. Ma non è la Apple che ha rovinato o peggiorato le condizioni di lavoro in Cina. Diciamo pure che é più facile, nonché comodo, puntare il dito solo contro la Apple, nel massacrare gli operai cinesi con il superlavoro.

Ho visto il primo Apple computer nel 1982. Giá da giovanissima, lavoravo in una concessionaria IBM e i computer della concorrenza si dovevano conoscere. Fu cosí che mi persi inesorabilmente, irrimediabilemente e permanentemente appresso al bianco-stile Apple. Non c'era proprio nulla che la magia di un Apple non riuscisse a fare. Infatti, mi svenai abbastanza, qualche anno dopo, per comprare il mitico MacIntosh Classic II: nessun altro computer riusciva a scrivere e stampare i caratteri del greco antico e quelli dell'alfabeto fonetico internazionale per la mia tesi in Glottologia. Quel MacIntosh è ancora vivo ed é rimasto in famiglia, assieme alla stampante ad aghi piú completa ed affidabile che abbia mai avuto.

Jobs mi ha sempre affascinato come personaggio. Il suo enorme successo come veggente tecnologico non mi fa dimenticare che come boss-of-the-office non era un angioletto e che le sue sfuriate non avevano nulla di nobile. Eppure, le sue 'creature' hanno un che di magico, angelico, trascendente. Parlavo in Italia di prodotti Apple quando ancora non si vedeva neanche un VIC 20 all'orizzonte. Il mito californiano passava per una mela arcobaleno stilizzata, simbolo di una gioventú follemente creativa (ricordate lo 'stay foolish'?). Jobs ha rappresentato all'acme (come si dice anche in America) il pionerismo delle idee in una terra come quella californiana che ti spingeva a sognare: era l'arrivo dell'ovest, il punto piú in lá prima dell'Oceano dove arrivare, anche con il pensiero. Chi vive in quell'ovest si spinge sempre oltre. Jobs l'ha fatto.

A volte sento una struggente nostalgia -- davvero inspiegabile, non essendoci mai stata, ancora -- per quei luoghi. Giustifico irrazionalmente con la possibilitá di aver vissuto un'altra vita precedente a questa (o forse futura, chi puó dirlo. Il tempo é una convenzione ed i mondi possono essere paralleli) sulle coste della California. Avrei voluto fare skateboard sui vialetti assolati tra la case basse con garage, come il garage in cui venne inventato il primo Apple. Mentre finisco di scrivere questo post (con un iPad. Macchinoso ma ci si riesce), nella mitica Cupertino sono le 12 e 50 e si preparano per il pranzo.

È un effetto concettuale: lí devono sempre ancora vivere quello che noi abbiamo giá vissuto, solo che a volte lo vivono meglio di noi, il futuro delle idee. É solo successo che Steve Jobs l'avesse capito.

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Quando vidi per la prima volta un Apple
Tag(s) : #Steve Jobs, #Apple, #VIC 20
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