Prima di questo post in questo blog, mi sono azzardata a scriverne uno (stesso argomento) per il Fatto Quotidiano (versione on line). Dico 'azzardata' perchè, visto il tono dei commenti raccolti, sarebbe stato meglio non farlo. Pare che: a) io non abbia mai visto altre Settimane del design; b) io abbia scritto banalità; c) io abbia scritto futilità; d) la creatività è un'altra cosa; e) la creatività quest'anno a Milano non si è proprio affacciata; f) scrivo di marketting (mio neologismo); g) altre amenità varie&eventuali dello stesso tenore.
Sarà pur vero che non ho molte occasioni di essere a Milano per le settimane del design. Infatti, a volte mi capita Orticola, altre volte un'elezione amministrativa, oppure Sant'Ambrogio. Ma tant'è. Non c'è bisogno che lo scriva io che la Settimana del Design di Milano è la più attesa e famosa nel mondo. Se poi quest'anno la creatività in mostra non è sembrata così 'creativa' agli occhi di qualcuno è -- secondo me -- perchè le parole d'ordine erano 'ri-ciclo', 'ri-uso', 'materiali poveri', 'pezze', 'crochet&tricot'. Tutto all'insegna del downsizing (ma pure questo concetto mi hanno strapazzato).
[Quant'è difficile la vita di un blogger. Eppure, un blog è un diario e ci metto quello che voglio, purchè non offenda nessuno. Anche se il blog in questione fa parte di una testata giornalistica nazionale, sempre blog è. E i lettori spesso non fanno la differenza tra un op-ed di un blog ed un articolo. Sarà perchè in Italia, ormai, molti articoli sono solo d'opinione e ciò crea confusioni. Il giornalismo italiano è ormai tripartito: un po' di cronaca (politica, finanziaria, costume, società...), un po' di opinione e un po' di roba che si pesca direttamente dalla stampa internazionale: spesso i lettori non colgono le differenze. Un post di un blog (privato o integrato ad una testata) non è un articolo di giornale e ciò consente alcune libertà (tranne che di offendere, ovviamente) che possono riguardare l'argomento, la forma, l'eloquio, l'emotività espressa.]
Torniamo alla Settimana del Design. Io, Jan e Andrea (una simpaticissima canadese ospite di Jan) con la metro siamo arrivate a Rho. È tanto grande e sparsa la Fiera che occorre la navetta interna per spostarsi da una parte all'altra. Ci siamo dirette subito al Salone Satellite, scarpinando assai assai. Anche perchè -- mio pensiero personale, confermato successivamente -- tutte le cose esposte nel Salone del Mobile e dell'Arredo le abbiamo o le avremmo viste sui giornali, mentre le installazioni del Salone Satellite, quello dedicato ai giovani creativi (quello messo in fondo a tutto), difficilmente avrebbero avuto lo stesso riguardo.
Infatti, seppur incasellati in stand uguali, i ragazzi provenienti da tutto il mondo (ma nessuno dal Canada, per il disappunto di Andrea) hanno reso, con le loro idee e la loro creatività, il padiglione molto interessante: tutto un 'oh' e 'ah' di meraviglia e simpatia.
Timidi, stanchi, entusiasti, intimoriti, orgogliosi, ansiosi. Tipi in gita, tipi disincantati, tipi impegnati. Questi ragazzi hanno lavorato un anno intero per essere finalmente lì, a Milano, anzi a Rho. La domanda di partecipazione s'invia un anno prima e vengono accettati solo i progetti validi che siano stati anche effettivamente costruiti. Molti stand raccoglievano intere collezioni di scuole internazionali di design, come la Rhode Island (USA) e la Design Playground (europea). Precisiamo che queste scuole raccolgono soggetti di ogni nazionalità. Il catalogo completo lo trovate qui.
Gli Italiani ed i Giapponesi erano più numerosi rispetto ad altri. Tra gli Italiani, abbiamo 'adottato' Marita Francescon (nelle foto), architetto ischitana con cognome veneto (padre immigrato nell'isola per amore). Studi napoletani e specializzazione iberica. Oltre ai mobili Make up now! ha già un altro progetto, che però non ci ha voluto svelare. Le auguriamo buonissima fortuna.
Altrettanta fortuna voglio personalmente augurare ad una bella donna forte e tenace, Sandra Vezza (ospite con me e Jan di una puntata della trasmissione di Roberto Alessi su Studio1, guest star Bob Krieger!), la quale con suo figlio ha rilevato una gloriosa Azienda di design, la Gufram. Sandra era al salone con le riedizioni dei pezzi più famosi: la Bocca, il Cactus e tanti coloratissimi altri.
La Fiera chiudeva alle 18 e 30. Da noi al sud chiuderebbero più tardi. Per tanti motivi (tutti opportuni, va da sè) che non sto qui a spiegarvi, sennò il post diventa un libro.
Ecco perchè, del Fuorisalone, di Via Tortona e di ciò che abbiamo visto la mattina successiva vi parlerò nella prossima puntata.
Marika
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