Ho avuto (e per fortuna ho ancora molti sogni). Tra questi, insegnare in un Ateneo. Non chiedetemi perché non ci sia riuscita: non lo so neanche io. Nel frattempo, ogni tanto, mi capita di tenere alcune lezioni. Io li chiamerei incontri con gli studenti, anche perché – provenendo dalla formazione degli adulti – non sono abituata alle cosiddette lezioni asimmetriche. Mi diverto davvero tanto a stare in un’aula. Mi piace cercare di interessare i ragazzi. Per tre anni ho insegnato Teorie della Comunicazione in un istituto professionale di elettronica, ad esempio. Ricordo che un giorno arrivai a parlare di Dante in una classe che normalmente considerava l’ora di Italiano una vera disgrazia. Entrò all’improvviso la Preside e rimase allibita. Mi chiese: “Come fa a tenerli in silenzio? Con Dante, per giunta?” Io mischiavo Dante a Marilyn Manson, Ligabue e i Litfiba. Il trucco era comparare i testi delle canzoni che i ragazzi amavano ai testi delle ‘canzoni’ che si amavano all’epoca di Dante, o di Petrarca. Tutto qui.
Ieri, sono tornata all’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Prima di entrare in aula, sono passata per gli studi della web radio universitaria (RunRadio SOB più profilo e pagina su Facebook), ospite dell’approfondimento delle 10. C’ero già stata con Januaria a fine novembre scorso e ci sono tornata con molto piacere. Abbiamo chiacchierato per un poco di nuovi media e nuove forme di giornalismo e di come sia diversa la formazione per ragazzi da quella per gli adulti. Ringrazio Antonio Amore (direttore), Mimmo Ernano (il mio riferimento) e le ragazze che conducevano la trasmissione, Marina e Ludovica. Mi sono già prenotata per il mese prossimo quando ritornerò in aula. (L'intervista è qui.)marika borrelli 2 aprile 2012
La SOB (in amicizia) è collocata in un punto collinare intermedio di Napoli. Ieri c’era un bel sole e dalle balconate dei “Vincenziani” (complesso monacale che ospita parte dell’Ateneo) si godeva un panorama che solo Napoli può offrire sul Golfo. Un po’ di foschia nascondeva le isole, ma il mare era una tavola. La città sta vivendo un po’ di caos (come ha scritto Jan nel suo ultimo post su Il Fatto Quotidiano) e arrivare fino all’Università non è stato affatto agevole: l'autobus era strapieno ed a percorso modificato e la funicolare (la famosa funicolare che in pochissimi minuti ci porta alla Napoli di sopra) ha saltato due fermate intermedie: ho dovuto arrivare al capolinea per riprenderla in senso contrario! (Se avete avuto modo di vedere Napoli decollando da Capodichino, capirete che è fatta a terrazzamenti che dall’alto paiono isoipse di una carta geografica.) Ma io porto pazienza.
Una volta in aula (come al solito mi perdo nel labirinto del SOB), ho raccontato ai ragazzi (circa una trentina) com’è fatto un giornale on line, illustrando numerosi esempi di testate per lo più internazionali, grazie alla docilità di una ‘marmetta’ -- ovverosia un tablet -- collegata al proiettore e connessa in rete. Ho parlato degli aggregatori ed anche di Dagospia, che a me piace molto (checché ne dicano i malpensanti sulla ‘cortesia’ di D’Agostino che ci linka sul suo blogroll!) ed anche del modello integrato di Marcia Bates sul reperimento e la ricerca di informazioni. Le due ore (con pausa caffè) sono volate. Ringrazio la Prof. Agata per avermi così gentilmente invitato per questa bella esperienza. (Preciso che l'ho fatto gratuitamente, così eliminiamo ogni possibile maligno retropensiero.)
Pizza doc (com’è consuetudine, anzi quasi piacevole obbligo) al Reggine’, dove mi sono ritrovata in una foto che l’affettuoso proprietario, Vincenzo, tiene sulla mensola accanto all’entrata, e pastiera ‘caramellata’ della casa, preparata dalla moglie di Vincenzo. Caramellata perché ha questo piacevolissimo retrogusto ed è anche leggermente più ambrata rispetto alle pastiere classiche. Per chi non è Campano, la pastiera (dolce di pastafrolla ripieno di ricotta e grano bollito assieme a mille odori di primavera) è “il” dolce di Pasqua per Napoli e dintorni, immortalato aere perennius (si fas est) da Luciano de Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. Niente contro le Colombe, le uova di cioccolato o gli Easter Bunnies, ma una pastiera (come quella di Reggine’) ti riconcilia con la vita. Parola di lupetto.
Marika
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