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Un blog è un blog è un blog. Quaevis numis, che putiferio si è scatenato in rete! Un paio di post a nostra firma sul blog dei blog (un meta-blog?) de Il Fatto Quotidiano e gli Italiani hanno rinvigorito il gusto della ferocia azzannatrice gratuita. Oddio, leggendo (ogni tanto) i commenti ad altri post su Il Fatto, possiamo dire che siamo in ottima compagnia: orde di anonimi con strani nicknames fanno a pezzi anche la 'mitica' Ravera; si permettono di insultare una brava Caterina Soffici; hanno massacrato Massimo Fini (che ha idee opposte alle mie in quanto a questioni di genere) ma in politica (interna ed estera) tanto di cappello; si sono fiondati contro un giovane giornalista che aveva scritto una cosa su Vasco Rossi; e così via. Leggendo i nomi di questi commentatori, si scopre che sono per lo più sempre gli stessi, i quali trasmigrano da un post all'altro, con il gusto dell'insulto per l'insulto. Il fenomeno dei troll in rete è diffuso dovunque ci sia un accesso ad internet, ma in Italia (e l'ho già scritto da qualche altra parte) raggiunge parossismi. E meno male che la solerte Redazione ad hoc de Il Fatto attiva una moderazione! Per la verità ci aveva pure avvertito del fenomeno così vistoso del trollaggio, chiedendoci pazienza e sopportazione. Mi ricordo cosa succedeva qualche tempo fa, quando non c'era un controllo: per il gusto di insultare, dopo un po' i commentatori finivano con lo sbranarsi tra di loro! Inutile sperare in un comportamento un po' più british dei lettori italiani on line. Poi, vale sempre quella fantastica massima dell'Antica Grecia (scusate la traslitterazione, ma i caratteri giusti non ci sono sulla tastiera) che recita: Momèsetaì tis màllov è mimèsetai, criticare è più facile che imitare. O far di meglio, aggiungo io. A Roma si direbbe -- molto più spicciamente -- "Viecce te!" Il fenomeno del 'trollaggio' -- suonerà strano -- fu descritto per primo da Platone, quando disse che ogni uomo, se reso magicamente invisibile, sarebbe diventato un ladro, vista l'impossibilità di farsi scoprire. Con i troll è lo stesso. Anche se si forniscono credenziali (un'email, un cognome) queste possono tranquillamente essere false (ne ho parlato con un tecnico), quindi addio ... ehm ... tracciabilità degli ingiurianti! Ma, ovviamente, non è la perseguibilità che ci interessa. Nè rispondere all'offesa con altra offesa. Nessuno si permette di commentare la prosa abbastanza caprioleggiante di Denise Pardo su L'Espresso. Non certo perchè mancherebbero troll, bensì solo perchè non c'è possibilità di commentare. Punto. Da un punto di vista sociologico, l'estensione della popolazione di troll (folletti cattivi della tradizione nord europea), oltre che dall'anonimato, è favorita anche da particolari condizioni socio-culturali: in un Paese sbandatello come il nostro, aumenta la rabbia collettiva e commentare un blog diventa una valvola di sfogo. Inoltre, cosa f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e, un post in un blog NON è un pezzo giornalistico, bensì è un'opinione (diversa, divertente, intrigante, emotiva, immediata, spontanea, veloce, o perplessa...), la quale puà essere condivisa o meno, ma ha libera cittadinanza, anche perchè non offende nessuno. Invece, i commenti (per quanto forme di opinioni immediate ed emotive) per lo più offendono. Quindi, siamo su due livelli differenti. Molte testate giornalistiche ospitano blog di esterni. L'HuffingtonPost ne conta circa 9000, tutti volontari, tutti senza compenso. Come a Il Fatto Quotidiano, che, modernamente, si è adoperato on line per fornire pluralità di voci e di opinioni (ma non d'insulti) oltre ai pezzi dei suoi giornalisti di razza. Io e Januaria (che è la persona più allegra e generosa che io abbia mai conosciuto) amiamo questo lavoro di scrittura e -- come ha già detto lei stessa nel post precedente -- ci sono molte attestazioni di gradimento, se non di bravura. Che i refusi scappino, embe'? Mica stiamo scrivendo un pezzo per The Times? A tal proposito, consiglio una divertente lettura: Val più la pratica, di Andrea de Benedetti (Docente di Linguistica Italiana all'Università di Granada) e segnatamente alle pagg. ix, x, xi e 151. Ma alla fine, non prendiamoci così sul serio, neo-cruscanti e veteropuristi: un blog è un blog è un blog.  Con allegria. Marika P.S.: Ma se ci fossimo trovati nella stessa situazione di C. (la ormai famosa commessa di Zara) cosa avremmo fatto tutti noi, blogger e troll? Diceva Dante: ... intender non la può chi non la prova...
 
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Tag(s) : #Articoli di Marika, #blog, #Il FattoQuotidiano, #troll
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