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A proposito di marchio territoriale

(L'articolo originale venne pubblicato su Ottopagine nel 2009.)

A me Bagnoli Irpino ha fatto sempre tanta simpatia e questo l’ho già pure scritto su queste pagine qualche mese fa. Mi piace che sia il più turistico tra i Comuni irpini, nonostante le difficoltà. Senza troppi giri di avvicinamento, la vocazione turistica è tutta lì, c’è solo da rimboccarsi le maniche e seguire il territorio. L’elenco degli ingredienti è noto: montagna, neve, sci, accoglienza alberghiera, ristorazione, prodotti tipicissimi e, soprattutto, accessibilità viaria. C’è anche una serie di resistenze al decollo di questa vocazione, però.

Facciamo un esempio, parliamo un pò del Trentino-Alto Adige, in particolare del Sud Tirolo. Sì, è vero che le circostanze geopolitiche erano e sono tutt’ora diversissime ed è vero che l’intera Regione non solo è autonoma, ma anche le due Provincie (Trento e Bolzano) lo sono, indipendentemente dalla Regione (che praticamente non esiste). Si è alla presenza di un autonomismo che oserei definire “spintissimo”, sostenuto sin dal dopoguerra da ingenti riparti nazionali e dagli introiti tributari locali che rimangono nella loro totalità entro i confini provinciali.

A parte la composizione demografica, il territorio altoatesino è un pullulare di strutture di accoglienza, che esista la possibilità di sciare o meno. Ogni maso ed ogni vecchio fienile sono stati trasformati. Quasi tutti i coltivatori (vino per il Sud Tirolo, mele per il Trentino) e gli allevatori se non si sono completamente riciclati in albergatori – con le loro Gasthäuser – hanno comunque diversificato le attività agricole includendo l’accoglienza turistica.

Conosco molto bene quelle zone. Abitanti ed amministratori hanno fatto della loro “semplicità” etnologica un marchio diffuso, riconoscibile ed intoccabile. Anzi, attualmente hanno addirittura esaltato le origini contadine e “bovare” degli albergatori locali, virando sempre più le loro offerte – alloggiative e gastronomiche – sull’essenzialità come stile identificativo della zona. Hanno fatto dello stile “arte povera” un modo e un design da declinare in ogni aspetto urbanistico, architettonico, turistico ed agroalimentare. E pensare che i bolzanini di città hanno sempre deriso gli improvvisati albergatori delle Valli d’Isarco e d’Adige per le loro origini “cafonesche”. Ma questi ultimi sono stati tenaci e testardi e hanno messo i gerani a rallegrare gli ex fienili lungo le vie per i monti.

Nonostante l’ampiezza numerica dell’offerta turistica alpina nel complesso, quelle zone non hanno mai conosciuto crisi o diminuzione nei flussi turistici, in estate come in inverno.

Bagnoli non è l’Alto Adige, non gode di flussi economici ininterrotti ed ingenti. Non si trova nell’arco alpino. È semplicemente un Comune meridionale disteso su di un territorio che - come le curve tridimensionali di una vecchia sigla di Quark - si alza e si abbassa tra i 600 ed i 1800 metri di altitudine. Bagnoli Irpino non è neanche in quella media gradazione turistica in cui si trovano i Comuni abruzzesi attorno al Gran Sasso: Rivisondoli, Villetta Barrea, Ovindoli, tanto per capirci.

Sul sito web ufficiale è spiritosamente gemellato con New York e Madrid perché sulla stessa latitudine. Ha boschi e mandrie, come l’Alto Adige. Ha le castagne ed il latte, come i sudtirolesi. Ha il tartufo, ma questo lo abbiamo solo noi, così nero e così buono!

Ha i monti per sciare e le strade a tornanti per arrivarvi.

Eppure, a me che frequento le nevi di Bagnoli da tanto, che conosco tutti i punti della seggiovia, che alla stufa del Rifugio Amatucci e dell’Intermedia ho asciugato paia e paia di guanti, Bagnoli (nell’Irpinia) turistica sembra che non decolli mai per bene.

È un mio punto di testardaggine quello di capire il perché di questo mai raggiunto sviluppo produttivo ed economico delle nostre zone. Io non ho una risposta, semmai ho delle sensazioni, degli esempi da portare e dei confronti da fare con altri territori ed altre comunità. Mi sono personalmente convinta, nel caso dell’Irpinia per esempio, che le aggravanti multifattoriali del mancato sviluppo sono numerose: politica parlata, partitismi esasperati, gelosie, campanilismi, miopie amministrative e gestionali più o meno avallate da leggi e regolamenti di corto respiro, mancanza di tradizione cooperativistica. A causa di quella risorsa psico-sociale tutta nostra che si chiama “arte di arrangiarsi” , ma che ha una definizione ben precisa: downsizing, ovverosia ridimensionamento delle aspettative rispetto al ridimensionamento delle risorse economiche trasferite, non ci rendiamo conto della necessità di ri-organizzare i nostri territori per aree co-funzionali, atte a sfruttare economie di scala gestionali ed amministrative, individuando aree-vaste omogenee e non artificiose per progettare le cose giuste come risposte che i territori chiedono. Mi chiedo sempre se sia un problema di carenza atavica di fondi o di tradizioni etnografiche, se come popolazione meridionale non abbiamo mai coltivato un’etica cooperativista o semplicemente più solidale. Nei miei incontri nei Comuni irpini – e non solo – trovo sempre persone che si lamentano per la mancanza di una buona amministrazione che faccia da innesco allo sviluppo. Io, per la verità, sono convinta che un tessuto sociale cooperativista e motivato sia la migliore base per una gestione ed un’amministrazione pro-attiva. Ritengo, alla fine di questo mio pensare per iscritto, che tutte le cittadinanze di tutti i nostri Comuni non siano ancora consapevoli dell’obbligo di solidarietà per poter vivere e crescere.

Solo così Bagnoli può essere una scommessa vincente.

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A proposito di marchio territoriale
Tag(s) : #Bagnoli Irpino, #marchio territoriale
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