É un po' che ci rimurgino: vorrei scrivere sul libro sulle relazioni affettive. Ovvero, vorrei raccontare come sono cambiate e perchè. Magari, forse riuscirò solo a descrivere come e quanto sono cambiate. Il 'perchè' è più complesso da spiegare. Secondo me, ci azzeccano molto le tecnologie. Anzi, indubitabilmente ci azzecca la tecnologia. O meglio, la velocità.
Ovvio che la tecnologia e la velocità non sono un male in assoluto, ma qualcosa si è persa per sempre, tipo la lentezza di capire com'è fatto il partner e magari in questo studio metterci lo spazio di una vita, senza aver tempo e modo di lasciarsi. Adesso, posso scoprire tutto con un click (anche via fèisbuk, ovviamente) e capire quasi all'istante se ci uscirò e quante volte.
Ah, qui begli amori alla Nazim Hikmet -- poeta dell'Anatolia esule in Russia -- lontano dalla sua donna per decenni, ma sempre follemente innamorato. Chissà che poesie avrebbe scritto Hikmet se avesse avuto Skype. Anyway.
Dell'argomento sto chiacchierando a lungo con Lino Apone, amico 'informato dei fatti ' in merito a libri, argomenti e tendenze. Lui sostiene, con l'amabilità che lo contraddistingue, che più dell'amore (o ammore, inteso come passione totalizzante) oggigiorno diventa fondamentale l'amicizia. Una cara, dolce, affidabile amicizia. Magari silenziosa, magari minimalista, ma presente, costante, continua, fatta di passeggiate e chiacchierate calme e rasserenanti.
Io sono abbastanza d'accordo con Lino. Ma vorrei operare una sintesi: e se l'amore ideale fosse innanzitutto una profonda amicizia? Ovvero, se l'innamoramento (come ce lo descrisse Alberoni) non si trasformasse in affetto, bensì in amicizia&complicità?
Su queste (ma anche molte altre) domande sto costruendo l'impianto delle prossima impresa editoriale. Niente di serio, ovviamente. Come al solito, tanta tanta sana e salutare ironia perchè l'importante è non prendersi mai sul serio. Non serve.
Marika
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